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Applausi e doni per gli ospedali, ma ciò che i sanitari vogliono davvero è che restiamo a casa

BRA

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FIORELLA AVALLE NEMOLIS - Non posso tacere! Ascoltiamo i messaggi di infermieri, medici, rianimatori; sono donne e uomini che danno la loro assistenza ai pazienti e che ci incitano a stare a casa.

Volti stravolti di stanchezza e di orrore di fronte alla violenza di questo nemico che ci ha attaccato all'improvviso.

Visi segnati dagli occhiali di protezione, occhi lucidi, arrossati, che, impotenti, vedono sofferenza, sgomento e solitudine dei malati che chiedono aiuto.

Corpi imprigionati in scafandri ingombranti che impediscono e rallentano i movimenti, che invece devono essere rapidi, efficienti.

E' l'equipaggiamento di protezione necessario per stare a diretto contatto con i pazienti.

Eppure, continuano, coscienti che anche un solo minuto della loro prestazione può salvare un malato.

E poi, quando tutto sarà finito, chi cancellerà dai loro occhi, dal loro profondo il dramma che hanno vissuto insieme a tutti gli altri colleghi.

E combattono con abnegazione e coraggio il nemico, insieme a tante altre categorie di lavoratori. Tutti che si prodigano per la nostra salvezza.

E' vero, ricevono applausi, doni recapitati nei Pronto soccorso degli ospedali, per riconoscenza, sì, ma rifettendo, forse il miglior sostegno sarebbe fare ciò che implorano: stare a casa!

Fiorella Avalle Nemolis

(Nella foto il vassoio di brioches recapitato al Pronto soccorso dell'ospedale di Bra - LEGGI QUI)

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