Lido Riba, presidente dell’Uncem Piemonte non ha dubbi: i 900mila ettari di foreste del Piemonte sono il suo serbatoio di energia rinnovabile. «Sorprende che il WWF e Beppe Grillo intervengano con affermazioni non vere, su cui sono necessari chiarimenti».
«I boschi delle montagne tornano a essere la grande risorsa, la grande opportunità di sviluppo per le Terre Alte del Piemonte. Con l’acqua, il legno rappresenta il fattore chiave della green economy, indicata dagli economisti di tutto il mondo come la chiave per uscire dalla crisi globale».
«Il Piemonte produce ogni anno 22 milioni di quintali di legno – spiega Riba - Questo prodotto deriva dalla ricrescita naturale e dalla gestione attiva delle foreste; può essere interamente utilizzato senza alcuna riduzione del patrimonio boschivo regionale. Dopo decenni di abbandono, grazie all'ottima legge forestale regionale, si potrà arrivare a utilizzare il 60 per cento di questa ricrescita (oggi siamo sotto il 30 per cento). Da nessun atto, si desume che la Regione intenda raggiungere, bruciando biomasse legnose, il 60 per cento del 20 per cento di energie rinnovabili. La produzione legnosa, che segue gli indirizzi nazionali, le regole del mercato e ha come obiettivo la tutela del patrimonio forestale, può essere utilizzato in centrali per la produzione di energia elettrica.
Strutture di piccole dimensioni, a impatto ambientale zero, in cui il legno viene conferito dal territorio, dagli operatori dei nostri Comuni, singoli o costituiti in consorzi. Grazie alle ultime tecnologie, la biomassa non viene bruciata, ma sottoposta alla pirogassificazione, con la produzione di un gas che attiva un motore dove viene trasformato in energia elettrica. 200 o 300 chilowatt di potenza per ciascun impianto, così da garantire al territorio una gestione efficace ed efficiente delle foreste. Sono le stesse comunità locali, gli amministratori di piccoli Comuni e Comunità montane a manifestare grande interesse per le opportunità che offre la legge forestale e per gli impianti a biomassa che utilizzano la cogenerazione».
Il documento pubblicato dal WWF contro l'uso energetico delle biomasse suscita incredulità e stupore, in particolare nell'affermazione allucinante, supportata da dati non veri, secondo cui “lo sfruttamento forestale che si profila è immorale”.
Occorre “portare gli impianti alla biomassa” individuando le condizioni di struttura, di metodo e tecnologiche utili all’insediamento di impianti di produzione energetica il più possibile vicini alle nostre aree forestali.
Per ottenere questo, due sono i principali assi da seguire:
a) Realizzare impianti di bassa potenza (tra i 200 e i 995 chilowatt), in modo da prevedere l’installazione di impianti compatibili con le esigenze e le possibilità di utilizzo dell’energia termica sul posto. Impianti adatti a essere alimentati con la biomassa ritraibile da gestioni forestali sostenibili di 1.500/3.000 ettari di bosco per impianto. E così in grado di minimizzare i costi di trasporto e di movimentazione della biomassa.
b) Obiettivo di valorizzazione economica della biomassa, 80 euro ciascuna tonnellata. Un prezzo di riferimento per lo sviluppo di filiere locali e dell’occupazione, sufficientemente elevato per remunerare convenientemente i proprietari, così da rendere più agevole lo sviluppo di forme associative sul territorio.
Gli incentivi statali per ogni chilowatt di energia prodotto da biomasse (che portano così il prezzo di vendita a 0,28 euro/kwh) consentono una remunerazione incentivante per tutti gli anelli della filiera (proprietari, utilizzatori, trasportatori).
E’ necessario che gli impianti vengano allestiti nell’ambito di un’azione integrata tra enti locali, imprese e istituzioni regionali, in base ad un modello di gestione che renda economicamente remunerativo l’utilizzo del legno locale: un modello che coinvolga direttamente nelle società di gestione i fornitori di tecnologia. Partenariato, quindi. «Perché il nostro obiettivo – sottolinea Lido Riba – non è l’energia per l’energia e neppure le biomasse per le biomasse. Il grande progetto della montagna è organizzare un proprio sviluppo, creare un nuovo tessuto economico che generi benessere e fermi lo spopolamento. Ecco perché abbiamo lavorato con la Regione Piemonte alla legge forestale e crediamo sia indispensabile per le Agenzie delle Terre Alte».
«Ma evidentemente, a Grillo e al WWF tutto questo non interessa – fa notare Lido Riba - Non si vuole che i montanari, oltre a fornire quasi tutto l’assorbimento dell’inquinamento delle città, possano anche ricavare dalle loro foreste uno spazio di occupazione di lavoro e di reddito. Si vuole costringerli a emigrare in continuazione con le politiche degli anni Cinquanta, cercando di manipolarne contro di loro le sensibilità ambientalistiche. In sostanza si tratta di un ennesimo, spero involontario, atto di sostegno all’uso delle energie fossili, contro l’impiego delle risorse rinnovabili di regimi forestali, di cui abbiamo fermamente bisogno in Piemonte e in tutte le Alpi».
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