The Niro (www.theniro.com), nome d’arte dietro cui si cela Davide Combusti, propone suggestioni d’autore attraverso la scrittura solida di canzoni che sposano afflato pop a fascino folk, chitarre ammalianti ed incanti psichedelici.
Prestigioso e di altissima qualità l’elenco dei nomi dai quali dichiara di essere stato influenzato: Elliott Smith, Tim Buckley, Ed Harcourt, The Coral, Beck, I am Kloot, Nick Drake, Morrissey e The Smiths, Badly Drawn Boy. Influenze che risaltano nel suo repertorio ma che non inficiano la bontà di quanto da lui composto ed interpretato.
Ha aperto i concerti di molti cantautori e gruppi italiani e stranieri: Sondre Lerche, Tom Hingley degli Inspiral Carpets, Lou Barlow (Dinosaur jr), Zephyrs, Okkervill River, Isobel Campbell, Carmen Consoli, Tom Walbank, i Pearl Handed Pistol ed i Deep Purple. Ha suonano un po’ ovunque.
È stato invitato dalla Radio dell'Università di Boston al megatributo in onore di Elliott Smith: ha partecipato con una reinterpretazione di “Everything reminds me of her”. La sua cover di "I fought in a war” compare nella raccolta "A century of Covers", tributo ai Belle and Sebastian curato dalla Kirsten’s Postcard (www.kirstenspostcard.com), la nota net-label di Bra.
Nel novembre del 2006, The Niro è stato contattato dal manager dei Radiohead, Chris Hufford, per partecipare al progetto “Anti Atlas”, in cui autore e co-produttore è Ned Bigham, batterista di Neneh Cherry. Il disco è uscito in agosto su etichetta One little Indian.
Con Roberto Procaccini degli 8Ohm e Gianluca Vaccaro, produttore artistico di Carmen Consoli, ha appena terminato il suo primo album, il quale dovrebbe essere pubblicato a breve.
Il ventiseienne cantautore e polistrumentista romano sarà in concerto questa sera alle 22 al Condorito Club di Margarita (www.condorito.it).
Sempre giovedì 25 il New Voice Trio si esibirà alle 21,30 agli Ex Lavatoi di Cuneo (www.myspace.com/exlavatoi). Pino Fusco, Pietro Bonelli ed Alex Carrieri dichiarano l’intenzione di “scoprire le straordinarie possibilità della voce d’interagire e confrontarsi, dialogando e non cantando in maniera canonica, bensì collocandosi come strumento fra gli strumenti”.
I canadesi Frog Eyes (www.absolutelykosher.com/frogeyes.htm) alle 21.30 allo Spazio 211 (www.spazio211.com) di Torino. Il loro recente quarto album “Tears of the Valedictorian Mercer” ha raccolto eccellenti responsi da parte della critica specializzata.
Pop policromo e radici punk, cambi di ritmo e melodie sempre più convulse quando non schizofreniche, caos, accelerazioni, deviazioni, divagazioni, sonorità sempre spiazzanti, cantato epico ed ipnotico ed una voce che fa stringere il cuore, estendendosi e ritraendosi senza risparmiarsi. Una formazione alcolica, deragliante, talentuosa e di struggente vitalità.
Un gruppo che ha saputo dare alla luce dischi eccellenti miscelando e rivoltando come un guanto in alchimie ogni volta diverse le molte influenze. Schegge di Arcade Fire, Wolf Parade, Oldtime Relijun, Modest Mouse, Xiu Xiu, Pixies, Nick Cave, Tom Waits, Violent Femmes e Clap Your Hands Say Yeah frullate dal parossismo del gruppo guidato da Carey Mercer. Ingresso 6 euro.
John Hammond al Folkclub di Torino (www.folkclub.it). Da quarant'anni al top del blues acustico con la sua sei corde National, il dobro, l'armonica a bocca e una voce che di bianco non ha nulla: Hammond è interprete di un repertorio immenso, parte del quale fu di Woody Guthrie, Lightnin' Hopkins e Sonny Boy Williamson.
I più quotati festival e teatri europei, americani, giapponesi, se lo contendono e migliaia di concerti nei più prestigiosi templi della musica lo hanno legittimato come uno dei massimi artisti blues di sempre, tra i più grandi interpreti bianchi della musica del diavolo.
Ha lavorato con i mostri sacri, dentro e fuori del mondo del blues: Sonny Terry, John Lee Hooker, Dave Van Ronk, Rolling Stones, Ray Charles, Bob Dylan, Van Morrison, Jorma Kaukonen, John Mayall, Steve Winwood, Eric Clapton, Jimi Hendrix, J.J. Cale, Dr. John, Koko Taylor, Charlie Musselwhite, Michael Bloomfield, Tom Waits.
Ha inciso trentotto album, ha avuto cinque nomination ai Grammy Award (di cui due vittoriose), ha firmato come autore importanti colonne sonore cinematografiche (tra cui “Il Piccolo Grande Uomo”). Ingresso 30 euro.
Volbeat alle 21 allo United Club di Torino, ingresso 7 euro. L’esibizione del singolare quartetto danese (www.volbeat.dk) che miscela metal e rockabilly sarà preceduta da quella dei Behind the Screen.
Sergio Porracchia
|