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Com'è naturale per Stefania essere mamma, giocatrice e allenatrice

BRA

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FIORELLA AVALLE NEMOLIS - Stefania Tosco con le figlie Alessia,11 anni, Martina,10 anni, entrano in casa. E' un afoso pomeriggio di agosto. Sono accaldate ma sorridenti. Una ventata di freschezza, di energia pura, che svela l'appartenenza a una dottrina sportiva: l'hockey.

Stefania è una mamma speciale: allenatrice insieme a Massimo Anania, delle squadre femminili di Hockey: under 12 della Scuola Inder Singh e della under 14 della H.F. Lorenzoni. In ambedue le squadre, giocano la figlia Alessia di 11 anni, e Martina 10.

“Con grande soddisfazione quest'anno abbiamo portato a casa i titoli di campionesse d'Italia, in ambedue le formazioni' commenta Stefania con giusto orgoglio. Ma non è tutto qui. Stefania, giovane donna sulla trentina, anche lei gioca e in serie A, nella Nazionale Italiana. Stefania è alta slanciata, fisico asciutto, ma armonioso, da top model. Glielo dico e lei sorride. Cosa le importa davvero è l'hockey, il resto è una piacevole conseguenza.

“Raccontami di te”

“Gioco nella storica società braidese H.F Lorenzoni fondata nel 1960, dall'età di cinque anni. Sono del 1980, ho tre figlie Alessia, Martina, che hanno seguito le mie orme. La più piccola, Carlotta di due anni, non gioca ancora! Lavoro nell'azienda di famiglia “Car Frigo” di impianti di condizionamento, anche sponsor della società di Hockey.”

“E i tuoi successi nella squadra nazionale?'

”Come tutti i veri campioni è modesta: “Eh, ne ho vinti tanti – e prova ad elencarli solo mentalmente - sì, tanti come campione d'Italia nella nelle varie categorie giovanili. Ho portato a casa numerosi scudetti con la serie A.”

“Mamma di tre figlie, 10, 11, 2 anni. Moglie, allenatrice di due squadre femminili giovanili e tu stessa giocatrice. Non ti sembra un po' impegnativo?”

Sorride, allunga braccia e gambe e le incrocia, un gesto come a dire che per lei tutto ciò è naturale.

“Basta organizzarsi. Stefano, il mio compagno, mi dà una grossa mano. Collaboriamo tutti in famiglia'.

“Cosa significa allenare una squadra e seguire due figlie giocatrici?”

“Tutto ad incastro, l'impegno che lo sport richiede è molto. Ci vuole passione, volontà e tanta disciplina. E' difficile per ragazzine così giovani. Rinunciano a molte cose rispetto alle loro coetanee. Quindi concentrate solo sullo studio e lo sport. Due volte alla settimana si allenano dalle 17 alle 19,30 circa. I campionati sono due: “Indor” quello invernale e l'allenamento si svolge in palestra. Mentre quello su prato si svolge all'aperto al Campo sportivo Augusto Lorenzoni sul viale della Madonna dei Fiori. Anche questo aspetto dell' Hockay è piacevole. Si gioca sempre in buone condizioni climatiche.”

“Com'è stata la tua esperienza di sportiva da adolescente?”

“Indimenticabile, formativa, divertente. Grazie anche ai mie genitori che mi hanno permesso questa scelta. Viaggiare, oltre che l'aspetto sportivo, include anche conoscere diverse etnie, un mondo ancora sconosciuto, sopratutto a una quindicenne. Apre la mente confrontarsi con altre realtà. Insegna ad adeguarsi, sia al clima, al cibo, alle usanze, e a rispettare il paese in cui si è ospiti. Anche condividere tutto questo con le compagne della squadra, è un buon insegnamento. E andando avanti negli anni gli impegni si sono fatti più pressanti.”

“Per esempio?”

“I frequenti raduni nazionali. Nel 2013 sono stata convocata in nazionale per partecipare al round 3 di World League a Londra. E' un torneo mondiale per qualificarsi alle Olimpiadi. Il progetto era di creare una nazionale italiana forte, scegliendo le migliori giocatrici italiane e italo-argentine. Purtroppo per un soffio è mancata la qualifica. In compenso la squadra ha ottenuto un successo storico, contro gli Stati Uniti.”

“Come si svolgono le giornate nei raduni, di circa 15 giorni?”

“C'è preparazione fisica, allenamento, tecnica, tattica. Visioni di clip dove si commentano le azioni di gioco. Oltre la preparazione psicologica. C'è il team manager, il fisioterapista, il medico della squadra nazionale, l'allenatore, l'assistente coach. Insomma c'è un gruppo di persone preparate professionalmente per assisterci al meglio.”

“Qual'è il lato di questo sport che ti piace in particolare?”

“Mi piace sopratutto, come tutti gli sport, perché insegna a stare al mondo. Allenamento, quindi mantenersi in forma. E la competizione che stimola a fare meglio a impegnarsi per ottenere ottimi risultati.”

“Il momento più difficile da gestire in campo?”

“E' quando segni e vai in vantaggio e, per l'emozione, subito si abbassa il livello di concentrazione. Questo è il momento più pericoloso e difficile da gestire. Perché la squadra avversaria, ne approfitta e cerca di segnare.”

