Ma chi è Marco Cavallo? La sua storia ha dell’incredibile e affonda le radici negli anni settanta del Novecento, quando il dottor Franco Basaglia divenne direttore dell’ospedale psichiatrico San Giovanni di Trieste. All’epoca, i manicomi erano né più né meno che luoghi di contenzione, isolamento e sofferenza, nei quali i pazienti venivano privati di ogni dignità e diritto. Nel comprensorio del manicomio c’era una scuderia con alcuni animali tra cui un vecchio cavallo da tiro, dal mantello grigio, che veniva utilizzato per trasportare la biancheria, i rifiuti e i materiali all’interno dell’ospedale. E quel cavallo era l’unico essere vivente non umano a girare per il manicomio. I pazienti lo amavano moltissimo: lo accarezzavano, gli parlavano e gli portavano di tanto in tanto dello zucchero da mangiare. Per ognuno di loro il cavallo rappresentava un legame con la vita e la libertà.
Nel 1973, nel Padiglione P dell’ospedale venne organizzato un laboratorio artistico guidato da Vittorio Basaglia (cugino del medico Franco) e dall’artista Giuliano Scabia. L’idea era creare un grande oggetto teatrale che potesse contenere i desideri, i sogni e le speranze di libertà dei pazienti. I ricoverati non ebbero dubbi: l’opera doveva essere un grande cavallo azzurro, monumentale, in onore del loro amico Marco Cavallo. L’azzurro acceso doveva rappresentare il colore del cielo, del mare di Trieste e dell’utopia. La pancia del cavallo venne lasciata cava e fu riempita di biglietti, poesie, disegni e testi scritti dai pazienti, che racchiudevano i loro desideri per il futuro una volta fuori dal manicomio. Il giorno dell’inaugurazione tutto era pronto per portare la scultura in processione per le vie di Trieste, ma ci si accorse tardi di un errore di calcolo: il cavallo era troppo grande e non passava sotto la porta del padiglione. Cosicché i pazienti, i medici e gli artisti decisero di sfondare l’architrave e il muro. Fu un gesto fortemente emblematico: per far uscire i sogni dei malati bisognava letteralmente distruggere le mura del manicomio. Una volta fuori, Marco Cavallo (alto più di quattro metri) guidò un corteo gioioso e rumoroso di oltre mille persone per il centro della città friulana.
Nel tempo la statua di Marco Cavallo ha continuato a viaggiare per l’Italia, arrivando – recentemente – a creare un legame con i CPR (Centri di Permanenza e il Rimpatrio) grazie a una iniziativa di denuncia sociale promossa dal Forum Nazionale Salute Mentale e da altre realtà del territorio. Grazie a esso, la statua ha compiuto nei mesi numerosi viaggi in molte parti del Paese di fronte alle strutture dei CPR, visti come gli eredi delle vecchie istituzioni totali, luoghi di detenzione amministrativa in cui le persone (in questo caso le persone migranti irregolari) vengono recluse anche per molto tempo senza aver commesso alcun reato se non per il loro status giuridico. La storia di Marco Cavallo è dunque continuata negli anni in difesa delle libertà di tutti gli individui, soprattutto di chi viene messo ai margini della società perché non conforme o ritenuto in qualche maniera ‘pericoloso’. Nel 1973 il cavallo azzurro servì a portare la voce dei ‘matti’ fuori dalle mura di San Giovanni; oggi, per rompere il muro di segretezza che circonda i CPR.
Il nuovo Patto europeo migrazione e asilo, entrato formalmente in vigore nel continente il 12 giugno scorso, incentiva la creazione di strutture di trattenimento temporaneo e accelera le procedure di espulsione. La presenza di Marco Cavallo davanti a queste vere e proprie ‘gabbie’ intende quindi contestare la traduzione pratica del nuovo Patto sui territori, ricordando che dietro la norma ci sono corpi, storie e una sofferenza psichica in alcuni casi devastante. Ma Marco Cavallo è anche portatore di una proposta ‘politica e poetica’, che usa l’arte basagliana per ricordare a tutte e tutti che la libertà di movimento e la dignità umana sono principi umani non negoziabili. E la presenza della statua per le vie di Cuneo venerdì 26 giugno avrà proprio il compito di chiudere con allegria e partecipazione una giornata che proprio sulle conseguenze umane del nuovo Patto tenterà di gettare luce e generare consapevolezza.
Per conoscere i dettagli di tutta la kermesse Con occhi diversi, visitare il sito www.saicuneo.it.




