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Sale S. Giovanni, dove il mare di profumi è così vasto da toccare il cielo

MONDOVì

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BRUNO MURIALDO - Il paesaggio che si apre davanti ai miei occhi è sbalorditivo. Sono a Murazzano (Cuneo), sto camminando su un viottolo sterrato, un itinerario che percorre il tempo, pare di essere tornati indietro di molti anni.

I cascinali raccontano di individui che hanno lasciato le loro case per andare a cercare fortuna altrove, chi nelle Americhe, chi in Francia, chi in altri luoghi. Sembra che abbiano abbandonato tutto in fretta. Ci sono ancora le scodelle sul tavolo, un vangelo e molte cianfrusaglie sparse qua e là, come fotografie ingiallite che raccontano pezzi di vita famigliare.

Riprendo la carreggiata, poi presso un cascinale dalle mura scrostate incontro un pastore, si chiama Pietro, ha la faccia bruciata dal sole, mi racconta che ha soltanto più qualche pecora e due capre, fa una cinquantina di tome, alcune le vende, altre le tiene per sé. Lo fa per passione, ama la terra e i profumi del bosco, gli piace andare per funghi, accarezzare l’erba e sentire il profumo delle muffe che divorano il fogliame.

Ha visto il mondo cambiare, trasformarsi velocemente, tanto da non stare più dietro a tutte le diavolerie che lo accerchiano. "La vita di oggi - racconta - deve aspettare i miei tempi sempre più lenti e stanchi, non ha più voglia di attendere la mia volontà e mi lascia dietro, mi trascina male".

Pietro ha un vecchio telefono, coperto da un fazzoletto, che non usa quasi mai, ha paura che la bolletta si gonfi tanto da non poterla più pagare. Mi rendo conto che bastano pochi passi fuori da una città qualsiasi per trovare un mondo antico, che nessuno sospetta della sua esistenza. Quanto sarebbe bello dare un nome a questo sentiero, chiamarlo “Sentiero del tempo", dove camminando si può sognare sfogliando i pensieri come fossero fotografie.

Più avanti, oltrepasso il bosco tramite un sentiero appena tracciato, tra foglie e pietre che ricordano vecchie stradine solcate da carri e genti dirette verso un infinito non ben specificato, forse magico o forse convertito da masche o servanot che di notte si divertivano a spaventare i viaggiatori o soltanto ad ostacolarne il viaggio.

La pioggia inizia a bagnare le foglie e la mia mantellina, quando esco dal bosco si apre davanti a me un panorama che a dir poco irreale, dietro le nuvole, il castello di Sale S. Giovanni, non ho parole per esprimere l’incantevole bellezza.

Un tempo, cavalieri e dame mi avrebbero accolto e ospitato per passare la notte, oppure mi avrebbero scacciato se fossi apparso come un indesiderato. Oggi poche persone abitano in questo paradiso, poche persone che conservano quell'umanità di un tempo. Sale è il paese dell’Enkir, della lavanda, dei profumi intensi; un luogo dove il mare di buoni odori è cosi vasto che tocca il cielo.

Il pane, su questi bricchi, è cotto dalle donne nell'unico forno del paese, ha il sapore della farina di casa. E' dolce e morbido, nutre l’anima oltre che la gola. Oggi ho deciso di fermarmi qui tra queste mura, a Pregare Dio e S. Anastasia, poi continuerò il mio viaggio verso altri luoghi, dove la memoria e la fantasia s'intrecciano come per magia.

Bruno Murialdo

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