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CEVA/ Protesta del gruppo d’opposizione per la chiusura del pronto soccorso: "Inaccettabile!"

MONDOVì

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SERGIO RIZZO- «Considerato lo stato emergenziale e l’esigenza di proseguire a riorganizzare il sistema di offerta e di liberare professionisti medici per garantire le terapie da prestare a pazienti Covid, si dispone la sospensione dell'attività dei seguenti pronti soccorsoPPI: Giaveno, Venaria, Lanzo, Nizza, Borgosesia, Bra, Ceva».

Questa la nota emessa il 19 marzo, a firma del responsabile del settore di programmazione dei servizi sanitari Franco Riba, del Direttore alla Sanità Fabio Aimar, dell'assessore alla Sanità Luigi Icardi, del vicepresidente della Regione Piemonte Fabio Carosso e del Commissario dell'Unità di crisi Vincenzo Coccolo.

“Come opposizione del Comune di Ceva (Cn), – spiega il portavoce del gruppo di minoranza Fabio Mottinelli (in foto),– abbiamo da subito manifestato, con chi di dovere, le nostre preoccupazioni. Riteniamo inaccettabile, grave, folle, allucinante l’idea partorita dalla Regione Piemonte di chiudere il Pronto Soccorso di Ceva anche a seguito della chiusura dell’ospedale di Cairo Montenotte che, di fatto, lascia un territorio vastissimo, a cavallo tra Piemonte e Liguria, senza un pronto soccorso di riferimento.

Il coronavirus racconta proprio il disastro dei tagli alla sanità che si sono succeduti in questi anni, e come pensiamo di affrontare il tutto? Con altri tagli. Queste sono tutte le valutazioni che abbiamo fatto, ma dopo.

Le prime proteste abbiamo chinato la testa, visto il particolare periodo, vista l’emergenza in atto, abbiamo pensato che a tutti è richiesto uno sforzo maggiore, un sacrificio ulteriore e noi cebani siamo abituati a sacrificarci, da sempre. Una scelta dolorosa ma necessaria in un momento così drammatico, peraltro fatta senza il preventivo coinvolgimento dei sindaci interessati che sono stati informati a scelta fatta, cosa assolutamente scorretta nel metodo. Ma la notizia recente, ovvero quella del pronto soccorso di Borgosesia che avrebbe dovuto essere chiuso, come quello di Ceva, ed invece è stato lasciato aperto, dopo le proteste del sindaco, di alcuni parlamentari, e qualche telefonata, è un insulto alla dignità del nostro territorio e dei nostri concittadini.

È vergognoso. Apprendiamo che la motivazione è che: «nell’ospedale di Borgosesia è già presente da tempo un’area dedicata ai malati Covid-19, e pertanto necessita del mantenimento del pronto soccorso, che ha già percorsi di ingresso separati e dedicati» La stessa situazione di Ceva, ma forse i nostri “santi in paradiso” non sono sufficienti e siamo più sacrificabili di altri? Di fatto sono stati discriminati i cittadini piemontesi sulla base dell’appartenenza politica del primo cittadino del paese in cui abitano.

Questo è inaccettabile, soprattutto quando si parla della salute dei cittadini. Esigiamo che tutta l’attenzione e gli approfondimenti logistici distanze, disagi per la popolazione, numero di abitanti serviti dalle strutture chiuse, ampiezza geografica del bacino di utenza, che ci risultano essere stati fatti sul caso di Borgosesia, siano messi in campo anche per gli altri territori. Non si può chiedere ai sindaci coinvolti dalla chiusura dei pronto soccorso senso di responsabilità e poi assistere a una retromarcia del genere.

Ci chiediamo a cosa serva avere un ministro a Mondovì se dalla polizia stradale, ieri, al pronto soccorso, oggi, non si senta una minima presa di posizione. Invitiamo inoltre il sindaco di Ceva Vincenzo Bezzone, che sappiamo avere buoni rapporti con il presidente Alberto Cirio, a far valere i diritti dei cebani e di tutto il territorio perché se, in un primo momento poteva valere il senso delle istituzioni, davanti ad uno schiaffo e uno sgarbo come questo non deve esistere appartenenza politica di sorta. Non devono esserci cittadini di serie A e cittadini di serie B. Noi cebani siamo abituati a immolarci sull’altare dei tagli, ma così è davvero troppo!”

 Sergio Rizzo

 (Nella foto: il consigliere del gruppo d’opposizione Fabio Mottinelli)

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