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Scelta più difficile sui negozi chiusi o aperti di domenica con l'e-commerce che cresce

CUNEO

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PIERCARLO BARALE - Le promesse elettorali di Di Maio si stanno allontanando nel tempo, apparendo inattuabili. La conclusione della vicenda Ilva di Taranto, nel senso del mantenimento della produzione, è l'esatto opposto di quanto era stato promesso.

Si era fatto il pieno di voti perchè della gigantesca fabbrica di acciaio ed anche di veleni era stata promessa la chiusura. Con lo smantellamento, il risanamento ambientale e successiva realizzazione di un parco ambientale. Anzichè ciminiere, depositi a cielo aperto di scarti inquinanti, utilizzazione del carbone, verde attrezzato per passeggiate distensive. Una sorta di risarcimento alla città di Taranto, da anni semiasfissiata dal gigante. Promesse incaute ed irrealizzabili, alla luce dei quattordicimila addetti che - nelle promesse elettorali - avrebbero trovato ricollocazione nella gestione del parco.

Appariva evidente che non ci sarebbero state le disponibilità finanziarie per retribuire i già dipendenti. Così come - visto l'accordo già raggiunto per la cessione dell'industria - sarebbe stato giuridicamente impossibile cancellarlo -. Di Maio ha fatto melina fin quando gli è stato possibile, tenendo segreto il parere dell'Avvocatura dello Stato, che era nel senso - ovvio - del mantenimento dell'appalto e quindi della continuazione dell'attività industriale. Di Maio ha rosicchiato a fatica qualche miglioramento per i dipendenti e promesse di natura ambientale, impossibili da rifiutare dalla società acquirente. Quando si è investito un capitale rilevante e sono stati predisposti i piani industriali, si concede qualche piccola soddisfazione al venditore.

Peraltro, una eventuale decisione di annullamento per asserita illegittimità - tutta da dimostrare - avrebbe innescato un contenzioso lungo ed assai incerto. Taranto città si è sentita tradita dai pentastellati, poichè si attendeva il rispetto della promessa di smantellamento. Ora Di Maio se la dovrà vedere con il completamento del gasdotto Tap, che era stato dato come non completabile. Con il mantenimento in funzione dell'Ilva è essenziale disporre del metano in dirittura d'arrivo. Perciò i pentastellati, che avevano avuto i voti anche dai no-Tap, dovranno rimangiarsi un'altra promessa. Era ed è ridicolo pensare che il gasdotto, che parte da Kiev, ormai in arrivo sulla nostra costa, possa essere bloccato. Con la continuazione dell'uso del carbone inquinante da parte dell'Ilva.

Più lontana nel tempo, ma anch'essa destinata alla inosservanza, appare la promessa fatta ai Valsusini contrari alla Tav - l'alta velocità ferroviaria - di bloccarne la realizzazione. La si potrebbe mantenere soltanto disponendo di alcuni miliardi per la rinuncia agli appalti già assegnati ed il pagamento delle opere eseguite ed in corso. E' stato facile per i pentastellati acquisire i voti promettendo irrealizzabili decisioni.

Analogo è quanto dato ad intendere ai no-vax, che vorrebbero l'eliminazione dell'obbligo delle vaccinazioni. Sul punto si sono susseguite decisioni contrastanti, che denotano l'incapacità di gestire il problema, in totale contrasto con la scienza medica. Non potranno onorare l'assurda promessa, che hanno incautamente assunto per una manciata di voti.

E' venuto il momento di onorarne un'altra: la chiusura di negozi e supermercati nei giorni festivi. Il problema è stato già ampiamente dibattuto e vi è il sostegno della Chiesa cattolica. Si potrebbero regolamentare, sotto il profilo della tutela dei lavoratori del settore, le presenze nelle festività, consentendo i rapporti familiari dei dipendenti di negozi e strutture che aprono ininterrottamente ed anche nelle festività.

Occorre conciliare le esigenze del personale, meritevoli di attenzione, con quelle dei negozianti e grandi strutture, ma anche degli utenti delle stesse. La liberalizzazione del commercio, risalente al governo Monti, allineata con quanto avviene in Europa e negli Usa da tempo, è stata positiva per il settore commerciale, per le aree turistiche, nelle città, per i lavoratori notturni. Molte famiglie senza grandi disponibilità di spese, frequentano - la domenica - i grandi centri commerciali. C'è l'aria condizionata in estate ed il riscaldamento d'inverno. Si può acquistare con risparmio, tempo a disposizione, e qualche divertimento per i figli. Senza affrontare viaggi costosi, riservati a fasce più abbienti. C'è bisogno di aumentare i consumi, non di ridurli, tenuto conto che nelle festività gli incassi delle vendite sono di molto superiori ai giorni feriali.

Se Di Maio cavalcherà questa sfida, ritornando ad un concetto medievale del commercio, già insIdiato da Amazon ed Internet, alienandosi i commercianti, per seguire promesse incautamente formulate, finirà come a Taranto.

I voti sono arrivati. Li perderà con la stessa rapidità. Lasciamo, per ora, osservazioni sul reddito di cittadinanza. E' la promessa più incauta ed anche la più attesa.

Piercarlo Barale

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