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Da Cuneo ad Aix-en-Provence: viaggio lento tra lavanda, Cézanne e villaggi sospesi

MONTAGNA

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GUIDO OLIVERO - Partire dal basso Piemonte, dove le montagne filano il mare, per andare in Provenza, nella cittadina di Aix, è sempre un delicato piacere. Dopo aver percorso la lunga e irta valle della Stura di Demonte, una volta superato il dolce colle erboso della Maddalena con il suo piccolo lago morente, si scende a picco nella valle della Durance, verso l’austera rocca fortificata di Sisteron, leccata dal caldo sole di Provenza. Da lì, seguendo la route nationale dopo il saluto dei possenti “penitenti di pietra”, che da sempre controllano la valle, si arriva a Manosque, la città di Jean Giono.

Il viaggio prosegue attraverso i piccoli e colorati e tante volte descritti villaggi di collina (villages perchés), che tra giugno e luglio profumano di miele e lavanda. Senza fatica e con tante sensazioni nel naso e negli occhi, si si giunge all’antica porta d’Italia ad Aix-en-Provence, e si scorgono in lontananza le rocce bianco-rossastre col profilo dentellato di Sainte-Victoire, la famosa montagna tanto amata e spesso dipinta da Cézanne.

Percorrendo lo storico viale alberato, si arriva alla fontana dei nove cannoni. In questo luogo si può abbandonare il mezzo di trasporto e recuperare le umane e naturali attitudini al movimento, rispettando la parola d’ordine “calme et volupté”. L’indecisione sulla giusta direzione del cammino in questa città non esiste, da qualsiasi parte si prenda è una delizia sia sotto il profilo storico sia per l’armonia dei luoghi. E allora è bello incamminarsi lungo Cours Mirabeau, sotto i secolari platani che sembrano messi lì per riparare le vecchie bancarelle di libri usati e regalare lievi giochi d’ombra agli artisti di strada. Camminando incontri vecchie fontane termali dalla forma bizzarra, ricche di muschio, e stuzzicate da api che si divertono con la leggera brezza del golfo di Marsiglia. In fondo al corso si incontra la possente statua di re Roberto il buono che offre a chi passa un grappolo d’uva moscato, da lui sapientemente introdotta nell'antica Provenza.

Con la lentezza del Midi francese puoi sostare a “Les Deux Garçons”, come amava fare Émile Zola e, dopo un café serré ed un’occhiata ai grandi orologi reverse Le Coultre, appesi negli ampi saloni scarsamente illuminati, puoi scoprire il lineare quartier Mazarin, dove tra ricchi balconi di ferro battuto si allarga una piccola piazza con a fianco la graziosa chiesa dei Cavalieri di Malta ed il museo Granet, tutto dedicato a Cézanne.

Riattraversato il corso, passando davanti al vecchio monastero degli Agostiniani con l’aguzzo campanile che si specchia nella fontana circolare nell’angolo, inizia la salita verso la cattedrale gotica di Saint-Sauveur. La viuzza stretta e poco faticosa ti porta dentro agli inebrianti profumi della Provenza. Piccoli negozi ricamati da ceste di spezie colorate ti circondano lungo la via verso la medioevale torre dell’orologio, e con un lieve sforzo puoi andare alla famosa cattedrale costruita in tufo, ormai eroso dalle tinte ancora chiare.

All’ingresso ti accolgono vecchi pittori che con fare gentile offrono larghe e consunte tele di assolati paesaggi costieri e se entri nella chiesa un ambiente severo d'altri tempi ti accoglie.

Guido Olivero 

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