Meteo Radio Stereo 5 Euroregion Facebook Twitter Youtube Linkedin

Quanta pazienza per non perdere tracce di quel neonato "sapiens" nella grotta sulla Roa Marenca

MONDOVì

  • Foto
  • Foto
Condividi FB

ROBERTO CROCI - La Roa Marenca, la Via del Sale, va oltre il Piemonte e oltre la memoria dell’uomo moderno. Lo testimonia il bel borgo di Erli, in provincia di Savona, nella Val Neva, che collega Garessio e Albenga, lungo la Sp582, attraverso il valico di San Bernardino a 957 metri. Già ricca di storia con testimonianze romane, saracene, dei marchesi di Clavesana, del Carretto e dei Savoia, da poco si scopre "preistorica" con la riscoperta della Grotta di Arma Veirana (una decina di metri dal confine di Cerisola, frazione di Garessio) da parte del fotografo savonese Renato Bonfanti che qui passava le vacanze.

Da tre anni il sito è oggetto di campagne di scavi e studi diretti dal professor Fabio Negrino, per conto del Dipartimento di antichità, filosofia, storia dell’Università di Genova, supportati dalla Soprintendenza della Liguria. Ma perché tutta questa frenesia che fa richiamare anche oggi Rai 3? Gli studi dello scorso anno hanno dimostrato che non c’è l’ipotizzata coesistenza dell’uomo di Neanderthal e dell’Homo Sapiens, ma si sa che ogni scoperta ne apre un’altra.

“Il sito resta d’importanza straordinaria - dice Negrino - per lo studio delle ultime generazioni di Neanderthal, ma quest’anno si è impreziosito dalla scoperta davvero unica, a soli due metri di distanza, di un scheletro di neonato, posto in una presumibile tomba con monili di conchiglie forate, tipico rito dell’Homo Sapiens”. L’estrazione di questa reliquia avviene con una pazienza infinita, secondo le moderne modalità di scavo: insomma un po’ meno Indiana Jones e più Ris poliziesco.

Uno scavo difficile perché contaminato, negli anni '70, da due fosse di stupidi clandestini. Ma il team di Negrino è attrezzato: una dozzina di università internazionali, analisi al carbonio e Dna, riprese giornaliere in 3D per non perdere neanche un granello importante. Sono i resti dei pronipoti dei “Ligures”, uomini ricoperti di pelli e dai capelli lunghi che diedero così tanto filo da torcere ai Romani, i nostri avi più antichi che abitavano queste “arme”, questi tetti di roccia, i più lontani dalla costa sinora conosciuti ed aprano agli studiosi più interrogativi che certezze, come è uso nella scienza.

Grazie al Comune di Erli e alla sua Pro loco, coordinati con Cerisola e Garessio, si può ora iniziare una diffusione di conoscenza di questo tratto della Roa Marenca, come avverrà nell’evento pubblico di sabato 28 luglio dove la Pro loco di Erli, con la collaborazione di Fai Giovani di Albenga e Alassio, organizzerà le visite guidate sul sito e su tratti della Via del Sale.

Alè, che i puruma feira!

Roberto Croci

(Nelle foto di Roberto Croci vediamo lo scavo di sinistra sui resti dell’Uomo di Neanderthal, a destra sui resti di un neonato di Homo Sapiens: probabilmente 30.000 anni di diversità in soli due metri nella grotta Arma Veirana tra Erli e Cerisola, in Val Neva; Julien Riel Salvatore, molisano di seconda generazione, professore all’Università di Montrial, ci mostra una possibile posizione del neonato di cui spunta il cranio grande come una pallina da tennis: un reperto unico!)

VIDEO

COPYRIGHT 2016 WEB & TECH SOLUTIONS