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Savigliano ricorda quelle anguille che non bastarono a salvare Vanzetti

SAVIGLIANO

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La mattinata del 24 dicembre 1919, a Bridgewater, in Massachusetts, alcuni malviventi tentarono di rapinare il portavalori del calzaturificio Loring Q. White.

Nelle stesse ore Bartolomeo Vanzetti si trovava a Plymouth, sua città di residenza, intento a consegnare le anguille a molte famiglie di connazionali. Ad aiutarlo era il giovanissimo Beltrando Brini.

Quasi cinque mesi più tardi Vanzetti, in circostanze discutibili, venne tratto in arresto e messo sotto accusa per la tentata rapina. Il suo alibi, sottoscritto da una ventina di persone (lo stesso Vanzetti sostenne che altri trenta individui potevano testimoniare a suo favore), non faceva una piega.

Quella mattina l'anarchico di Villafalletto si trovava impegnato perché le consegne erano numerosissime e le famiglie desideravano ricevere le anguille il più presto per cucinarle in giornata (rispettando una tradizione tutta italiana che imponeva il «magro» alla vigilia di Natale).

I testimoni, quasi tutti italiani, sfilarono dinanzi al giudice Webster Thayer a raccontare del loro incontro con Bartolomeo. L'avvocato dell'accusa, Frederick Katzmann, beffardo, giocò con la giustizia tentando in ogni modo di mettere in difficoltà i testimoni, approfittando della loro buona fede e delle loro umili origini, sfruttando sovente l'incomprensione linguistica, giocando sull'ambiguità dell'interpretazione della circostanza e canzonando la loro posizione di immigrati ed italiani.

L'avvocato della difesa, scarsamente combattivo, si allineò di fatto alle tesi dell'accusa.

I giurati non credettero ai compaesani di Vanzetti e lo ritennero colpevole. Thayer gli inflisse una pena molto alta: da 12 a 15 anni di reclusione. Con questo precedente il pescivendolo di Villafalletto, insieme al suo amico Nicola Sacco, andò a giudizio anche per una successiva rapina ed un duplice omicidio, quello di South Braintree, che portò entrambi, innocenti, sette anni dopo, alla sedia elettrica.

Le anguille avrebbero dovuto scagionare Vanzetti della prima accusa e, se ciò fosse avvenuto, sarebbe di fatto stato impossibile rinviarlo a giudizio per il secondo reato, anche perché le prove a suo carico erano del tutto inesistenti. Di anguille si parlò molto nel corso del processo e cogli anni le anguille divennero, in Massachusetts, il simbolo dell'innocenza di Sacco e Vanzetti.

Il Comitato di sostegno, grazie all'attivismo di Tom O'Connor, organizzò ogni anno, sino al 1964, un incontro conviviale nel corso del quale vennero cucinate e servite proprio le anguille per ribadire l'innocenza dei due italiani.

A distanza di novant'anni dai funerali italiani di Sacco e di Vanzetti (che si tennero il 14 e il 15 ottobre a Villafalletto e a Torremaggiore), a Savigliano, giovedì 12 ottobre, presso il Caffè Intervallo di piazza Turletti, con la presenza di Giovanni Vanzetti, nipote di Bartolomeo, si ricostruisce questo spaccato di storia e si ripropone la circostanza conviviale così come ricostruita attraverso le testimonianze del processo. L'iniziativa è organizzata dalle associazioni Voci Erranti e Cristoforo Beggiami.

Alle ore 18,30 Luigi Botta (nella foto) introduce l'argomento, indagando nel dettaglio la vicenda di Sacco e Vanzetti. Alle ore 20 verrà servita la cena a base di anguille (prenotazione 340.8498872 / 339.5881738) intervallata da momenti di lettura del processo della storia di Vanzetti.

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