Meteo Radio Stereo 5 Euroregion Facebook Twitter Youtube Linkedin

Capa e Riboud, due sguardi sul Novecento: la grande fotografia a Saluzzo e Caraglio

CUNEO

  • Foto
  • Foto
Condividi FB

CUNEO CRONACA - Dal 22 ottobre 2026 al 29 marzo 2027, il Filatoio di Caraglio, antico setificio seicentesco e oggi polo culturale e sede del Museo del Setificio Piemontese, ospita la prima grande retrospettiva in Italia, dopo la sua scomparsa, dedicata a Marc Riboud (1923–2016) e alla sua opera. Dal 23 ottobre 2026 al 29 marzo 2027, la Castiglia di Saluzzo, antica fortezza e residenza marchionale, oggi spazio museale e luogo del contemporaneo, accoglie la mostra Robert Capa. Dentro la storia.

L’iniziativa è parte del nuovo progetto espositivo che Fondazione Artea realizza in collaborazione con i Comuni di Caraglio e Saluzzo, articolato in due rassegne inedite, accolte in due luoghi fortemente identitari del territorio, come il Filatoio di Caraglio e la Castiglia di Saluzzo, che documentano la carriera di due tra i maggiori esponenti del fotogiornalismo del XX secolo, quali Marc Riboud e Robert Capa, entrambi appartenenti all’agenzia Magnum Photos.

La mostra di rilevanza internazionale Marc Riboud. Verso il mondo è realizzata da Fondazione Artea in collaborazione con il Musée Guimet di Parigi, con la partecipazione dell’associazione Les amis de Marc Riboud, e con il patrocinio del Consolato Generale di Francia a Milano.

L’esposizione riunisce 180 fotografie e documenti, tutti provenienti dalle collezioni del museo parigino, che ripercorrono le principali tappe della carriera del fotografo, dai primi reportage degli anni Cinquanta fino agli ultimi viaggi, alle soglie del XXI secolo, attraverso un allestimento concepito secondo un duplice criterio cronologico e geografico. Tra questi non mancano due dei suoi scatti più iconici e conosciuti, come Il pittore della Tour Eiffel e La ragazza con il fiore.

Per oltre cinquant’anni Riboud attraversa il mondo, dall’Europa al Medio Oriente, all’Asia, visitando nazioni come il Pakistan, l’India, il Bangladesh, il Nepal, per poi tornare più volte in Cina, paese in cui fu uno dei pochi fotografi occidentali ad avere accesso alla fine degli anni Cinquanta.

Pur non considerandosi un reporter d’attualità, segue eventi decisivi come la guerra del Vietnam, l’indipendenza dell’Algeria e la rivoluzione in Iran. Nel raccontarli, evita di insistere sulla rappresentazione esplicita della violenza e privilegia uno sguardo attento alle persone e alle conseguenze degli eventi sulla vita quotidiana.

Curata da Monica Poggi e realizzata in collaborazione con l’International Center of Photography (ICP) di New York, dalle cui collezioni provengono le opere esposte, la monografica documenta il lavoro di Robert Capa (1913-1954), pseudonimo di Endre Ernő Friedmann, non solo in quanto testimonianza storica del Novecento, ma come momento decisivo nella definizione di un nuovo linguaggio del fotogiornalismo.

Attraverso 100 fotografie, accompagnate da materiali d’archivio come riviste illustrate, libri, documenti, che consentono di collocarle nei loro contesti originari di pubblicazione, la rassegna restituisce la complessità del lavoro di Capa, alternando scatti iconici e opere meno note, in modo da offrire una visione ampia e articolata della sua evoluzione professionale e della varietà degli scenari in cui ha operato.

Il percorso espositivo, suddiviso in sette sezioni tematiche ordinate cronologicamente, si apre con quella dedicata agli anni della formazione, avvenuta tra Berlino e Parigi. Protagonista della seconda sala è la guerra civile spagnola, momento decisivo tanto nella sua biografia quanto nella definizione del suo linguaggio fotografico.

La mostra prosegue con le fotografie realizzate al seguito delle truppe statunitensi durante la Seconda guerra mondiale. La retrospettiva si completa con le fotografie scattate in Giappone, dove coglie lo sforzo del paese di rimettersi in piedi dopo la guerra, e in Indocina in cui ritorna a descrivere un conflitto attivo, nel quadro delle tensioni coloniali e della ridefinizione geopolitica dell’Asia nel secondo dopoguerra.

Il legame tra i due fotografi è anche biografico: fu Robert Capa, conosciuto da Marc Riboud nei primi anni Cinquanta, a incoraggiarne il percorso professionale e a sostenere i primi passi nel mondo della fotografia internazionale. Le due mostre restituiscono così prospettive differenti ma complementari sul Novecento, tra la prossimità di Capa agli eventi nel loro farsi e lo sguardo paziente di Riboud sulle persone e sulle trasformazioni della società.

Entrambe le mostre resteranno aperte fino al 29 marzo 2027. Al Filatoio di Caraglio, Marc Riboud. Verso il mondo è visitabile giovedì e venerdì dalle 15 alle 19, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 19. Alla Castiglia di Saluzzo, Robert Capa. Dentro la storia è aperta il venerdì dalle 15 alle 19 e il sabato, la domenica e i festivi dalle 10 alle 19. Per entrambe le esposizioni il biglietto intero costa 13 euro, il ridotto 10 euro, esclusi i diritti di prevendita. La biglietteria chiude alle 18. I biglietti sono acquistabili anche su ticket.it.

 

 

VIDEO