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CUNEO CRONACA - In occasione della Giornata della memoria, celebrata il 27 gennaio di ogni anno, la classe 5^B AFM dell’ITC Bonelli ha partecipato a una conferenza organizzata dal Corriere della Sera intitolata “80 anni dalla scoperta di Auschwitz”, tenuta dallo storico Marcello Pezzetti, intervistato da Aldo Grasso.
Lo scopo del dibattito è stato quello di far conoscere in modo più approfondito una triste pagina di storia e sensibilizzare gli studenti sull’importanza della memoria e del ricordo, al fine di evitare che fatti tragici come il genocidio degli ebrei si ripetano.
Il professor Pezzetti ha spiegato che il 27 gennaio 1945, ai soldati dell’Armata Rossa, entrati nel complesso concentrazionario di Auschwitz, parve di venire catapultati in un altro mondo, in quanto si trovarono di fronte ad uomini così tanto denutriti, emaciati e scioccati che vennero fatte visite mediche per accertare che fossero ancora vivi.
A restare impresso nella mente dei soldati, tuttavia, non fu solamente l’aspetto fisico dei prigionieri, ma anche il danno emotivo e psicologico profondo provocato loro dai nazisti, tanto che non dimostravano nemmeno sollievo e gioia nello scoprire di essere tornati persone libere.
Dopo aver raccontato le atrocità dell’Olocausto e aver ribadito più volte l’importanza della memoria, che ora spetterà alle nuove generazioni, il professor Pezzetti ha dato voce ai ragazzi. Tra le numerose domande, molte delle quali inviate da remoto, ne sono state scelte anche due poste dai ragazzi del Bonelli, che hanno chiesto di approfondire il tema del male, chiedendo ai relatori se esso sia connaturato nell’uomo e se nel mondo contemporaneo siano ravvisabili segnali d’allarme di un ritorno di antisemitismo e razzismo.
Le risposte non sono state confortanti: l’esperto ha risposto che il male esiste eccome, sta all’uomo riconoscerlo e scegliere se dargli spazio o meno nella propria vita; in merito al secondo quesito, si è sottolineato come oggi i social media possano contribuire a diffondere odio e intolleranza nella società e, di conseguenza, come sia indispensabile che la nuova generazione faccia uso consapevole e critico degli strumenti digitali.
La conferenza si è conclusa ricordando che “la memoria è memoria di qualcosa che noi dobbiamo conservare, ma vi è il rischio di dimenticare”. In alcuni casi dimenticare è un bene, ma in questo caso significherebbe non avere gli strumenti per garantire un futuro in pace per tutti.