BRA
CUNEO CRONACA - C’è un momento in cui la speranza smette di essere un’idea e diventa realtà. A Khallet Taha, nel sud della Cisgiordania, questo momento ha una data precisa: 13 aprile 2026. È il giorno in cui quaranta bambine e bambini hanno finalmente varcato la soglia della loro scuola.
Fino a ieri, per studiare percorrevano fino a cinque chilometri tra difficoltà, pericoli e paura. Oggi entrano in un luogo vicino, sicuro, pensato per loro. Un luogo dove imparare, giocare, crescere. Le radici del progetto La scuola nasce dal progetto “Juzoor – Un scuola per la libertà”, promosso dal VIS –Volontariato Internazionale per lo Sviluppo insieme a una rete di realtà italiane e palestinesi. “Juzoor”, in arabo, significa proprio radici: un nome che racconta l’idea di fondo, ossia costruire
basi e identità libere e solide per il futuro attraverso l’educazione. L’iniziativa prende forma grazie all’impegno di associazioni piemontesi, tra cui la la Rete Cuneese per la Palestina, la Scuola di Pace “Toni Lucci” di Bra, la Consulta Giovanile di Bra e col patrocinio del Comune di Bra, e il progressivo sostegno di tanti territori e comunità locali della provincia di Cuneo e di tutta Italia.
Una mobilitazione collettiva e la scuola è il risultato concreto di una straordinaria raccolta fondi: oltre 120.000 euro raccolti e più di 500 donatori, l’80% dei quali famiglie, studenti, piccoli gruppi. Una mobilitazione popolare che ha trasformato la solidarietà in azione. Un ponte tra Italia e Palestina fatto di fiducia, responsabilità e partecipazione. Il cantiere: costruire mentre tutto intorno si distrugge. I lavori sono iniziati il 26 novembre 2025 e hanno preso forma rapidamente, diventando un simbolo forte: costruire mentre intorno si distrugge.
La scuola oggi comprende: 4 aule scolastiche, 1 aula per l’infanzia, spazi per il personale, servizi igienici e un cortile interno. Un edificio semplice, ma essenziale. Un presidio educativo e umano in un contesto fragile. E oggi: i bambini vanno a scuola Oggi quelle aule si riempiono di voci, di quaderni, di sorrisi. Bambine e bambini seduti ai banchi, in fila nel cortile, insieme alle loro insegnanti. Scene semplici, quotidiane. Eppure, qui, straordinarie. Perché significano normalità, protezione, infanzia restituita.
L’inaugurazione non è un punto di arrivo, ma un inizio, un nuovo progetto in Palestina. “Juzoor - Scuole per la libertà”, supporto psicologico quotidiano, assistenza pediatrica e giochi ed una colazione quotidiana. Perché educare significa anche prendersi cura, accompagnare, proteggere. Il prossimo passo è già in cammino:
la scuola Aisha Khalil, nel distretto di Yatta (governatorato di Hebron), in Area C, vicino alle colline di Masafer Yatta.
Un altro luogo dove costruire radici. Un’altra possibilità di futuro. Una porta aperta In un tempo segnato dalla violenza, a Khallet Taha si è scelto di costruire. Oggi quella scelta ha quaranta volti. Quaranta storie. Quaranta bambini che entrano nella loro nuova scuola. Un luogo nato dalle donazioni, ma soprattutto dal cuore, dall’impegno e dalla presenza di tutte e tutti noi. È difficile trovare le parole per raccontare quello che si prova: emozione, gratitudine, responsabilità.
Questo non è solo un progetto, è un cammino condiviso che ci unisce e ci mette, insieme, al fianco del popolo palestinese.
Oggi non inauguriamo solo una scuola. Oggi apriamo uno spazio di speranza. E una porta che si apre, finalmente, non sulla paura, ma sulla possibilità.