Meteo Radio Stereo 5 Euroregion Facebook Twitter Youtube Linkedin

In un mondo di miliardi di persone sta a noi scegliere se essere accoglienti o farci la guerra

CUNEO

Foto
Condividi FB

GUIDO CHIESA - Negli ultimi 250 anni, o poco più, l’umanità è progredita sfruttando le risorse che il pianeta aveva accumulato nei precedenti 4 miliardi di anni della sua esistenza. In particolare i combustibili fossili, carbone, petrolio e gas naturale, che l’invenzione della macchina a vapore ha consentito di bruciare, trasformando l’energia in essi contenuta in lavoro utile.

 

Parallelamente è aumentata la popolazione: dai circa 800 milioni del 1750 ai 2500 milioni del 1950 e ai 7500 milioni dei giorni nostri. In sintesi, è triplicata nei primi 2 secoli, per ulteriormente triplicare negli ultimi 70 anni.

 

Questa vertiginosa espansione, della produzione e della popolazione, trova ai giorni d’oggi due vincoli determinanti: il progressivo esaurimento delle risorse e i cambiamenti climatici. Del primo vincolo si era già consapevoli sin dagli anni ’70 quando il Club di Roma pubblicò il famoso libro “i limiti dello sviluppo”. Del secondo, la consapevolezza della sua esistenza e delle sue drammatiche conseguenze è più recente. Ma mentre l’esaurimento delle risorse concede all’umanità un tempo maggiore per adeguarsi, per i cambiamenti climatici i tempi sono estremamente contenuti: diciamo che la partita è già incominciata e che concede un paio di decenni al massimo per farvi fronte.

 

Rispetto ai tempi passati, la novità consiste nel fatto che sino a pochi anni fa la tecnologia anticipava i bisogni delle persone e creava le condizioni per lo sviluppo. Oggi non riesce più a soddisfare i bisogni della popolazione in continua crescita. Soprattutto nel campo della produzione dell’energia elettrica (la forma di energia più utile e duttile) dove non sono ancora pronte le tecnologie come la fusione nucleare, i sistemi di accumulo, la cattura e lo stoccaggio della CO2. E siamo lontani dalla soluzione anche sulla produzione su larga scala dei combustibili sintetici che potrebbero prendere il posto del petrolio là ove non è possibile evitare l’uso di combustibili ad alta intensità di energia (es. aeroplani).

 

La risposta con la quale l’umanità sta cercando di superare questi vincoli sono le energie rinnovabili. Una forma di energia che eccede largamente i fabbisogni, ma che è a bassa intensità ed obbliga a installare un numero spropositato di impianti. Il fatto tuttavia che stiano diffondendosi in quasi tutto il mondo porta a due importanti considerazioni.

 

La prima è che stiamo vivendo una fase di “transizione energetica”: da un periodo in cui i combustibili fossili sono stati largamente dominanti ad un periodo in cui coesisteranno molte forme di fonti energetiche. E nella storia dell’umanità il cambiamento delle fonti di energia ha sempre segnato l’inizio e la fine di epoche profondamente diverse, con conseguenti, importanti, cambiamenti demografici. Con questa chiave di lettura il difficile momento che stiamo attraversando ormai da 11 anni non può quindi essere letto come una crisi transitoria, di durata contenuta. E’, a ben vedere, una fase destinata a durare a lungo, almeno sino a quando la tecnologia non amplierà in modo consistente la gamma delle fonti e delle risorse disponibili (sempre che esistano).

 

La seconda considerazione è che “non abbiamo nessuna certezza che vivere senza fossili sia compatibile con la crescita che i fossili ci hanno garantito” (Massimo Nicolazzi – Elogio del petrolio). In altre parole sussistono grandi incertezze su cosa potrà avvenire nel futuro e quali potranno essere gli esiti di questa fase di transizione. Né quale sarà l’evoluzione della società che conseguirà a questo cambiamento di prospettiva.

 

Poiché nel frattempo l’umanità continuerà a crescere (nel 2050 è previsto che su questo pianeta vivano più di 9 miliardi di persone) e le difficoltà continueranno ad aumentare, Il compito delle classi dirigenti dovrebbe comunque essere quello di prendere coscienza del momento storico che l’umanità sta attraversando, smettere di ragionare secondo consunti schemi mentali i cui presupposti stanno incominciando a venire meno e tentare di governare questo difficile periodo di transizione.

 

Ci sono sostanzialmente due modi per affrontare la questione. Il primo consiste nell’accettare una sorta di Darwinismo esistenziale per cui rimangono in vita e prosperano solo coloro che hanno i mezzi, materiali e culturali, per farlo. Vale per i paesi più ricchi e potenti, ma anche per coloro che, pur vivendo in questi paesi, sono sprovvisti di mezzi per provvedere alla propria difesa. Facile immaginare quali siano gli strumenti adottati per contrastare la crescita demografica in atto nei paesi in via di sviluppo. E’ la via più facile, oserei dire naturale, scelta da Trump, Putin, Bolsonaro, dalla Brexit e dai sovranisti di tutte le latitudini.

 

La seconda via è quella della cooperazione e della solidarietà tra le persone e i popoli. Senza dubbio più difficile, complicata e faticosa. Fa molto ottimisticamente leva sulla ragione. Molto più concretamente sulla paura delle spaventose sofferenze che l’altra soluzione causerebbe a tutti, anche a coloro che credono di potersi ritagliare uno spazio sicuro, al di fuori delle miserie altrui. E’ la via che l’umanità ha perseguito istituendo l’ONU e firmando il trattato di Parigi sul contenimento delle emissioni per combattere i cambiamenti climatici. E’ la via dell’Unione Europea e di Papa Bergoglio.

 

A noi non resta che scegliere in quale campo stare.

 

Guido Chiesa

VIDEO