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Yo Yo Mundi alla Cavallerizza Maneggio Reale di Torino: dal 12 al 14 ottobre il nuovo spettacolo musicale teatrale “Ricordi Fuoriusciti”
ARCHETTI MAESTRI: LAVORARE SULLA MEMORIA CON LA PASSIONE CHE AFFONDA LE RADICI NELLA STORIA, NELLA CULTURA E NEL TERRITORIO

"Ricordi Fuoriusciti - Parole e musica per esuli di ogni tempo" è uno spettacolo teatrale ispirato alla vita e alle opere di Salvemini, Gramsci, Gobetti e Rosselli. Gli attori Tiziana Lepore e Fabrizio Pagella, con la regia di Beppe Rosso (anche coautore dei testi con Marco Gobetti) e le immagini video di Alessandro Tannoia, affiancheranno gli Yo Yo Mundi che ne interpreteranno una vera e propria colonna sonora "in scena e dal vivo", sia con alcune canzoni scelte e realizzate appositamente per questo progetto che con una scelta di brani propri riarrangiati per l'occasione.

 

"L’esilio, la galera, le intimidazioni e la morte non riuscirono a fermare le idee di uomini come Gobetti, Gramsci, Salvemini e dei fratelli Rosselli. Il loro è un insegnamento ancora attuale, che stimola a leggere i nostri giorni ed a riaffermare la necessità della libertà e della giustizia come diritti esercitabili da tutti. Gli affetti, l’impegno politico, il carcere, le fughe, il coraggio e la sincerità intellettuale di uomini contro l’eterna ottusa italietta, legata più agli opportunismi e alle convenienze che al senso dello stato". Così nelle parole degli stessi autori il tema dello spettacolo realizzato da ACTI Teatri Indipendenti (www.teatrindiindipendenti.org) e Il Circolo dei Lettori, su iniziativa del Centro Studi Piero Gobetti, la Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci, la Fondazione Rosselli, l’Istituto di studi Storici Gaetano Salvemini ed in collaborazione con la Fondazione Teatro Stabile Torino e Sistema Teatro Torino.

 

Tenaci, retti e perbene, titolari di un percorso limpido ed irreprensibile. Gli Yo Yo Mundi (www.yoyomundi.it), formazione divisa tra Acqui Terme (il cantante e chitarrista Paolo Archetti Maestri, il batterista Eugenio Merico, il bassista Andrea Cavalieri ed il fisarmonicista Fabio Martino) e Cuneo (il chitarrista Fabrizio Barale), possono vantare una carriera lunga oltre quindici anni contrassegnata da scelte dettate da principi e valori devoti all’immacolata coerenza.

 

Scorrendo la discografia infinita degli Yo Yo Mundi si viene colti da un senso di vertigine. La formazione di Acqui Terme, già protagonista nel 1994 in “Materiale Resistente”, la compilation dedicata alla Resistenza che allineava i maggiori esponenti della musica non allineata di quel periodo, ha nel tempo inanellato, con rigorosa cocciuta fedeltà ai propri principi e valori, una miriade di collaborazioni (Ivano Fossati, Giorgio Gaber, Gang, Teresa De Sio, Circo Fantasma, Virginiana Miller, Paolo Bonfanti, Francesco Di Bella dei 24 Grana, La Rosa Tatuata, Giuseppe Cederna), partecipazioni, canzoni, progetti a lungo respiro, addirittura album interi.

 

Un percorso sulle onde rumorose tra indie e folk-rock, strumentali e canzone d’autore e contributi a sostegno, di volta in volta, dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, Emergency, Manitese, il Chiapas, la Lega Anti Vivisezione, l’ambiente, la cura delle malattie infantili e delle tossicodipendenze, il concetto di libertà, contro la pena di morte.

 

Dalle decine e decine di tracce sparse nei vari album, a partire da quel “La Diserzione degli Animali del Circo” (CPI) che rappresentò il loro esordio nel 1994, per passare poi attraverso la sonorizzazione del film muto del 1925 “Sciopero” (Il Manifesto 2001) del regista russo Sergej M.Ejzenstejn, riproposto in un secondo fortunatissimo tour in Gran Bretagna e ripubblicato come “Strike” e distribuito dalla Discovery nel Regno Unito e dalla Sterns Music negli Stati Uniti.

 

Da “54” (Mescal/Il Manifesto, 2004), disco e riduzione teatrale animati dalle grandi passioni civili e politiche raccontate nell’omonimo romanzo dei Wu Ming, si approda, poi, a “La Banda Tom e altre Storie Partigiane” (Mescal, 2005), mini-cd in cui si ricorda la storia poco conosciuta dei 13 partigiani fucilati il 15 gennaio 1945 a Casale Monferrato, delle altre vittime dell’angheria nazi-fascista, tra cui il sedicenne Aureliano "Miscel" Galeazzo, e si reinterpretano canzoni simbolo quali “The Partisan” (celebre brano tradizionale portato al successo nel 1969 da Leonard Cohen e versione inglese del brano "La Complainte du Partisan" scritto a Londra nel 1943 da Emanuel d’Astier de la Vigerie "Bernard" e Anna Marly) e, con la canzone “Festa d'Aprile”, gli stornelli che venivano mandati in onda dall'emittente partigiana Radio Libertà. Ultima traccia, quel “L'Ultimo Testimone” ispirata dal volume "Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana, 8 settembre 1943, 25 aprile 1945"(Einaudi).

 

Dopo la pubblicazione della registrazione live dello spettacolo teatrale dedicato alla lotta antifascista in occasione della ricorrenza dei 60 anni dalla Liberazione (“Resistenza – 15 gennaio 2005, La Banda Tom ed altre Storie Partigiane”, CD-DVD Il Manifesto/Mescal, 2005) con la partecipazione di un nutrito numero di attori e musicisti ospiti (Giuseppe Cederna, Fabrizio Pagella, Gang, Paolo Bonfanti ecc…), ecco la pubblicazione de “L’Ultimo testimone” (Mescal, 2006). L’Ep contiene l’efficace remix del toccante brano omonimo, l’emotiva “La Casa del Freddo” con la partecipazione di Paola Tomalino, lo struggente melologo voce recitata e piano di “La Moglie di Alfredo”, la versione originale del brano che dà il titolo al mini-cd, la registrazione live di “Se Muoio Stanotte – Ettore alla battaglia di Porte Lame” con la voce recitata di Fabrizio Pagella ed il videoclip de “L’Ultimo Testimone” realizzato, con l’aiuto di alcuni professionisti (Cristina Storaro, Claudio Braggio, Massimo Bertosso, Ruggero Montingelli, Ugo lo Pinto e Cristina Surleti), dagli allievi del corso Regia televisiva e Videoclip edizione 2005 tenutosi ad Alessandria.

 

Paolo Archetti Maestri, da noi interrogato su quali siano le motivazioni che li spingono ad affrontare lavori, soggetti ed eventi di tale portata, ci ha risposto che “sono legate a doppio filo con il desiderio di "lavorare sulla memoria", con la passione - che mi piace definire trasversale - per un'arte povera, ricca, alta, bassa che sia - che affondi le radici nella storia, nella memoria, nella cultura, nel territorio, nella vita”.

 

Sergio Porracchia

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