“La differenza tra giocatrice e allenatrice, visto che sei entrambe le cose?”

“Il ruolo di giocatrice mi piace molto, perché se sono ansiosa, giocare in campo, allenta la tensione. Nelle vesti di allenatrice è più complicato, ci sono molti aspetti di cui tenere conto. Non agisco in prima persona. Stanca fisicamente, ma sopratutto mentalmente. Si accumula tensione a seguire le ragazze. Creare armonia tra loro, conoscere i loro caratteri, smussare gli angoli ad alcune, e ad altre incoraggiarle. Motivare tutto il gruppo e mantenere sempre un certo equilibrio. E' un insegnamento tecnico e tattico, sì, ma anche comportamentale. L'organizzazione è anche un aspetto importante.Non si riduce a formazione sportiva, quindi di sola competizione, ma comprende anche la formazione come persona, con principi e valori importanti, tra cui la disciplina e l'educazione.”

“Un momento esaltante della tua carriera?”

“Quando a Londra, nel 2013, durante il round 3 di World League abbiamo ottenuto la storica vittoria contro gli Stati Uniti. Mancava un minuto alla fine della partita che era in parità: l'Italia conquista un corner corto (azione d'attacco molto pericolosa), il tiro viene respinto dal portiere, quando una mia compagna rimette in mezzo la pallina mentre io sono proprio lì, sul palo, pronta a insaccare il goal che vale la partita! Un momento molto gratificante per me. Indimenticabile.”

Mentre racconta gli occhi si accendono, sorride e rivive quel momento esaltante. Un ricordo importante.

“Ora da allenatrice, cosa ha contribuito alla vittoria del campionato italiano di queste due squadre giovanili?”

“Innanzitutto l'allenamento. E' basilare, se ti alleni bene, giochi bene anche la partita. L'affiatamento tra loro, la bravura: hanno molte qualità tecniche. Volonterose nell'apprendere, grinta. Sono partite senza troppe aspettative, l'obbiettivo era andare in finale. Ci hanno sorpreso tutte e due le squadre, per la grinta, la concentrazione e per la capacità di stare in campo. Un gioco di squadra unita. La under 14 femminile della H.F. Lorenzoni, in finale ha giocato contro una squadra molte forte, il Riva del Garda, e con il punteggio sei a due, ha fatto un figurone vincendo il titolo italiano. La under 12 femminile della Scuola Inder Singh, in un girone all'italiana, ossia tutti contro tutti, ha conquistato più punti di tutti, grazie e sopratutto al successo contro L'Unione Capitolina e si è laureata campione d'Italia di categoria'.

Alessia e Martina, educate e silenziose, ascoltano senza interrompere. La disciplina sportiva ha un gran peso sull'educazione.

“Alessia, Martina, cosa vi é costato arrivare a questa coppa d'Italia?'

“Ci riflettono un attimo, quasi non trovassero alcuna rinuncia, rispondono ambedue: “Abbiamo dovuto recuperare con la scuola, per il tempo dedicato all'hockey.”

“Alessia, che hai fatto quando avete vinto?”

“Dalla gioia sono saltata addosso a Michelle Cosenza, il nostro portiere! E poi ho salutato le ragazze della squadra avversa.”

“E tu Martina, come hai reagito?”

“Anch'io sono saltata sulle spalle a Michelle Cosenza, il nostro portiere. Abbiamo cantato in coro: “Siamo noi, siamo noi le campionesse d'Italia. Ci siamo bagnate con i gavettoni'.

“Il complimento ricevuto che vi è più piaciuto tra tutti?”

“Quando siamo entrate in mensa e tutte le squadre presenti ci hanno applaudito. Siamo tutte arrossite.”

“Allora la Stefania, mamma, giocatrice, allenatrice, quando convolerà in seconde nozze?”

“Il 10 settembre, la sindachessa Bruna Sibille, in comune a Bra, unirà in matrimonio Stefania Tosco, io, con Stefano Villa.”

E vissero tutti felici e contenti!

Formazione u14 H.F. Lorenzoni gioca a 7 (6+1) il cui presidente Calonico Giuseppe)

Alessia Brunetti

Martina Brunetti

Veronika bassi

Rebecca Piccolo

Holly Basso

Marta Nikodimovich

Sara Clarelli

Chiara Busso

Ilaria Mileto

Erica Simondi

Michele Cosenza

Formazione under 12 gioca a 5 (4+1): della Scuola Hockey Inder Singh, fondata in suo onore.

Inder Singh è stato un giocatore della nazionale indiana che, entrato nel 1961, un anno dopo la fondazione della squadra maschile dell'Hockey H.F Lorenzoni, ne ha dato un notevole impulso. Tanto da portarla in poco tempo a livelli di campionato nazionale. Il presidente è Beppe Rosciano.

Alessia Brunetti

Ilaria Paja

Francesca Groppo

Martina Brunetti

Veronika Bassi

Chiara BussoR03;R03;

Rebecca Piccolo

Maria Dogliani

Martina Abrate

Carlotta ConcasR03;

Fiorella Avalle Nemolis

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