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Giornata internazionale dell'infermiere: "Grazie" da Cuneo e ovunque agli eroi della pandemia

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FIORELLA AVALLE NEMOLIS - Oggi, 12 maggio, si celebra la giornata internazionale dell'infermiere. Ci siamo ricordati di questa categoria un po' dimenticata che non abbiamo mai ringraziato abbastanza.

In questo periodo di emergenza li abbiamo visti prestare la loro opera fino allo sfinimento, spesso testimoni impotenti di fronte alla morte, rischiando il contagio per se stessi o, peggio, per i propri famigliari. A volte vittime di accuse infamanti: definiti untori!

Molti tra loro hanno scelto di vivere lontano dai propri cari, in stanze d'albergo, desolati, a consumare pasti da soli. Una pena in più rientrare la sera dopo turni massacranti, stravolti e carichi di sofferenza propria e altrui, in piena solitudine. E sui loro volti, alle screpolature dell'anima si aggiungono i segni delle maschere di protezione. Irriconoscibili, costretti in quegli scafandri per la protezione sanitaria.

Ora noi tutti ci auguriamo di rivedere i loro volti scoperti e di riconoscere gli amici che incontravamo per strada, al bar, al supermercato, a volte anche in ospedale. Basta vedere i loro nomi sui camici!

Ci tengo a sottolinere che non sono i soli in prima linea, vedi forze dell'ordine, i volontari di varie associazioni, gli operatori della Protezione civile, i vigli del fuoco, i corrieri, i giornalisti. La lista è lunga, completatela voi.

A suo tempo, parleremo anche di loro. Certo è che, finita la pandemia, perché con il buon senso di tutti finirà, invece di fare la caccia alle streghe, dovremo ringraziare tutti. Proprio tutti.

Anche noi stessi, se abbiamo fatto del nostro meglio, ognuno con il proprio contributo, anche solo seguendo le norme di protezione per noi e soprattutto per gli altri.

Fiorella Avalle Nemolis

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