ALBA
GUIDO CHIESA - Martedì scorso sono andato alla presentazione del suo ultimo libro, l’"Economia Facile” che il prof. Carlo Cottarelli ha fatto nella magnifica location del Villaggio Narrante in Fontanafredda. L’evento, organizzato dalla Fondazione E. di Mirafiore, si è svolto con la consueta, e simpatica, formula della passeggiata a tappe nel Bosco dei pensieri, uno degli ultimi boschi rimasti in Langa.
Ad ogni tappa della passeggiata ci si è soffermati all’ombra degli alberi su uno dei macrotemi affrontati dal libro: tasse e spesa pubblica, stipendi e costo della vita, mercato e prezzi, finanza ed euro, ecc. Per chi segue il Prof. Cottarelli, non sono emerse molte novità: il libro è infatti la raccolta delle risposte che il professore ha dato in questi anni alle tante domande che gli sono state poste nel corso delle sue conferenze.
Sul tema della crisi demografica il relatore ha però aggiunto alcune informazioni decisamente stimolanti. In sintesi ha reso noto il risultato di alcuni studi che, proiettando in futuro i trend in atto a livello planetario - persino in India il tasso di natalità è in discesa, per non parlare della Cina in cui è ancor più basso di quello, estremamente basso, dell’Italia – sono arrivati alla conclusione, puramente teorica, che il genere umano si estinguerebbe tra 32 generazioni. Un tempo che tutti, istintivamente, hanno considerano lungo e, di conseguenza, di non così grande interesse.
Tuttavia, ha aggiunto Cottarelli, seguendo la curva che descrive il fenomeno risulterebbe un altro dato: che entro 10 generazioni la popolazione mondiale si ridurrebbe a 12 milioni. Dagli attuali 8,3 miliardi. Eventualità decisamente più prossima e preoccupante, ma ancora lontana più di un paio di secoli.
La domanda però alla quale il professore non ha saputo dare risposta è un’altra ed è connessa all’ossessione che gli economisti hanno per la “crescita” economica. Quella di cui sono pieni i giornali tutti i santi giorni e che viene misurata con la percentuale di incremento del Prodotto Interno Lordo (PIL). Il parametro che, come diceva Robert Kennedy, misura tutto eccetto ciò che fa la felicità degli uomini.
Il PIL planetario cresce attualmente di circa il 3% all’anno. Il 2,9% per il 2026. E tutti già sono spaventati per il rischio di stagnazione. Con questo trend il PIL del pianeta raddoppierebbe in 25 anni: 1 generazione. Attualmente il genere umano sta consumando le risorse del pianeta ad un ritmo che è pari a 1,7 volte le risorse che il pianeta mette a disposizione in un anno. Il 70% in più di quanto ci garantirebbe la sopravvivenza a lungo termine. Con il trend del PIL in atto, in 25 anni, non ci basterebbe più avere 1,7 pianeti a disposizione, ma ne servirebbero il doppio. Ossia 3,5 pianeti.
E’ del tutto evidente che non sarà possibile mantenere questo trend, non per le prossime generazioni, ma per le generazioni che già sono su questo pianeta. Il dramma è che, pur essendo tutti consapevoli, gli economisti per primi, che il trend è inevitabilmente destinato a calare, tutti i governi di questo mondo si affannano a promettere ai propri cittadini che il regno del bengodi è ancora a venire.
A questa domanda il prof. Cottarelli non ha potuto fare altro che stringersi le spalle e rispondere che la decrescita non è politicamente sostenibile e che, di conseguenza, non possiamo farci nulla. E ha ragione: la decrescita felice è uno slogan ingannevole. La decrescita non può essere felice. Ma se la decrescita non è politicamente sostenibile, la crescita lo è ancor di meno dal punto di vista fisico: la natura non si potrà piegare ai bisogni pressoché infiniti dell’umanità.
A fronte di questo scenario ci sono solo 2 soluzioni possibili: o si rilanciano nei prossimi 25 anni le istituzioni sovranazionali e si farà di tutto per controllare i fenomeni connessi - cambiamento climatico, immigrazione - o ciascuno procederà per conto suo nel tentare di accaparrarsi le risorse che il pianeta ha ancora a disposizione. In questa ottica il futuro sarà un futuro di conflitti, più o meno devastanti. In questa ottica trovano una spiegazione razionale i conflitti in corso: per le terre rare in Ucraina, per il petrolio e il gas in Medio Oriente, tanto per restare alla stringente attualità.
In conclusione: non abbiamo 10 generazioni per trovare una soluzione che eviti la riduzione drastica della popolazione umana. Ne abbiamo 1 sola. Tra 20 anni, al 99%, io non sarò più su questo pianeta. Ma al 99% ci sarà mia figlia. E la cosa non mi fa dormire.
Guido Chiesa