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Come è iniziata da Racconigi la straordinaria impresa della seta

SAVIGLIANO

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FIORELLA AVALLE NEMOLIS - Racconigi, cittadina “reale” nel Cuneese, tutta da scoprire. Al di fuori delle mura del Castello reale, c'è un altro mondo da scoprire. Quello che per il principe Emanuele Filiberto Amedeo di Savoia Carignano era motivo di interesse e svago durante il soggiorno in città.

A pochi passi dal castello, all'ufficio del Turismo si trova disponibilità e gentilezza e sopratutto preparazione. L'architetto Nadia Lovera, gentilissima e competente, si offre di accompagnarci. Ci fa notare anche l'aspetto storico architettonico dell'epoca: le incantevoli altane, piccole logge poste alla sommità dell'edificio, i cortili a loggiati, le torri-scala, i portici.

Alla scoperta di antichi edifici: le fabbriche magnifiche della produzione della seta. Racconigi in origine era un piccolo borgo, cinto da mura modeste, dove contadini e artigiani svolgevano piccole attività. Ma tra il '400 e il '600, l'economia del paese crebbe a dismisura, grazie all'insorgere di fabbriche della seta.

Tutto cominciò quando da Genova arrivarono i fili di seta, da Vicenza i gelsi, da Venezia e dall'Istria le tinture. Così, dalla fine del'600 e per tutto il '700, Racconigi fu il principale centro europeo di produzione di filo di seta, noto come organzino. Contava ben 33 filatoi (le fabbriche magnifiche) con 400 addetti specializzati.

Così, la visita continua al prestigioso museo-giardino della civiltà della seta “Mario Monasterolo” inaugurato il 27 maggio di quest'anno, che ci introduce nell'affascinante mondo del filo di seta. E' il seicentesco chiostro dell'ex convento delle Clarisse, che ospita il piccolo museo: testimone di una grandissima storia. E' all'interno dell'ombroso giardino, di semplicità claustrale, dove si trova anche la Biblioteca civica.

Ci accoglie Valentina Arbagi, che ci introduce nel luminosissimo salone, tutto vetrate da un lato. Ci lascia liberi di girare, incantati dalla particolarità dell'ambiente. Alla sinistra ci sono due grandi stanze, a cui non si può accedere, ma che lasciano l'ospite libero di curiosare attraverso le finestre aperte.

Un invito ad entrare nella storia, dove si osservano installazioni scenografiche. Rappresentano e raccontano con dovizia ed efficacia l'atmosfera e la storia di una originale filiera, unica, perchè svolta in un piccolo borgo, che partiva dalle campagne, con la coltivazione dei gelsi e l'allevamento dei bachi.

Così, un passo dopo l'altro, da quel piccolo borgo partì e si sviluppò la straordinaria impresa della produzione della seta, che crebbe a dismisura. Esperienza unica, per un piccolissimo ma operoso borgo, i cui protagonisti inconsapevoli, fanno parte della leggenda del filo di seta, il prezioso organzino.

E proprio i Savoia, a partire dal 1520, incoraggiarono la coltivazione del gelso bianco e nero. Fu così che il primo vivaio di gelsi vide la luce all'interno del parco del castello. Ma, come per tutte le leggende, il 1900 ne segnò la fine, dovuta alla comparsa delle prime malattie dei bachi da seta, ma sopratutto, ahimè, all'invasione delle sete orientali e al crescente utilizzo delle fibre sintetiche.

Inizia la grande crisi della bachicoltura, che causa la scomparsa di questa fiorente attività, non solo a Racconigi, ma in tutto il territorio italiano. Ma non finisce qui. A Racconigi c'è tanto altro da scoprire. Un buon motivo per gite fuori porta, in luoghi storici e paesaggistici, che non a caso furono dimora dei Savoia.

Fiorella Avalle Nemolis

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