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Così Gianmaria Testa ("Da questa parte del mare") ha vinto il Premio Tenco 2007 davanti a Battiato, Morgan, Simone Cristicchi e Daniele Silvestri
ARDECORE, ANDREA PARODI CON ELENA LEDDA E TETES DE BOIS GLI ALTRI PROTAGONISTI. IN LIZZA I LOU DALFIN DOPO IL RICONOSCIMENTO DEL 2004

Il comitato organizzatore dichiara che la vittoria di Testa giunge “a coronamento di un percorso importante e che sottolinea la qualità e il coraggio di un concept album dedicato al tema dell’emigrazione”. Gianmaria Testa si è aggiudicato con “Da questa parte del mare” il premio per il miglior disco dell’anno con largo margine sugli altri finalisti, secondo Morgan con “Da A ad A”. Gli altri artisti in lizza erano Franco Battiato con “Il vuoto”, Simone Cristicchi con “Dall'altra parte del cancello”, Patrizia Laquidara con “Funambola”, Daniele Silvestri con “Il latitante”.

  

Ardecore, Andrea Parodi con Elena Ledda ed i Têtes de Bois sono i vincitori nella altre categorie delle Targhe Tenco 2007, il prestigioso riconoscimento assegnato in base al voto di circa centoventi giornalisti specializzati, la più estesa e rappresentativa giuria italiana in ambito musicale. Alle Targhe Tenco hanno concorso, come sempre, tutti gli album italiani di canzone d’autore della scorsa stagione. I quattro vincitori saranno premiati nel corso della trentaduesima edizione del Premio Tenco che si terrà dall’8 al 10 novembre al Teatro Ariston di Sanremo.

 

"Da Questa Parte del Mare” (Radiofandango, 2006) è un album interamente dedicato ad una riflessione difficile e dolorosa “sugli enormi movimenti di popoli che attraversano questi nostri anni. Sulle ragioni, dure, del partire, sulla decisione, sofferta, di attraversare deserti e mari, sul significato di parole come terra o patria e sul senso di sradicamento e di smarrimento che lo spostarsi porta sempre con sé”.

 

Come lo stesso cantautore cuneese racconta in occasione di ogni concerto, c’è, tra i tanti, un avvenimento che ha segnato in modo indelebile la sua riflessione: “Sono partiti in due da un qualche porto del Nord Africa, clandestini nascosti nella stiva di un cargo. A due terzi del viaggio li hanno scoperti e buttati a mare. Li ha raccolti un peschereccio nell’alto Adriatico. Nessun tipo di soccorso a bordo. Li hanno scaricati come zavorra dentro un gommone attraccato a duecento metri da una spiaggia di Puglia. Quando li hanno portati a riva, per uno di loro non c’è stato più niente da fare. L’altro, dopo, ha raccontato. Erano i primi Anni ‘90”.

 

Lui, assieme ad altri bagnanti, era in vacanza su quelle stessa spiaggia in cui ha perso la vita uno dei due sfortunati protagonisti di questa penosa, sconsolante disgrazia. Una delle tante che in questi anni si sono ripetute sulle nostre coste, in un’inarrestabile frustrante succedersi di drammi, lutti, sciagurate tragedie umane: “Non ho scritto per loro. Non ne sarei capace. Ho scritto per me e per quelli che, come me, stanno da questa parte del mare”.

 

Riflessioni che confermano come “Da Questa Parte del Mare” non sia disco banalmente accessibile ma pretenda un ascolto attento, oltre che per la natura poco incline ai compromessi del cantautore anche per la sostanza piuttosto spinosa e complessa delle questioni affrontate.

 

Un lavoro a cui dedicare tempo ed attenzioni, da avvicinare con lenta e misurata oculatezza, cauto rispetto: “ci ho messo una vita a scrivere questo album a tema. Avevo davanti esempi come quello di De Andrè e, rispetto a quelle vette, mi sentivo piccolo. Strada facendo ho persino pensato di non farcela. Ma ora mi sembra di aver compiuto il cammino necessario”. 

 

È quasi impacciata e sconcertata la reazione di Testa in una delle prime dichiarazioni rilasciate alla stampa. La soddisfazione prende però poi il sopravvento “questo premio l’ho sempre giudicato il più importante perché viene assegnato da un centinaio di giornalisti. Poi per un disco come questo, monotematico, sono veramente molto contento”.

 

In ogni caso una conferma ulteriore dell’importanza di questo disco, una riprova di quanto aveva già recepito dalla reazione del pubblico: “ci sono stati concerti in cui la gente alla fine è venuta a discutere, anche animatamente, anche a venire a dire “noi non siamo d’accordo con quello che dici”. E per me è un buon segno, una piccola pietra in uno stagno”.

