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Bra, la dottoressa Renata Gili: "I vaccini? Troppi dubbi e paure, più fiducia nella scienza"

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FIORELLA AVALLE NEMOLIS - Giovane, talentuosa e dottoressa: è la braidese Renata Gili, classe 1986, ha conseguito Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva all'Università degli studi di Torino.

Renata, che ne dici di cominciare dalla tua famiglia?

“Che dire, vengo da una famiglia bellissima, non posso che parlarne bene. Papà Andrea e mamma Ilaria sono genitori fantastici, a noi figli non è mai mancato il loro amore. Ci hanno inculcato insegnamenti di vita, valori importanti come l'altruismo: avere sempre uno sguardo, non solo su se stessi, ma anche verso chi ci circonda, verso il mondo in cui viviamo. L'incoraggiamento allo studio e all'importanza di farsi una propria idea, senza temere di portarla avanti. La nostra è una famiglia numerosa, continuo a dire che siamo quattro fratelli anche se uno ormai non vive più in questo mondo, Oberto, soprannominato affettuosamente Bu, un'aspirante chef, laureato in matematica finanziaria; Francesco fa il fotografo, è il più grande e il più creativo della famiglia, poi mia sorella Luisa, impiegata in banca, che è anche mamma".

Renata ha avuto il privilegio di crescere in una famiglia salda e molto unita (purtroppo non è così per tutti) con valori basilari anche per il suo brillante percorso professionale. Rammento mamma Ilaria quando faceva le compere da Map (il mio ex negozio a Bra), paziente e premurosa con i suoi cuccioli, educatissimi, non serviva redarguirli, osservavano curiosi senza toccare nulla.

Renata Gili vanta un eccellente curriculum professionale, conseguendo traguardi ragguardevoli in specializzazione, e completando il percorso di formazione medica con un ruolo clinico in ambito territoriale di cure primarie, prima nel servizio di continuità assistenziale, e in seguito, durante i mesi dell'epidemia di Covid-19 fino alla fine di giugno 2020, nelle Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) nella sede di Savigliano dell’Asl Cn1. Si è anche occupata di divulgazione medico-scientifica per la rivista online Medical Facts. Attualmente lavora a tempo pieno, alla Fondazione Gimbe (Gruppo italiano medicina basata sulle evidenze) con sede a Bologna, dove porta avanti diverse attività nell'ambito della ricerca e della formazione.

Renata, la tua scelta professionale è stata in parte influenzata da papà Andrea, che è medico?

"Veramente volevo fare l'astronauta, il desiderio di diventare medico è maturato dopo il quinto anno di liceo. Mio papà è un bravissimo medico, figlio a sua volta di un medico che purtroppo non ho mai conosciuto, ma la fama lo tiene molto vivo. Direi che è una tradizione di famiglia; il mio bisnonno, da parte di mia mamma, era un medico di famiglia di Narzole, insomma nella mia famiglia di medicina c'è tanto".

Ti pongo una domanda su un argomento complesso e molto delicato: il tuo pensiero sull'eutanasia.

"E' un argomento di cui potremmo dibattere per ore. Senza entrare nel dettaglio, credo nell'importanza di informare e di rispettare sempre a pieno le scelte che una persona consapevole voglia fare di sé e della propria salute, senza giudicare e comunque ovviamente nel rispetto della legge, dell'etica professionale e personale. Per me, questo è un un valore a cui tengo tantissimo".

Qual'è il tuo ruolo nell'ambito della Fondazione Gimbe?

