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Scuole riaperte: probabile ulteriore spinta alla diffusione del virus, ma ora ne siamo consapevoli

CUNEO

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GUIDO CHIESA - 14 settembre, hanno riaperto le scuole di Cuneo e provincia, come nel resto del Piemonte e in molte altre regioni italiane: un evento che coinvolgendo gran parte della popolazione potrebbe avere importanti effetti sull’andamento della epidemia.

Può quindi valere la pena di fare una fotografia del punto di partenza in modo tale da poter fare, fra qualche tempo, un confronto tra i due momenti e valutare le conseguenze di questo enorme cambiamento del contesto in cui il virus si trova ad operare.

Diciamo subito che le vacanze di ferragosto hanno già dato al Covid una bella mano: al 13 settembre i “positivi”, ossia le persone in carico al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) per aver contratto il virus, risultano 38.509. Numero ben lontano dal picco del 19 aprile di 108.257, ma più del triplo dei 12.230 assistiti registrati alla data del 30 luglio. Tendenza confermata dal prof. Galli, direttore del dipartimento di Scienze biomediche e cliniche dell’ospedale Sacco di Milano, che ha recentemente dichiarato che i reparti di malattie infettive del suo ospedale sono nuovamente al limite della capienza.  

I contagi sono passati dai 1.223 nuovi casi in 7 giorni (il minimo registrato nella settimana a cavallo tra giugno e luglio) ai 10.119 registrati nei 7 giorni antecedenti l’inizio dell’anno scolastico. Un incremento segnalato da tutti i mass media, ma che ha fortunatamente rallentato negli ultimissimi giorni (vedi grafico allegato).

Un incremento che non trova sufficiente spiegazione nella adozione di una diversa strategia sull’uso dei tamponi per l’individuazione degli asintomatici. Infatti, ad un incremento di oltre 8 volte del numero dei contagi corrisponde solo un quasi raddoppio del numero di tamponi (La loro media sui 7 giorni è infatti passata, negli stessi periodi, dai 47.556 ai 85.552 al giorno)

Una conferma indiretta di quanto sopra affermato viene dai dati della Regione Piemonte. Il Piemonte ha infatti mantenuto più o meno la stessa media di tamponi dei primi giorni di luglio (da 3.147 a 3691), ma ha registrato un incremento di oltre 5 volte della media settimanale dei contagi registrata negli stessi periodi e di ben 15 volte rispetto al minimo registrato il 20 luglio (rif. grafico allegato). 

La ripresa dell’epidemia è infine confermata dall’andamento degli altri parametri: il numero settimanale di decessi è passata da 33 del 20 agosto ai 69 del 13 settembre; la media giornaliera dei letti di Terapia Intensiva, sempre calcolata sui 7 giorni, è passata dal 41,6 del 6 agosto ai 163,3 del 13 settembre (rif. grafici allegati)

Ha ripreso infine a salire anche l’importante indice di letalità, ossia il rapporto tra i decessi e il numero dei contagi. Al 12 giugno si registrava ancora uno spaventoso tasso di oltre il 20% (ossia moriva più di 1 persona su 5 tra coloro che avevano contratto il virus). Ai primi di settembre era sceso a meno dello 0,5% (1 su 200) e tutti abbiamo sperato in una mutazione del virus, come sostenuto da una pubblicazione della rivista Lancet più volte citata dal prof. Bassetti. Purtroppo, negli ultimi giorni è cambiato il trend, passando da una consistente diminuzione ad una lenta crescita dell’indice che sta tornando a valori prossimi all’1%. Ossia dieci volte il tasso di letalità della normale influenza, che, è bene ricordarlo, causa da 400 a 1.000 decessi diretti ogni anno e da 8.000 a 10.000 decessi indiretti. 

Conclusioni: come previsto dal prof. Crisanti l’epidemia non ha aspettato l’autunno per riprendere a crescere. L’aumento del numero dei tamponi non giustifica infatti l’incremento registrato dei contagi. La crescita è confermata anche dall’andamento degli altri parametri che, ringraziando il cielo, si mantengono ancora su valori che il Sistema Sanitario Nazionale riesce a tenere sotto controllo con una relativa facilità.

Tuttavia è molto probabile che la riapertura delle scuole dia una ulteriore spinta alla diffusione del virus e che quindi i prossimi mesi si rivelino un periodo comunque difficile. Il fatto positivo è che, a parte i negazionisti ad oltranza e gli oppositori a priori, gli italiani ne sono già largamente consapevoli.

Guido Chiesa

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