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La 30enne braidese che con la sua casa “La Maison sans Frontiere” in Togo aiuta i bambini

BRA

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FIORELLA AVALLE NEMOLIS - La Maison sans Frontieres nel villaggio Kuma Tsame Totsi in Togo, a 5 chilometri dalla capitale Palimè: questa è ormai la casa di Susanna Salerno.

E' braidese classe 1989, donna nel pieno della vita: graziosa, minuta, lineamenti regolari, occhi lucenti e aperti al mondo, determinata e coraggiosa nelle scelte di vita.

Amante dei viaggi e dell'avventura presto lascia l'Italia: la sua casa un Ducato Citroen 25 molto attrezzato, vive la natura e in Francia si mantiene come aiuto agricolo.

“Niente paura vivere da sola all'avventura? “Si e no, della paura è più forte il desiderio di vivere in libertà nella natura.”

Nel 2013 il primo passo per il cambiamento di vita radicale: il volontariato di tre mesi come sostegno alla maestra Davì, nella scuola materna “Jardin d'enfant” nel villaggio in Togo.

Rientrata a Bra è forte il desiderio di tornare da quei bimbi abbandonati, così riparte per l'Africa con un progetto ben preciso: acquistare un appezzamento di terrreno per costruire la casa famiglia “La Maison sans Frontiere” e stabilirvisi definitivamente.

“Cosa ha motivato la scelta coraggiosa di vivere in un luogo così culturalmente diverso, lontano dalla tua famiglia?”

Lo sguardo limpido, intenso, la generosità di sorrisi, e l'indiscutibile determinazione, già rispondono: “La risposta è che in Africa ho trovato la vera gioia. Quella che in Italia non trovo più. Impagabile la felicità che provo al mio risveglio e la sera quando chiudo gli occhi per dormire.

Prima tutto era difficile e noioso, vivere solo per me mi lasciava un grande vuoto dentro.

L'ho colmato, ho trovato il mio senso della vita, aiutare questa comunità è esattamente ciò che desidero. Non possiedo nulla, mi serve poco per vivere, ma mi sento la donna più ricca del mondo.”

“Cosa è cambiato dal 2013 ad oggi?”

“Dall'aprile del 2015 la Maison sans Frontieres ad oggi accoglie 14 bambini. Ormai, mattone su mattone è una realtà, ma sempre con un cantiere in corso fino a che non si arriverà ad una sorta di autonomia.

“Come ti mantieni e come hai reperito i fondi per costruire la casa?” “In Togo percepisco un sussidio che mi basta giusto per vivere, ma per farmi un piccolo fondo, e anche per visitare un nuovo paese, ho lavorato due mesi in Irlanda come baby sitter in una famiglia.

Una volta all'anno torno in Italia dalla mia famiglia per un periodo di riposo perchè purtroppo soffro di malaria, e intanto organizzo serate a beneficio del progetto.

“La tua vita nella casa?” “Il loro modo di dire è: “Siamo tutti insieme”. Dove c'è tanta povertà si aiutano l'un l'altro, in ogni modo. Ci vogliamo bene e con il tempo siamo diventati una famiglia vera. Con l'altra Tata facciamo del nostro meglio per insegnare loro valori giusti e solidi senza sdradicarli dalla loro cultura.

Non mi importa se spesso mi ammalo, non cambierei questa mia vita con nessun altra!

L'intensità verso il mio progetto è la stessa di sei anni fa. Chiunque volesse farci visita potrà toccare con il cuore l'amore che c'è in questa casa.”

Susy coraggioso e disarmante scricciolo è come una goccia che nell'oceano si trasforma in potente onda. E' la forza dell'amore.

Per informazioni: Susanna Salerno. susy2689@gmail.com

Fiorella Avalle Nemolis

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