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Viaggio nelle parole di ieri fra 723 macchine al Museo della scrittura meccanica di Bra

BRA

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FIORELLA AVALLE NEMOLIS - Correvano gli anni Sessanta, quando all'istituto tecnico "E. Guala" di Bra, in provincia di Cuneo, passando nel corridoio, si sentiva ancora il frenetico ticchettio delle macchine da scrivere. Proveniva dall'aula di dattilografia: c'ero anch'io, alunna, alle prese con i dispettosi martelletti che si accavallavano.

Presa da nostalgia, ascolto la testimonianza del braidese Domenico Scarzello, classe 1973, fondatore del prestigioso Museo della scrittura meccanica, all'interno dello stabilimento Bra Servizi in corso Monviso. Meta di scolaresche e di grande richiamo per collezionisti da ogni parte del mondo, è tra i più visitati in Europa per rarità e qualità dei suoi 723 esemplari, ben restaurati, e soprattutto unici perchè tutti funzionanti.

Domenico, accompagnami nel viaggio straordinario tra parole di ieri, impresse anche con la leggendaria Lettera 22 Olivetti, da Giovanni Arpino, Oriana Fallaci, Indro Montanelli, e tanti personaggi celebri, per la sua estrema manegevolezza. Com'è iniziata l'avventura?

"Galeotto fu, 23 anni fa, un mercatino dell'antiquariato, quando fui affascinato da una Remington 10 marcata Cesare Verona. Fu un gesto d'impulso acquistarla. E' stata la prima della collezione, e ne sono andato orgoglioso, quando l'anno scorso è stata scelta per le riprese della fiction Rai "La concessione del telefono. C'era una volta Vigata", tratta da un romanzo di Andrea Camilleri. Come sono orgoglioso per altri sei miei esemplari comparsi nella fiction Rai "Enrico Piaggio. Un sogno italiano". Ogni volta mi emoziona vedere le mie macchine protagoniste sullo schermo. Così è iniziato un percorso sia di apprendimento dei metodi piuttosto complessi del restauro, ossia smontaggio, lucidatura, e funzionamento, sia di ricerca storica sulla macchina dalle sue origini fino ad oggi. Mi sono appassionato e fatto aiutare da un giornalista, ho scritto un libro che ne ripercorre la storia. Durante la sua stesura ho scoperto con meraviglia una strana e ricorrente coincidenza di date che ci accomunano: quelle salienti riguardo alla sua evoluzione, con quelle dei momenti più significativi della mia vita".

Un esempio?

"Il 23 febbraio, giorno del mio compleanno, Johannes Gutenberg stampò la prima Bibbia con la tecnica a caratteri mobili; il 23 febbraio 1873 fu brevettata la prima macchina da scrivere industriale al mondo, quindi cento anni esatti prima della mia nascita, il 1973. E tanti altri. Mi piace pensare che un filo sottile leghi la sua storia alla mia. Chissà, magari è il motivo di tanta attrazione!".

Cos'altro devi alla macchina da scrivere?

"Mi ha cambiato il carattere. Il ragazzo timido ed introverso che ero ha acquisito sicurezza e disinvoltura. Per inseguirla, ho viaggiato in tutto il mondo partecipando a convegni, anche in veste di relatore. Chi l'avrebbe mai immaginato?".

Quale fu la prima macchina da scrivere industriale?

"La Remington, invenzione di Christopher Sholes, brevettata nel 1873, con l'innovativo Qwerty (la sequenza delle lettere dei primi sei tasti della seconda riga), ma la scrittura era ancora cieca. Tuttavia, se andiamo a vedere fu il piemontese Celestino Galli, nato a Carrù (1803- 1868) ad inventare il Potenografo, il primo prototipo della macchina da scrivere; mentre il primo brevetto fu depositato a Torino nel 1855 da Giuseppe Ravizza, che lo denominò "Cembalo scrivano", perché si basava sul meccanismo del pianoforte, con i tasti di avorio ridotti di dimensione, per costruire quella che fu la prima tastiera dalla a alla zeta. La particolarità è che la scrittura, all'epoca, era ancora cieca, ossia non si vedeva immediatamente, perché i martelletti pigiavano sotto il rullo che conteneva la carta".

Insomma, noi italiani siamo stati i precursori nell'invenzione della macchina da scrivere!

"Per dirla tutta, quando mi trovavo a Milwaukee, negli States, dove è esposto il primo prototipo Remington di Christopher Sholes, ho verificato come fosse identica in ogni dettaglio al Cembalo scrivano di Giuseppe Ravizza. Infatti dalle ricerche risulta che Sholes lo vide esposto a Londra, e lo copiò integralmente. Non mancai di farlo notare agli americani presenti, specificando che l'unica differenza tra le due macchine era il colore dei tasti, neri anziché bianchi, e che per giunta il prototipo esposto era sprovvisto del caratteristico campanellino di fine corsa del Cembalo scrivano, perchè inserito all'interno della macchina, quindi non visibile. L'unico esemplare del prototipo di Cembalo scrivano, donato da Camillo Olivetti, ora è esposto nel museo di Novara".

Curosità durante le tue ricerche?

“E' stato sorprendente, smontando una macchina, il ritrovamento di un testamento datato 1912, nascosto nell'incavo all'interno del rullo. Chi poteva immaginarsi quel nascondiglio?".

La storia dell'evoluzione della macchina da scrivere è appassionante per la grande importanza avuta in tutto il mondo. E' stata anche il volano dell'emancipazione femminile, quando per la prima volta la donna entrò nel mondo degli uffici, fino ad allora di dominio maschile, distinguendosi in bravura nel suo utilizzo, per velocità, sapiente manualità e straordinaria capacità di memorizzare la tastiera, fondamentale per fare meno errori con la scrittura cieca".

Ascoltando Domenico Scarzello mi rendo conto che il suo è un vero trattato sulla materia, ben argomentato, preciso, frutto di scrupolosa documentazione e continua ricerca perseguita sul campo. Mi congedo con un "Grazie, e a rivederci presto nel tuo straordinario Museo". Chissà perché, quando abbiamo tanta cultura in casa nostra, spesso si va a cercarla lontano.

Fiorella Avalle Nemolis

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