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Subito dopo le ferie l'ora della verità su tutte le promesse elettorali che ci hanno fatto

CUNEO

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PIERCARLO BARALE - Cinque Stelle e Lega non sono in grado di uscire dai pasticci conseguenti alle tante promesse elettorali senza fondamento. Soprattutto senza i quattrini per realizzarle e ragioni logiche per spiegare il pubblico interesse. Lasciamo da parte flat-tax e reddito di cittadinanza, per i quali il ministro Tria ha dovuto dichiarare la fattibiità ma non subito, mentre lo spread ne ha già sanzionata l'irrealizzabilità.

Circa i vaccini, i pentastellati hanno abbracciato la tesi della inutilità, pericolosità, costrizione dei cittadini, convenienza delle case farmaceutiche. Hanno accolto, in campagna elettorale, la linea dei no-vax, alimentata da apprendisti stregoni, anche radiati dall'albo dei medici. Opporsi ai vaccini è assurdo ed incosciente, come lo era - a suo tempo - opporsi a Galileo da parte della Chiesa. Ma i no-vax sono passati all'incasso e qualcosa devono ottenere, sia pure temporaneamente, per non vederli diventare accaniti oppositori di quelli che prima li hanno sostenuti. Ora dovrebbero essere lasciati al loro destino di profeti antistorici e nemici della salute. Però, le promesse ai fanatici non sono di semplice gestione, perché ci si trova al di fuori di ogni logica, alla mercè di pochi determinatissimi superesperti di medicina, pur non avendo titolo e credibilità. I cinquestelle dovranno abbandonarli al loro destino di bastiancontrari.

I no-Tav della Valle di Susa hanno dilagato per la penisola, occupandosi di tutte le grandi opere strategiche, alla luce di presuntuose pretese di onniscienza, in contrasto con il sapere comune, in ogni materia. Le decisioni europee, che hanno approvato il percorso del corridoio Lisbona-Kiev, sono state contestate con l'antieconomicità dell'opera, l'inutilità alla luce di nuove tecniche di trasporto. Addirittura dall'esistenza delle stampanti in 3D, in grado di riprodurre in loco qualunque oggetto. Renderebbero inutile le fabbriche tradizionali ed il trasporto dei prodotti. La Valle di Susa detta legge all'Europa, insegna teoria dei trasporti internazionali, procede con guerriglieri armati ed attacchi ai cantieri, mentre trova cantori della giustificata violenza, come se ci si trovasse all'epoca della Resistenza. Novelli patrioti difendono il territorio da una galleria di 57 chilometri che scorrerà, invisibile ed inudibile a grande profondità. Il movimento ha prodotto forte consenso elettorale ai pentastellati, che devono ora restituire, bloccando l'opera, come avevano promesso pur di acquisire i voti. I no-Tav sono passati all'incasso ed il ministro Toninelli, tra i più accesi eretici dell'opera, non può perdere faccia e consenso lasciando proseguire i lavori.

In Puglia i no-Tap vogliono impedire il completamento del gasdotto, giunto all'arrivo, nonostante si tratti di un'opera strategica, da anni progettata, frutto di accordi internazionali di interesse planetario. Il presidente della Puglia, Emiliano, accannito oppositore, si accontenterebbe ora - vista l'impossibilità di bloccare l'opera - dello spostamento più a nord - in Abruzzo - cioè, lontano da casa sua, con la classica applicazione del noto principio "non nel mio giardino", sbandierato ogni volta che si condivide un'opera, ma a casa altrui. Ancora, i pentastellati hanno incautamente promesso - facendo il pieno di voti in Puglia - oltre al blocco del Tap, la chiusura dell'Ilva di Taranto, con la costruzione di un vastissimo parco, senza più fumi, polveri, rischi per la salute. Hanno soltanto dimenticato i 14 mila dipendenti, che paiono troppi per gestire il parco. Ed anche la produzione di quella che è la più grande acciaieria d'Europa. Avremo il parco, 14 mila guardiani e compreremo - anzi l'Europa comprerà - i milioni di tonnellate di acciaio necessari per costruire auto, palazzi, navi, dalla Cina.

Finora Di Maio ha temporeggiato, non sapendo che fare. Non può - ragionevolmente - evitare la chiusura degli impianti, l'annullamento del contratto di cessione ed il ricollocamento dei dipendenti. Vedremo come se la caverà, perché una cosa è promettere decisioni assurde in campagna elettorale, altra realizzarle. I pentastellati sono stati imprudenti nell'illudere, con il reddito di cittadinanza, no-Tap e no-Ilva. I leghisti hanno fatto promesse di riduzione di tasse a commercianti, artigiani, industriali, professionisti. Promesse in totale contrasto con le maggiori disponibilità di bilancio necessarie per le richieste pentastellate. Tutti sono passati all'incasso, mentre i guru della propaganda continuano a proporci, con tutti i mezzi d'informazione, i volti dei due viceministri perennemente connessi. La squadra di Salvini pare nettamente in vantaggio per costanza, determinazione, capacità professionale. Ha confezionato un "prodotto" venduto molto bene al "popolo sovrano", in parte adorante, in altra assuefatto ed in altra ancora scocciato e stufo di quotidiani interventi pubblicitari ad effetto.

Ambedue devono smettere di fare campagna elettorale e governare. Non rinviare, illudere i loro stessi sostenitori e continuare a promettere invano. Probabilmente li fermerà lo spread, ci penseranno i mercati e le valutazioni delle società predisposte alla valutazione della affidabilità del nostro sistema economico, previste per l'autunno. Verranno al pettine le varie promesse, anche per Alitalia. Carrozzone strapieno di dipendenti sovrapagati. Occorrerà decidere la sorte. Se verrà nazionalizzato, pagheremo nuovamente - tutti - i buchi di bilancio, come è già avvenuto.

Piercarlo Barale

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