CUNEO
GUIDO CHIESA - No. Non l’avevano previsto. I sostenitori del Sì non potevano prevederlo. Ed oggi si domandano come sia stato possibile scendere in pochi mesi da un vantaggio di oltre 20 punti percentuali ad una sconfitta di circa 7,5 punti.
La risposta è che gli elettori si sono resi conto che a questo governo non importava granché dei problemi della Giustizia. Se avesse veramente voluto affrontare i suoi problemi, si sarebbe seduto al tavolo con l’opposizione e con l’Associazione Nazionale dei Magistrati (ANM) per mettersi d’accordo su punti determinanti, come coprire i posti vacanti, stabilizzare i precari, fornire ai tribunali e alle procure sedi dignitose, dotare gli uffici dell’attrezzatura informatica, digitalizzare gli archivi, decongestionare le carceri. E anche, e non da ultimo, premiare il merito dei magistrati che onorano la loro professione e sanzionare, senza sconti, quelli che sbagliano.
Gli obiettivi di questa Destra sono invece stati, in primo luogo, scompaginare gli organi di gestione della Magistratura definiti dalla Costituzione per ridurre l’intralcio di dover rispettare le leggi nella sua azione di governo e il fastidio di difendere a tutti i costi i tanti suoi membri che sgarrano. In secondo luogo, portare a casa una riforma da sbandierare alle prossime elezioni sotto il naso dei suoi elettori per coprire la scarsa efficacia della sua azione in tutti i settori dell’economia, della sicurezza e dei diritti civili, nonché l’ambiguità della sua posizione internazionale.
La maggioranza degli elettori ha respinto questa riforma, potenzialmente eversiva, e ha difeso la Costituzione che, a leggerla bene, continua a rivelarsi una tra le più avanzate al mondo. La domanda che ora si pongono gli italiani è che cosa potrà succedere dopo questo voto. La risposta è sconfortante: nulla!
La classe dirigente di questa Destra è troppo modesta per avere la capacità di darsi un colpo di reni e imprimere una svolta all’azione di governo. Continuerà a traccheggiare per arrivare alle prossime elezioni sperando di potere sfruttare appieno l’unico atout che ha ancora in mano, ossia le divisioni all’interno dell’opposizione. La Prima Ministra ha già detto che non si dimetterà, né sostituirà alcuno dei suoi ministri e dei suoi amichetti: continuerà a tentare di non pagare pegno negandosi al Parlamento e alla stampa e infilando i piedi in tutte le scarpe a disposizione.
In occasione del voto l’opposizione si è, tanto per cambiare, divisa. E’ stata salvata dai giovani e dalla società civile che sono ancora la parte migliore e la speranza di questo paese. Ha senza dubbio una classe dirigente di migliore qualità che deve porsi, con estrema serietà e pochi alambicchi, il compito di costruire l’alternativa seria di cui l’Italia ha disperatamente bisogno. In un mondo che è, oltretutto, in grande subbuglio e alla disperata ricerca di un nuovo equilibrio. Non siamo in grado di prevedere se sarà in grado di superare le proprie divisioni interne. Possiamo solo sperare che lo sappia fare cogliendo l’opportunità che il voto referendario le sta offrendo. Se fallirà, il destino di questo paese è segnato: procederà senza sosta nel lento e inesorabile degrado che da anni continua ad affliggere questo nostro meraviglioso molo proteso nel bel mezzo del Mediterraneo.
Guido Chiesa