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Questo mio ultimo, primo giorno di scuola al Bodoni di Saluzzo

SALUZZO

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"Tre sveglie impostate alle 7 per timore di rimanere addormentata, la fatica a svegliarsi, gli occhi vestiti di sonno. Avanzo ciondolando verso la cucina. The, biscotti e il buongiorno.

Le palpebre proprio non ne vogliono sentir parlare di doversi aprire, le ciglia incollate e uno sbadiglio infinito. Tutto nella norma, come è sempre stato. La luce ancora calda filtra dalle finestre. È il mio ultimo anno. È il mio ultimo primo giorno di scuola al Liceo Bodoni di Saluzzo, in provincia di Cuneo.

Di colpo tutto diventa frenetico. Ho impiegato troppo tempo a svegliarmi, sono già in ritardo. Mi lavo, maglia, pantaloni e golfino, comincia a fare di nuovo fresco. Zaino in spalla e si ricomincia tutto. Percorro la solita strada a passo spedito, auricolari nelle orecchie e musica alta, così magari riesco a svegliarmi.

Varco il portone, è tutto così famigliare. La mia piccola scuola dalle poche aule e dall’ambiente insolito e antico come piace a me. Riconosco i volti, le voci. Saluto tutti. Stessi posti, stesse storie, stessi sorrisi.

In classe mi hanno tenuto il posto in seconda fila, ideale. È il giusto compromesso tra la prima fila che fa paura un po’ a tutti e l’ultima dove i professori pensano che tu ti sieda per non fare attenzione durante le lezioni. Latino, italiano, filosofia e inglese, per iniziare leggero. Qualcuno inizia già a spiegare, altri fanno domande sull’estate, altri ancora raccontano il programma dell’anno.

Non si fa altro che parlare di esame, di scelte, già dal primo giorno. È così che me ne rendo conto, che inizio a pensarci. È l’anno decisivo. L’anno in cui si giunge a un traguardo importante che, alla fine dei conti, non è altro che un trampolino di lancio verso un nuovo inizio.

Ma sarò in grado di questo? Sarò in grado di prendere in mano la mia vita, fare le scelte giuste? Sarò in grado di “diventare grande”, di cambiare? Devo decidere. Questo verbo deriva dal latino (e da brava studentessa del liceo classico non posso non saperlo). Significa “tagliare via, togliere” qualcosa. Non posso non dire che questo non mi crei un’ansia asfissiante.

Diciotto anni sono tanti, certo, ma a parer mio sono così minuscoli di fronte alla scelta che dovremo fare. C’è chi ha già le idee chiare, chi sin da bambino sapeva con certezza cosa avrebbe voluto fare “da grande”. E poi ci sono io, con mille speranze in testa e miliardi di sogni nel cuore.

Mi è successo tante volte quest’estate che qualcuno mi chiedesse cosa volessi fare dopo il liceo. Ho sempre risposto che vorrei frequentare il liceo ancora un paio d’anni, così magari riuscirei farmi un idea e a conoscere la mia strada. Ma la vita fa così. Va veloce e non ti lascia il tempo di rendertene conto. È un treno preso di corsa, che accelera quando non vorremmo e che rallenta quando non dovrebbe.

Suona la campanella. La quinta ora è finita. Usciamo. L’aria mi investe, respiro a pieni polmoni. Respiro il quotidiano senso di libertà".

Giulia Basso - III Classico Liceo Bodoni Saluzzo

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