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Tecnologia e futuro, Papa Leone indica la rotta: innovare sì, ma restando umani

CUNEO

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GUIDO OLIVERO - I congegni frutto dell'innovazione portata avanti dagli umani oggi hanno ritmi formidabili che po- tremmo definire esponenziali.

Per rappresentare questa realtà qualcuno ricorre alla scacchiera e afferma che in termini di innovazione siamo oramai giunti a metà della tavola quadrata formata da sessantaquattro caselle. Da quel punto in poi, come sanno bene i giocatori di scacchi, ogni raddoppio comporta numeri enormi che sull'ultima casella sono pari a due elevato a sessantaquattro meno uno.

Potremmo anche far ricorso alla profezia di Gordon Moore, secondo cui la potenza computazionale dei dispositivi è destinata a raddoppiare su periodi temporali brevissimi. Lui parlava di circa diciotto mesi, oggi si ragiona su pochi mesi o anche settimane.

In questo scenario convenzionalmente definito “aumentato” le imprese sono chiamate a scelte di investimento sempre più articolate e complesse che richiedono sempre più strette collaborazioni con qualificati Centri di Ricerca e con le migliori Università del mondo. Collaborazioni o ricerca di competenze che, come vedremo nello sviluppo del ragionamento, riguardano sia aspetti tecnici che aspetti di natura sociale e psicologica.

Anche perché i dispositivi non solo sono inventati dagli umani, ma sono governati dagli umani.

Qualche filosofo a ragione sostiene che la nostra era è caratterizzata dalla tecnica che costringe e subordina l’umano ai dispositivi cambiandone in una certa qual misura la sua vita e, ovviamente, non solo lavorativa. Gli rimane la possibilità di modificarli, o anche rifiutarli, ma comunque il vincolo nei loro confronti è sempre più stringente e pervasivo ed il libero arbitrio è oramai limitato.

I filosofi, inoltre, da tempo vanno dicendo e scrivendo che i marchingegni si sviluppano al di là delle capacità di previsione umana e quindi di fatto sono incontrollabili e quindi sono dei potenziali generatori d’ansia nel genere umano.

La paura verso i congegni innovativi è presente dalla notte dei tempi.

Ad esempio, sotto Tiberio un artigiano inventò un vetro infrangibile, l’imperatore lo fece decapitare per la interessata paura che il suo uso facesse deprezzare l’oro (cf. Petronio, Satyricon).

Curiosa a tal proposito anche la scritta sul muro esterno del tempio di Apollo ‒ Dio del Sole - a Delfi che, accanto alla più nota frase “conosci te stesso”, ne esibiva un’altra che diceva “niente di troppo”.

Avvicinandoci alla nostra epoca, precisamente al 1925, apparve un articolo su Science and Invention per smentire che la radio causasse la siccità, uccidesse i volatili o facesse esplodere gli aeroplani.

La formidabile scoperta dell'energia elettrica venne condizionata dal dispositivo dell'interruttore perché molti avevano il timore di attivarlo per la paura di rimanere fulminati.

Da non dimenticare, infine, che per lungo tempo molte persone non hanno installato il wi-fi nel timore che facesse male al cervello, ecc.

Le preoccupazioni di tutt'altra natura tuttora permangono sul fronte dei nuovi dispositivi: basti pensare a tutti i dispositivi che formano la galassia dell'Intelligenza Artificiale.

Tutti questi marchingegni sono funzionali al miglioramento dei processi in termini di semplificazione ed efficienza, ma quest'insieme di dispositivi facilitano innovazioni tecniche che consentono di lavorare meglio ed in una certa qual misura anche in sicurezza.

Circa il lavorare meglio pensiamo ad esempio agli strumenti che sono in grado di realizzare in automatico presentazioni, calcoli, poter seguire più riunioni in contemporanea su piattaforma e fare sintesi per chi non è collegato, dando anche indicazioni sul clima della riunione stessa, ecc.

Questo tipo di automazione libera tempo prezioso e stress e ansia alle persone.

Per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro pensiamo a tutte quelle attività svolte in spazi confinati/chiusi, dove attraverso questi potenti congegni si possono monitorare, nonostante le condizioni strutturali avverse, i movimenti di una persona: se questa stesse male, si riuscirebbe a intervenire immediatamente e questo significherebbe salvargli la vita.

Vi sono poi dispositivi che sono in fase di sperimentazione operativa anche in altri settori.

Prendiamo ad esempio il settore ferroviario, dove l'applicazione di IoT (Internet of Things) e Big Data Analytics servirà sempre più per l'analisi predittiva utile alla manutenzione dinamica dei convogli ferroviari e il monitoraggio da remoto dei parametri in tempo reale.

La piattaforma robotica ARGO (Autonomous Robotic Inspection of rolling stocks) impostata dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa è in grado già oggi di effettuare l'ispezione remota della parte inferiore dei treni.

Si spera che con questi strumenti robotizzati in accoppiamento con la telediagnostica si possano evitare infortuni mortali per la manutenzione in chiaro sulle linee ferroviarie italiane e del mondo.

E ancora non si possono non citare quei macchinari di ultima generazione denominati eso-scheletri finalizzati a ridurre l'affaticamento e migliorare l'ergonomia, o quelli che rendono ibridi gli umani ad esempio con speciali protesi che coniugano l'elettronica con la meccanica fine e la biologia o i sensori basati sull'intelligenza artificiale che consentono la diagnosi precoce di diversi tumori, o quelli che servono a selezionare rapidamente nuovi bersagli farmacologici e quindi progettare nuove molecole in grado di aggredire gravi patologie in tempi brevi, ecc.

Quindi sono tanti i dispositivi super tech a salvaguardia e a supporto della vita degli umani, senza ovviamente dimenticare i benefici relativi alla competitività per le aziende.

Vi sono strumenti, congegni, costituiti quindi da elementi artificiali e da algoritmi automatici in grado di raccogliere miriadi di dati per generare e fornire input utili alla convivenza umana.

Va comunque osservato che le conseguenze positive o negative di molti di questi congegni restano al momento e in parte ancora imprevedibili.

Queste trasformazioni che da sempre consumano energie cognitive e psicologiche richiederanno anche adattamenti veloci delle competenze che nonostante la fatica che s'è fatta per acquisirle, in un attimo svaniranno e bisognerà continuamente manutenerle per poter governare le nuove tecnologie che segneranno sempre più, nel bene e nel male, le nostre vite.

L’impossibilità di prevedere il futuro circa l'evoluzione della tecnica è certa, però si dovrà sempre più tener presente l'appello che Papa Leone XIV ha fatto nella sua recente enciclica Magnifica Humanitas, circa il fatto che l'intera galassia dell'Intelligenza Artificiale dovrà custodire “una magnifica umanità abitata da Dio”, promuovendo verità, dignità del lavoro, giustizia sociale e pace.

Guido Olivero

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