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"La loro voce non è rumore, è futuro che bussa": il messaggio di #WEGIOVANI a Bra

BRA

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FIORELLA AVALLE NEMOLIS - Nell’ambito del Festival #WEGIOVANI, al cinema multisala Vittoria di via Cavour, a Bra, si è svolto l’incontro dedicato al tema “Educazione e accessibilità alla cultura”. Si tratta di un’esplorazione riguardo l’istruzione, fondata su empatia e pensiero critico, superando la semplice nozionistica. Democratizzare i saperi riduce i divari sociali, rendendo l’informazione un motore di cittadinanza attiva.

La titolare, Anna Vitton Corio, da anni apre le porte del cinema come una finestra che lascia entrare ciò che muove, ciò che cambia. Sul palco Christian Greco, direttore del Museo Egizio, la psicologa Silvia Spinelli, moderati da Giorgio Morando della consulta giovanile. Quindi, oggi pomeriggio rinuncio al sofà: vado al dibattito, so che ne vale la pena.

Gli anni passano, e noi ci ostiniamo a dire che i giovani sono fragili. La verità è che siamo noi a non reggere più il mondo paonazzo che abbiamo creato. Consegniamo loro mappe scadute, consigli ammuffiti. Li chiamiamo smarriti per non dire che siamo noi a non avere direzione. Non chiedono miracoli, chiedono adulti presenti, il resto è rumore.

Illuminante la testimonianza del professor Greco quando racconta del suo difficile e contrastato percorso professionale, quando gli vendevano la prudenza come saggezza. Il punto è che la prudenza ci tiene lontani dal vuoto, che è l'unico luogo dove succede qualcosa, dove si cambia, si rischia, si vive davvero.

Per esempio, parlando di prudenza: “Ma no, lascia perdere quell’indirizzo di studi. Ti appassiona, certo, però non ti darà lavoro”. Eppure Christian Greco non ha ascoltato quel coro di cautela. Ha seguito la sua ostinazione, che gli ha aperto porte che sembravano chiuse. Da adolescente, durante un viaggio in Egitto con i genitori, ha sentito nascere quella passione: diventare egittologo. Non l’ha tradita per qualcosa di più sicuro.

La psicologa Silvia Spinelli interviene affermando che, oltre alla salienza, dal punto di vista psicologico una delle nostre necessità è il senso di sicurezza. È una sensazione quasi prioritaria rispetto a tutto il resto: siamo tutti responsabili nell’esprimerci, nell’esternare le nostre idee, nel fare delle domande e, soprattutto, nel vivere in un ambiente dove ci sentiamo al sicuro, senza provare vergogna o quel senso di imbarazzo. È normale e accettabile esporsi.

Quindi noi adulti dovremmo chiederci se stiamo cercando un luogo sicuro dove un ragazzo possa dire ciò che ama, senza che nessuno gli spenga la voce. Perché nulla di ciò che nasce da un giovane è inutile: c’è sempre un seme che non si giudica, anzi, si custodisce.

Il dibattito esplora altri aspetti, ma ciò che mi resta è semplice: noi adulti dovremmo imparare a fare silenzio. I giovani chiedono solo un varco, un ascolto vero. La loro voce non è un rumore: è futuro che bussa. Apriamo.

Fiorella Avalle Nemolis

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