Meteo Radio Stereo 5 Euroregion Facebook Twitter Youtube Linkedin

BORGO/ "Quel difficile rapporto tra governo e Regioni che ha radici nell'infausto 1970"

CUNEO

Foto
Condividi FB

MARCO BORGOGNO - Io c’ero...quando in Italia non c’erano le Regioni a Statuto ordinario. Va ricordato che la nostra Costituzione approvata nel 1947 stabiliva che "entro un anno dall'entrata in vigore" si sarebbe dovuto provvedere a indire le elezioni per i consigli regionali. Ci vollero invece 22 anni per arrivare al traguardo perché già allora le forze politiche avevano parecchie remore sulla loro funzionalità; avrebbe privato lo Stato centrale da importanti prerogative, creando difficoltà nella attuazione di soluzioni comuni. Anche se non fu trascurabile la questione politica, dovuta al timore della Dc di cedere parte del territorio (le cosiddette regioni rosse) al Pci. Cambiato il clima, con una Dc meno egemone, si arrivò al fatidico 1970 a indire le elezioni regionali in cui le uniche forze contrarie furono rappresentate dalle sparute rappresentanze dei liberali e dall’estrema destra missina e monarchica.

Nel periodo antecedente il 1970 anche un piccolo Comune aveva due soli riferimenti: la Provincia e Roma. Mi ricordo cosa significasse allora sentire che i nostri amministratori comunali si erano recati a Roma; non era un viaggio sul Frecciarossa in giornata, ma l'impegno "mitico" di una settimana, da raccontare al ritorno come un avvenimento epocale.

Eppure si facevano acquedotti, fognature, strade e scuole. L’autostrada del Sole, Milano/Napoli, 760 km, completata il 4 ottobre del '64 dopo avere aperto i primi tratti già nel 1956. Otto anni con i mezzi di allora per costruire 853 ponti, 572 gallerie 16 milioni di mq di pavimentazione. Altro che traforo del Tenda o la Cuneo-Asti!

Poi arrivò il 1970, si votarono per la prima volta i Consigli regionali: per decentrare l'ingordo potere centrale, per essere più vicini alla gente, per sveltire le pratiche; si disse. In quell’anno Il rapporto debito pubblico/ Pil era sotto il 40%; lo scorso anno siamo arrivati al 137%. Quest’anno? Meglio glissare.

Quella che avrebbe dovuto essere una facilitazione per il cittadino è divenuta una complicazione. La burocrazia in crescita esponenziale, i costi pubblici aumentati a dismisura, la credibilità della classe politica sotto i tacchi. Il "Senso dello Stato" frantumato da un potere decisionale suddiviso in una infinità di enti, spesso sovrapposti tra loro. Il prestigio della istituzione pubblica, in quanto rappresentativa di tutti i cittadini, seppellito dalla faziosità di parte.

I personaggi carismatici, "statisti", discepoli di una scuola di pensiero, sostituiti con "l'uomo della strada che parla come il popolo", purtroppo e spesso con ben scarse competenze specifiche; tanto che su quasi mille eletti ci si deve rivolgere altrove per nominare presidenti del Consiglio o ministri "tecnici".

Alla faccia della sovranità popolare che ha espresso con il voto le sue preferenze. L’alto profilo della missione politica, divenuta una professione ben remunerata; la sistemazione per la vita!

Lo vediamo in questi giorni tristi, che dovrebbero trovare in ognuno comprensione e volontà solidale; le Regioni in linea con la politica di governo, allineate, quelle avverse in continuo dissenso. A parti inverse sarebbe lo stesso! Stucchevole e demagogico gioco delle parti, che prevale sull’interesse generale.

A conti fatti, quel 1970 è stata la data più infausta della nostra Repubblica, l’inizio di una inarrestabile frana economica e morale. Di chi la colpa? Sicuramente della mia generazione, probabilmente anche mia che in quell’anno iniziavo la mia vita politico-amministrativa, con l'unica inutile soddisfazione: la contrarietà alle elezioni regionali.

Marco Borgogno

 

VIDEO