“Mi occupo di ricerca e di sistema sanitario, con la fondazione Gimbe portiamo avanti una campagna importante, salvaguardiamo il nostro servizio sanitario nazionale affinché sia accessibile a tutti, senza discriminazioni. Anche se in questo ambito lavorativo non ho il rapporto diretto con il paziente, nella vita di tutti i giorni, soprattutto in questo periodo storico, poichè sono esperta di vaccini e di Covid, ho continue richieste di informazioni e chiarimenti. Quindi, emerge l'importanza di fornire informazioni approfondite a chi le richiede per una scelta consapevole. Molti sono portati a pensare che venga meno la libertà di scelta riguardo alle vaccinazioni, ma bisogna tenere conto che, purtroppo, è un problema che non riguarda solo noi, per il principio che la propria libertà personale a volte può ledere quella altrui. Il discorso sui vaccini è molto complesso, la scelta di non vaccinarsi per il Covid-19 rientra in un ambito più complesso, in cui bisogna esaminare anche tanti altri fattori, perchè rischia di mettere in pericolo la salute e la libertà delle altre persone".

In veste di ricercatrice, non ti manca un po' il rapporto con il paziente?

"La differenza è che non lavoro sul singolo, ma su numeri più grandi, per esempio, nel caso di un intervento di sanità pubblica, come per le vaccinazioni, come per gli streaming preventivi per i tumori, è importante qualunque tipo di intervento di sanità pubblica, perché potenzialmente può salvare la vita a tantissime persone. Sono due diversi modi di praticare la medicina: c'è il medico che lavora col proprio paziente, quindi è giustamente concentrato solo sulla sua salute. Per contro, i medici di sanità pubblica hanno una visione più di sistema, che consente loro di fare interventi, che se efficaci, perché eseguiti con una serie di requisiti, possono avere davvero un grande impatto. Questo aspetto mi piace molto, amo tantissimo il contatto con l'altra persona, quindi ho modo di averlo ugualmente, anche se nel mio lavoro è più di comunicazione. Sono anche una divulgatrice, mi piace mettere a disposizione le mie competenze a persone che svolgono un altro lavoro. E' un altro modo per stare sempre a contatto con chi mi circonda, quindi ascolto paure e dubbi, ragionandoci e fornendo degli strumenti specialistici a chi non ne dispone. E torno al punto che mi sta più a cuore, aiutare nel fare una scelta consapevole. In tema vaccini, sono venuta in contatto con persone contrarie al vaccino perché non avevano ricevuto risposte esaurienti ai loro dubbi, o peggio ancora erano finiti sul web, con notizie false che suscitano solo paure. Mi entusiasma, in parallelo alla mia attività di ricerca, la divulgazione medico-scientifica, con pubblicazioni quotidiane su temi diversi, per i non addetti ai lavori, sulla rivista Medical Facts del prof. Roberto Burioni, questo prima del Covid".

Ti entusiasmi facilmente?

Diciamo di sì, ma il grande entusiasmo è sempre accompagnato da momenti di riflessione intensa. Ho un entusiasmo consapevole.

Quale successo lavorativo ti ha reso orgogliosa?

"Non godo molto dei miei successi, tendo a sottovalutarmi, pensando che sia stato un colpo di fortuna. E' un aspetto della mia personalità, su cui il mio fidanzato ironizza molto".

Un'emozione forte che hai provato?

“E' un'emozione molto forte e molto triste, la perdita di un fratello: la vita e il mondo assumono un altro significato. Non si può dimenticare, è un dolore fortissimo. Per fortuna ho gioito anche di tante belle emozioni, sono felicemente fidanzata con Guido Catalano, scrittore e poeta, con il quale ho una profonda intesa e un saldo rapporto di fiducia reciproca. Con Guido vivo ogni giorno emozioni belle e diverse, la sua creatività e la sua fervida ironia mi colorano la vita".

Hai fiducia nella scienza futura della medicina?

Non c'è esitazione, il tono della voce è potente, vigoroso: "Totale! Purtroppo, complici tanti fattori, ben inteso, non mi permetto di puntare il dito contro nessuno, di fatto è oggettivo che questa pandemia abbia concorso ad evidenziare la scarsa fiducia nella scienza da parte di molte persone. E' insita in me la totale fiducia nella scienza, espressa già da bambina, aspirante astronauta. Quindi fiducia nella scienza futura come in quella attuale".

Fiorella Avalle Nemolis

 

 

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