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Se la "Nuova via della Seta" Italia-Cina si rivelasse molto conveniente per noi

CUNEO

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PIERCARLO BARALE - Il presidente Usa Trump si è detto molto preoccupato dall'annunciata adesione del nostro Paese alla "Belt and Road Iniziative". La firma del documento dovrebbe avvenire in occasione dell'annunciata visita del presidente cinese Xi Jinping a Roma, fra due settimane. Nel novembre scorso il vice premier Di Maio, in occasione della visita a Shanghai, accompagnato dal regista dell'operazione nella persona del sottosegretario allo sviluppo economico Michele Geraci, aveva posto le basi per l'adesione all'iniziativa.

La collaborazione economica con il colosso asiatico - la seconda potenza mondiale - è già in corso ed ha dato frutti consistenti. Alcuni giorni orsono, è stata varata da Fincantieri una nave da crociera commissionata dai cinesi. Con altre due già ordinate, si tratta di una commessa di 1,5 miliardi. Le navi da crociera - come quella distrutta da Schettino - hanno un costo tra i 500 e gli 800 milioni, secondo la stazza e le dotazioni. Perciò, l'adesione al progetto "Nuova Via della Seta", già percorsa in parte da Marco Polo, significa un rapporto stretto e permanente, che può diventare, soprattutto con questi chiari di luna, molto conveniente per noi.

E' una iniziativa diversa, anche se connessa, l'interessamento cinese per i porti di Genova, Trieste e Venezia, nei quali dovranno essere scaricati milioni di container ogni anno, con destinazione l'Europa, in concorrenza con Rotterdam. Trieste ha in corso di realizzazione un nuovo molo di 700 metri per 400, oltre alla modernizzazione dell'intera struttura e gode di ottimi raccordi ferroviari con tutte le destinazioni europee. Dalla città triestina sono pervenute assicurazioni circa il mantenimento dell'italianità dei siti e degli impianti, pur con una convenzione da stipulare con il colosso del sol levante. Si tratta di evitare di fare la fine del porto del Pireo, venduto dalla Grecia per alleggerire il debito pubblico che l'aveva portata al collasso.

La Cina controlla dal 2015 la Pirelli, dopo un investimento di 7,3 miliardi. Shangai Electric ha investito 400 milioni in Ansaldo Energie, mentre la China State Grid, che è la più importante società al mondo in campo elettrico, ha acquistato, con un investimento di 3,5 miliardi, il 35 per cento di una controllata di Cassa Depositi e Prestiti, la Cdp Reti. Sono diventati cinesi Krizia, Candy, i gioielli Buccellati, il gruppo medicale Esaote. Inoltre, spendendo 3,49 miliardi, i cinesi hanno acquistato quote di Enel, Fca, Generali, Eni, Mediobanca, Montepaschi, Telecom, Unicredit.

Sulla nostra partecipazione alla "Nuova Via della Seta", gli americani hanno avuto molto da criticare, invitandoci, quasi perentoriamente, a lasciar perdere. Così come hanno fatto per la nostra quasi decisa attribuzione alla cinese Huawei della installazione della nuova rete 5G. Sono state tirate in ballo la nostra partecipazione al G7 - che non comprende la Cina - ed alla Nato. Per la rete 5G, il timore che la Cina possa, attraverso Huawei, venire a conoscenza di tutti i dati delle nostre amministrazioni, fungendo da informatrice della Cina anche sulla difesa Nato, di cui facciamo parte integrante.

Il presidente Trump, con arroganza, supponenza, ignoranza, prepotenza, egoismo e un pizzico di follia, disinformazione, semina d'odio, gestisce gli Usa come una delle tante sue società, spesso finite in bancarotta. Le sue azioni sono volte alla continuazione del mandato presidenziale che gli è stato conferito molto probabilmente con l'aiuto di Putin e cerca di evitare di essere cacciato, dopo aver - lui stesso - cacciato, uno dopo l'altro, i suoi collaboratori, non proprio galantuomini.

La sua linea politica è "prima gli Usa". Degli alleati, come noi, se ne infischia. Se gli siamo utili, ci dà una mano interessata. Se invece stipuliamo accordi economici con la Cina - suo attuale avversario nella scacchiera mondiale - ci bacchetta. Come se fossimo bambini cattivi, disubbidienti. Teme la penetrazione cinese in Europa. Quella Europa che vorrebbe disarticolare, perché è la grande concorrente, ma rappresenta il principale mercato per gli Usa. Teme che la Nato subisca pregiudizi, ma soprattutto che gli investimenti per la difesa, compresi gli aerei F35, vengano da noi rivisti al ribasso. Teme che Pechino, primo con noi e poi con le altre componenti dell'Ue, finanze, opere ed anche debiti. Così legandoci e condizionandoci. Dall'inizio della presidenza ha cercato di farlo. In ciò imitato da Putin.

L'Ue, anche senza la Gran Bretagna, è una potenza economica concorrente e recalcitrante alle sue pressioni, pur essendo nella Nato. Pare che l'iniziativa di Di Maio sia stata opportuna e possa diventare utile alla "Nuova Via della Seta". Mantenendo però piena autonomia finanziaria e decisionale. Occorrerà porre molta attenzione anche ai dettagli dell'accordo, perché noi siamo del tutto diversi dai cinesi. Abituati ai debiti, cerchiamo sempre qualcuno che ce li paghi. I cinesi lo stanno facendo un po’ dappertutto nel mondo ed acquisiscono non solo porti, ma reti stradali, elettriche, telefoniche, condizionando poi i debitori.

Piercarlo Barale

 

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