Il gruppo mette in mostra un coraggio non indifferente allontanandosi dalla formula di successo degli esordi che li aveva imposti, assieme agli Afterhours, come una delle realtà di punta del rock italiano.
L’evoluzione è l’obiettivo che da più di quindici anni guida i Marlene Kuntz durante la lavorazione dei loro dischi e molti sono i momenti, anche in questo recentissimo lavoro, in cui i Marlene mostrano di essere in forma. Il disco giunge a compimento di un periodo temporale cruciale nella loro carriera. Le ultime loro stagioni sono state estremamente fruttuose, sia per il percorso artistico che per un sempre più largo riscontro di pubblico.
A seguire l’album “Bianco Sporco”, che già lasciava intravedere una virata più decisa in direzione del cambiamento, nel 2006 hanno inaugurato lo “S-LOW tour .06”, una serie di concerti che il gruppo aveva in mente già da diverso tempo, molto intimo ed introspettivo, ricco di ballate elettriche. Un passo verso una differente analisi ed interpretazione del proprio repertorio con il semplice intento di proporsi al pubblico in modo diverso, lontano dagli assalti sonori e distorti e molto più vicino alle atmosfere sospese, all’inquietudine delle note rarefatte. In ogni caso non un concerto acustico ma, come recitano le loro dichiarazioni, “elettrico, romantico, sonico, lirico, intenso, poetico, teso”: uno spettacolo di lente canzoni rock.
“Uno” si pone come opera che porta a compimento un percorso in direzione delle "atmosfere che desideravamo, lontane dal clichè rock e dai suoi modi standardizzati", così nelle dichiarazioni di Cristiano Godano. Fortissima è anche l'influenza della letteratura, in primis quella dello scrittore russo Nabokov e dell’attenzione al rapporto uomo-donna dedicata dallo scrittore russo. Il quale, tra l’altro, è autore della riflessione che ha ispirato il titolo del disco: “L’Amore. Due persone in una, un solo pensiero, una sola ombra che cammina, ecco perché esiste un solo numero vero: uno!”.
I testi, sostenuti da un’interpretazione vocale di Godano oggi ancora più versatile, ricca, melodica, matura e meno volutamente bellicosa e straziante, paiono molto sentiti e diretti.
Cristiano Godano (voce e chitarra), Riccardo Tesio (chitarra) e Luca Bergia (batteria e cori) s’impegnano da sempre in nuovi progetti tenendo fede alla natura di musicisti appassionati, irrequieti e sempre tesi in direzione di una peculiare ricerca personale, allettati da nuovi stimoli e sfide.
La formazione sta conducendo i propri suoni lungo nuove coordinate tenendo fede all’impegno profuso in tutti questi anni nel tentativo di sintetizzare un concetto “alto” di musica rock che sappia coniugare contemporaneamente stimoli cerebrali ed immediatezza, comunicatività ed una sana dose di sperimentazione sonora, tensione artistica ed un’aggressività che oggi si fa più matura e controllata.
Una musica sempre ricca e dinamica, più orchestrale che pop, più corale che rock, impegnativa da eseguire e da assimilare sia per le linee vocali che le armonie e gli arrangiamenti concepiti. Nonostante le scelte stilistiche operate dal trio e da Gianni Maroccolo, il bassista (ex Litfiba, CSI, PGR ed oggi IG) loro sodale di vecchia data e qui anche in veste di produttore, siano improntate secondo un approccio che rifugga con scrupolo ogni banalità, alcune tracce hanno un immediato appeal in virtù di cadenze ritmiche e linee melodiche invitanti.
Parche e rarissime le sortite elettriche ed i raid rumorosi, fino a qualche anno fa marchio di fabbrica del gruppo. Se il nome dei Sonic Youth è quello che è stato fin troppo spesso tirato in ballo come termine di confronto per le produzioni discografiche precedenti, oggi, se proprio si è costretti a fare futili paragoni, è lecito pensare finanche a Brian Eno, Daniel Lanois o i Radiohead, senza dimenticare un vecchio pallino di Godano qual è Nick Cave, ovviamente privo dei Birthday Party. Insomma più rock d’autore che rock rumoroso.
“Uno” è esigente: pretende un ascolto impegnato ed attento, non blandisce l’ascoltatore distratto né si lascia irretire da irragionevoli finalità quali, così come è successo a molti loro colleghi, inseguire un consenso nazional-popolare. Seducente è invece l’atmosfera: chi saprà avvicinarsi al disco senza aspettative assurde, scoprirà un altro capitolo di valore nella discografia del trio e della musica italiana di qualità.
Di grande interesse i contributi di musicisti e scrittori italiani ed internazionali. Il libretto che accompagna il cd raccoglie testi di scrittori, uno per ogni canzone, quali Stefano Benni, Tiziano Scarpa, Marco Lodoli, Carlo Lucarellli, Enrico Brizzi, Marco Bosonetto, Babsi Jones e musicisti/scrittori come Paolo Conte, Gian Maria Testa ed Emidio Clementi. Il loro intervento "estende il potenziale suggestivo dei testi, fornendo un punto di vista esterno spesso sorprendente: è stato molto curioso per me” racconta ancora Godano “intendere quali sensazioni avessero maggiormente stimolato l'estro di ognuno di loro e voglio sperare che la cosa sappia stuzzicare i molti che vorranno verificare coi propri occhi".
Notevole anche lo stuolo di musicisti che li ha affiancati in studio: oltre al già citato Gianni Maroccolo, Paolo Conte, Greg Cohen (bassista, per esempio, con Tom Waits), Ivana Gatti, Vittorio Cosma, Igor Sciavolino ed il quartetto d'archi da lui coordinato.
Il concerto dei Marlene Kuntz (www.marlenekuntz.com) di sabato 17 novembre alle 21 al Teatro Toselli di Cuneo è stato programmato all’interno della manifestazione Scrittoriincittà. Nella serata sono previsti anche gli interventi dello scrittore cuneese Marco Bosonetto, del veneziano Tiziano Scarpa e dell’attore Michele Di Mauro.
Ingressi Primi Posti 20 euro + diritti di prevendita, Secondi Posti 15 euro + diritti di prevendita, Terzi Posti 10 euro + diritti di prevendita. Prevendite abituali e circuito www.ticket.it. Per ulteriori informazioni: 0171.699190, www.nuvolariweb.com e www.scrittorincitta.it.
Sergio Porracchia
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