 

Quello di quest’anno sarà il suo ritorno sul palco del Tenco dopo l’unica partecipazione di dieci anni fa con Nada. Un ritorno con tanto di premiazione: “di premi ne ho presi già alcuni e in genere li vado a ritirare perché farebbe più notizia non andare. Quindi purché se ne parli il meno possibile! In questo caso vado molto volentieri e anche con un po’ di imbarazzo, perché alla fine rimane dell’aria che si muove. Questo, però, l’ho sempre pensato come il riconoscimento più alto possibile in Italia per chi fa queste cose, per chi scrive canzoni, proprio perchè non credo che ci sia possibilità di condizionare il voto. È veramente un premio tranquillo e trasparente”.

 

L’album può vantare la produzione artistica del contrabbassista Greg Cohen (collaboratore, tra i tanti, di Tom Waits) e la partecipazione di musicisti fenomenali quali il chitarrista Bill Frisell e chi da anni collabora con Testa: il superlativo Paolo Fresu (tromba), Gabriele Mirabassi (clarinetto), Enzo Pietropaoli (contrabbasso), Philippe Garcia (batteria e percussioni), Luciano Biondini (fisarmonica), Piero Ponzo (clarinetto e sax).

 

Le prossime pubblicazioni di Testa potrebbero riguardare un disco live (anche se si dichiara un po’ “refrattario”), la ristampa di “Lampo”, il suo terzo album ormai esaurito, poi già a novembre potrebbe uscire il dvd di “Guarda che luna”, lo spettacolo realizzato con Stefano Bollani, Enrico Rava e la Banda Osiris. Nella primavera 2008 un lavoro dedicato a Leo Ferré realizzato con Paolo Fresu e Roberto Cipelli. Tra gli altri numerosi progetti, a febbraio ripartirà il tour dello spettacolo teatrale “Don Chisciotte e gli Invincibili” con Erri de Luca e Gabriele Mirabassi. Sempre in febbraio partirà una lunga tournèe in Francia. In previsione anche la composizione di nuove canzoni.

 

Ad Andrea Parodi e Elena Ledda con “Rosa resolza” è andata la Targa nella sezione “album in dialetto”, contrastati in particolare da “Sacco e fuoco” di Teresa De Sio. In corsa erano anche i Lou Dalfin (“I Virasolelhs”), Enzo Gragnaniello (“L'erba cattiva”) e i Sancto Ianne (“Mo’ siente”). Un riconoscimento, quello a “Rosa resolza”, che è anche un omaggio ad un musicista di vaglia come Andrea Parodi, scomparso lo scorso anno e che con grande caparbietà aveva portato a compimento questo suo ultimo, prezioso, lavoro discografico insieme a Elena Ledda, oggi riconosciuta come “la voce della Sardegna”.

 

La categoria “opere prime” è stata vinta dai romani Ardecore con “Chimera” che si sono battuti soprattutto con Gerardo Balestrieri (“I nasi buffi e la scrittura musicale”) e Giua (“Giua”). Tra i finalisti c’erano anche Germano Bonaveri con “Magnifico”, Pilar con “Femminile singolare” e Peppe Voltarelli con “Distratto ma però”. Per gli Ardecore si tratta del secondo album della loro discografia, ma il primo in cui sono autori dei brani pubblicati, come vuole il criterio di questa sezione. La Targa premia il valore della loro proposta ma anche implicitamente quello del mondo musicale “alternativo” italiano che sempre più si afferma in cima alle graduatorie delle Targhe Tenco.

 

I Têtes de Bois con “Avanti Pop” hanno avuto la meglio nella sezione riservata agli “interpreti” dopo un testa a testa con gli Avion Travel di “Danson metropoli”. In lizza erano anche Ginevra Di Marco con “Stazioni lunari prende terra a Puerto Libre”, Mauro Ermanno Giovanardi con “Cuore a nudo”, Alessio Lega e Mokacyclope con “Sotto il pavé la spiaggia”, Petra Magoni & Ferruccio Spinetti con “Quam dilecta”. L’affermazione dei Têtes de Bois evidenzia, oltre all’intrinseco spessore artistico del disco, anche il valore progettuale di un’operazione complessiva dedicata al tema del lavoro.

 

Da notare la singolare circostanza che tutti gli album risultati vincitori sono stati pubblicati da etichette indipendenti, un segnale che attesta la difficoltà in cui versano le grandi case discografiche multinazionali (spesso condizionate da criteri di omogeneizzazione delle proposte) nel cogliere il valore di molti fenomeni artistici che si muovono nel nostro Paese.

 

Maggiori informazioni sulla manifestazione, della quale prossimamente verranno comunicati il cast completo e i Premi Tenco internazionali (attribuiti, a differenza delle Targhe, direttamente dal Club Tenco) si possono trovare all’indirizzo internet della manifestazione: www.clubtenco.org.

 

Sergio Porracchia

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