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Sul treno in attesa dell'auto, quasi quasi mi pento di averla comprata

ATTUALITà

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TERESIO ASOLA - In attesa della voltura della mia nuova utilitaria "chilometri zero" sono costretto al treno. Pochi giorni di nuova vita e già mi sono pentito di averla comprata, l'auto. Sto scoprendo una città che pensavo di conoscere, vivendovi da trent'anni.

Ogni mattina, uscito di casa, mi pare di partire per una vacanza. Niente arrabbiature perché il primo semaforo dopo cento metri pare guasto sul rosso fisso, niente zapping a cercare notiziari che non amplifichino il demagogo di turno, no email di lavoro compulsate agli incroci, niente parolacce trattenute per l'incedere da Corpus Domini della coda nel corso.

Scopro il piacere di camminare 12 chilometri al giorno (a 57 anni mi pare una maratona) osservando volti, scrutando cieli, pensando cose. Mi sembra di visitare una città nuova: risplende il sole, nonostante il gelo del mattino. Persino i barboni accucciati negli angoli paiono sereni.

Allungo il passo sotto i portici del corso, e nella nuova Porta Susa scopro che i pendolari ferroviari non sono solo i cupi esseri delle cronache dei giornali. Sorridono, camminano leggeri verso il loro treno. Molti si portano sottobraccio una biciclettina ripiegata pronta a volare a scherno delle auto immobili nel traffico.

E il treno va. Fila via leggero e moderno, senza strappi né scossoni. Penso ai treni di Primo Levi: non a quelli tragici diretti ai campi di concentramento, ma a quelli sui quali lo scrittore viaggiò per vent'anni, su questa medesima linea ferroviaria. Egli raggiunse ogni giorno, disegnando storie, la sua fabbrica di vernici nella città che è quasi riuscita a diventare, il 31 gennaio, Capitale della Cultura 2018: Settimo Torinese. Automobile, addio.

Teresio Asola

 

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