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Festa per le caprette nate, il casaro di Cherasco: "Aspettandole rispetto la natura"

BRA

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FIORELLA AVALLE NEMOLIS - Hanno finalmente partorito le capre del pastore e casaro Renato Maunero di Cherasco, in provincia di Cuneo. "Seguo il ciclo naturale, finché le mie capre non partoriscono e allattano io non produco formaggi - mi diceva Renato a dicembre - Ecco perchè al mercato della Terra di Bra, al posto delle tume, ho portato cinque delle mie ragazze, (lui le chiama così), per la gioia dei bambini e anche degli adulti".

Oggi, trascorso il tempo debito, eccomi con Marzio a Cherasco in visita alla nursery della cascina di Renato. E' ben ristrutturata, attorniata ancora da quel poco di neve che brilla al sole e contrasta con il verde vivido dei prati. Renato ci accoglie con un caloroso sorriso: trasmette consapevole serenità, entusiasmo e anche fermezza. Il suo è un percorso coraggioso, non facile, è stato mosso da passione: ha creato con umiltà, ma con successo, un'attività di pastore e casaro, abbandonandone un'altra commerciale durata ventidue anni.

Entra per primo nella stalla, tenta, invano, di trattenere i vivacissimi capretti, per nulla impauriti dalla nostra presenza. Anzi una festosa, ma un po' turbolenta accoglienza, ci circonda e sovrasta. Gli energici fantolini saltano allegri e con le zampette, piuttosto coriacee, ci salutano, a modo loro, picchiettandoci sul di dietro e spingendoci in avanti. Procedo traballando, instabile, tra paglia e scatenati belanti, e li osservo: sono cucccioli di una bellezza e tenerezza straordinaria.

Impossibile carezzarli, così irrequieti, curiosi e smaniosi di annusarci per fare conoscenza, ci mordicchiano gli abiti. Ma al richiamo di Renato si avvicinano al poppatoio: da un'asse sporge una lunga fila di biberon, posizionati alla loro altezza. E ciucciano con la voracità dei poppanti, e saltellano addosso a Renato, affettuosi, in cerca di coccole. Insomma una stupenda baraonda di commovente tenerezza.

"Come allevi i tuoi babies?"

“Intanto faccio da ostetrica, li assisto durante il parto. Negli anni ho imparato. Appena nati, li lascio con le mamme per una decina di giorni, per fare assumere il colostro, importante per gli anticorpi. Poi passo al poppatoio per abituarli da subito. E adesso andiamo nella stalla delle capre grandi, che pascolano otto mesi all'anno. Infatti, la scritta che espongo ai mercati: "Il formaggio che racconta il suo pascolo!" spiega che il mio prodotto cambia sapore a seconda delle stagioni e dell'erba di cui si nutrono le mie capre. Fare il formaggio è una cosa scientifica, ci sono molti passaggi per la trasformazione, e per ottenere la qualità occorre innanzi tutto un buon latte".

"La scelta di trasformare il latte crudo cosa comporta e perchè l'hai fatta?"

“Richiede tempo e denaro per attenersi alle normative: giuste per un prodotto sano ma di qualità superiore, sia per bontà che per valore nutritivo. Nel mio caso, è una scelta etica, indotta da un ricordo infantile, di profumi di pascoli, di sapori, esaltati dalle fantastiche robiole che produceva una prozia di Sassello, dove trascorrevo le vacanze".

Ci mostra con giusto orgoglio l'attrezzatura per la mungitura, frutto del suo ingegnoso fai da te. Tutto è scandito con tempi e gerarchia giusta. Le "ragazze", tante, circa un centinaio, fascinose e con sguardi languidi, mostrano fiere corna ricurve, manti diversissimi, attorniano Renato quando entra nel recinto.

E' sorprendente l'immagine di tante corna spuntare dallo steccato, attraverso la luce che filtra dalle ampie finestre, sì perchè non chiamerei stalla un ambiente così luminoso, pulito e confortevole.

Ci congediamo da pastore e caprette.

"E' lora della seconda mungitura giornaliera - ci spiega - la mia giornata inizia presto, ed è scandita da tante mansioni, che svolgo tutte da solo. E' faticoso, ma con la mente più libera ho il tempo e la fermezza di assaporare le cose. Ho voglia di riabbracciare ciò che abbiamo perso, come per esempio fare la legna per casa mia, non ha prezzo. Insomma, un ritorno al recupero, fare un piccolo passo indietro, per me, è andare un passo avanti".

Lo lasciamo sulla soglia di casa, mentre accarezza i sui fidi cani. C'è una luce nei suoi occhi verdi, determinati, che amano perdersi in grandi spazi, quelli dei suoi pascoli e del futuro.

Fiorella Avalle Nemolis

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