Meteo Radio Stereo 5 Euroregion Facebook Twitter Youtube Linkedin

At-Cn, oltre alle beffe di anni di chiacchiere anche il danno di un'opera mal concepita

CUNEO

Foto
Condividi FB

GUIDO CHIESA - "Tra tutti i dati relativi alla costruenda autostrada emersi oggi (aprile 2005) quello che mi sollecita di più è il tempo, giugno 2009, di chiusura dei lavori". Così commentava l’allora presidente della Provincia di Cuneo, Raffaele Costa, alla notizia dell’avvenuta individuazione del socio privato per la società concessionaria della Asti-Cuneo.

Oltre 15 anni dopo, il 2 gennaio 2021: "La ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, ha firmato i decreti che sbloccano le convenzioni per le società Asti – Cuneo e Satap (tronco Torino Milano). Il perfezionamento delle Convenzioni consentirà il completamento del collegamento autostradale A33 Asti – Cuneo lungamente atteso (…). La tratta da realizzare è divisa in due lotti (2.6.a – 2.6.b) per un’estensione complessiva di 9,8 km. La tratta 2.6.b che interessa i comuni di Alba, Roddi e Verduno già possiede i provvedimenti approvativi e i lavori sono realizzabili in 2 anni. Contestualmente si procederà all’approvazione del lotto 2.6.a ed alla successiva esecuzione che sarà conclusa entro il 2024".

Immediato il commento del presidente della Regione, Alberto Cirio: "Tutti gli elementi di ostacolo a livello ministeriale sono stati superati. (…) Se non ci saranno ulteriori impedimenti, rispetteremo la promessa di concludere l’opera entro la fine del mandato”.

Né poteva mancare il commento dei parlamentari piemontesi della Lega Giorgio Maria Bergesio e Flavio Gastaldi: "Per la Lega, che sulla questione ha sollecitato più volte nelle ultime settimane il ministro dell'Economia, si tratta di una vittoria importante. Oggi è una data storica perché manteniamo un impegno preso con i cittadini, la dimostrazione che quando ci sono la serietà, la buona volontà e la dedizione i risultati si ottengono (…). Ora ci attendono tre anni di lavori per completare i 9 km mancanti!!”.

Si sa. Ora come allora, la politica non riesce a fare a meno di vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Come pure ha un bisogno spasmodico di appendersi quante più medaglie possibile e di fissare scadenze compatibili solo con gli appuntamenti elettorali: ne va della sua stessa sopravvivenza. Tuttavia, una volta tanto, facciamo finta di dimenticare che:

il progetto del lotto 2.6.a con tracciato all’aperto invece che in galleria è allo stadio preliminare e che dovrà affrontare tutto il processo autorizzativo di incerta durata;

il Ministero dell’Ambiente aveva a suo tempo bocciato la soluzione all’aperto e dovrà quindi rimangiarsi tutte le considerazioni fatte per imporre la soluzione in galleria;

il preventivo è allo stadio preliminare ed è quindi probabile che l’analisi dei costi non sia ancora definitiva;

il concessionario si sia già riservato esplicitamente la possibilità di rivedere il Piano Economico Finanziario allegato alla delibera CIPE qualora l’analisi degli effettivi costi di costruzione e degli effettivi flussi di traffico non risultassero in linea con quanto ipotizzato nel corso della trattativa con il MIT;

sono state escluse dal preventivo tutte le opere complementari che nel corso degli anni il Concessionario si era impegnato a realizzare per migliorare la viabilità dei Comuni interessati. 

Volendo, nonostante tutto, credere alle promesse dei nostri rappresentanti viene tuttavia naturale domandarsi di quale infrastruttura i cittadini della provincia di Cuneo potranno usufruire nel 2024, o qualche anno dopo, e quale sarà il suo impatto sull’economia e la viabilità locale. In sintesi essi avranno:

un’opera progettata nell’ipotesi della realizzazione del Tunnel del Mercantour e dell’autostrada Nizza Cuneo. Infrastrutture, a giudizio degli addetti ai lavori, senza alcuna prospettiva di un ritorno economico e di nessun interesse per la Francia. Ossia prive dei minimi requisiti di fattibilità;

un’opera con un tracciato fantasioso (la famosa Z rovesciata), dimensionata per un flusso di traffico di oltre 26.000 veicoli/giorno, ben al di sopra di tutte le previsioni e, alla luce dei fatti, delle reali necessità;

un’opera per la quale gli utenti pagheranno un pedaggio e che, di conseguenza, raccoglierà solo una parte del traffico che oggi utilizza la viabilità esistente;

un’opera con un Piano Economico Finanziario bisognoso di continui aggiustamenti e conseguenti rinegoziazioni;

una struttura destinata a durare alcuni secoli che va ad incidere pesantemente sul paesaggio e sull’uso del suolo della collina ai piedi di Verduno (oltre alle beffe di anni di chiacchiere, anche un danno irreversibile alla bellezza dei luoghi che attraversa. Non solo per gli ettari sottratti all’agricoltura dal nastro di asfalto, ma anche per tutti i terreni tagliati dall’infrastruttura che, per evidenti difficoltà di accesso, sono inesorabilmente destinati all’abbandono).

Stando così le cose – e sfidiamo chiunque a dire che non stanno così - non è, come afferma il Presidente della Regione, la politica a dover chiedere scusa ai cittadini cuneesi per gli anni persi, ma siamo tutti noi, con qualche anno in più, a dover chiedere scusa alle future generazioni per aver usato il territorio a nostro uso e consumo e aver consegnato loro i luoghi in condizioni ben peggiori di come li abbiamo ereditati. Non credo però avremo il loro perdono.

Guido Chiesa dell’Osservatorio delle Langhe e del Roero

 

 

VIDEO