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Nel Pdl è l'ora del "dies irae"/ Berlusconi mette alla porta Fini, che non però non molla e annuncia una resistenza ad oltranza contro il Cavaliere
CENTRODESTRA SULL'ORLO DI UNA CRISI DI NERVI. TRA I FEDELISSIMI DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA I PARLAMENTARI PIEMONTESI MENARDI E SILIQUINI.

GIAMPAOLO TESTA - Che succederà nel Pdl piemontese e cuneese ora che è iniziato il percorso di separazione tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini? La rottura tra i due cofondatori del Popolo della Libertà è ormai nell’ordine delle cose.

E il partito appare orami prossimo all'implosione. Con quali ricadute istituzionali non è al momento dato di sapere, ma non sono da escludersi la caduita del governo e un possibile ricorso ad elezioni anticipate.

 

Mentre il Popolo della Libertà è sottoposto al fuoco di fila della magistratura e non passa giorno che non vi sia un qualche esponente del governo interessato da avvisi di garanzia, la tensione nel "partito del predellino" è alle stelle.

 

Al punto che la data che segna l'inizio della fine - dopo la decisione adottata ieri dai vertici del Pdl, è stata indicata in oggi, venerdì 30 luglio, giorno in cui è previsto  il discorso sulla giustizia che quel giorno il presidente del Consiglio farà alle Camere.

 

Gli stracci – come si evince – volano in casa Pdl e le possibilità di arrivare ad un compromesso sono ridotte al lumicino. Il Cavaliere è determinato a cacciare Fini  e insieme a lui quella che ha definito la sua "sparuta pattuglia composta da poco meno una dozzina di parlamentari”.

 

Tra questi vi sono i referenti piemontesi della componente finiana: il senatore cuneese Giuseppe Menardi e la deputata torinese Maria Grazia Siliquini (nella foto).

 

Gli interrogativi, in questa convulsa fase della vita politica nazionale, sono innumerveoli: in caso di divorzio i due parlamentari seguiranno il loro leader fino in fondo - sapendo che questa scelta potrebbe mettere in forse le loro sorti politiche - o avranno dei ripensamenti?  Quali potrebbero essere i futuri scenari che andranno ad aprirsi nel centrodestra, anche alla luce di un sempre più probabile cambio al vertice del Pdl piemontese?

 

Qualcuno sussurra che un blitz di Ferragosto del Cavaliere potrebbe portare Laura Ravetto al posto di Enzo Ghigo...

 

E ancora: riuscirà Enrico Costa a restare in sella in una situazione dove le scosse telluriche nel partito salgono di intensità ogni giorno che passa?

 

Se accanto a questi interrogativi, si aggiunge la considerazione che in Regione la situazione resta traballante per via della vicenda elettoral-giudiziaria, non si può non rilevare come il centrodestra sia sull'orlo di una crisi di nervi dalle conseguenze imprevedibili.   

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