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Padre Gianfranco Lovera di Saluzzo dall'ospedale dei Camilliani ad Haiti: "Situazione drammatica" Salvo anche padre Massimo Miraglio di Borgo
MISSIONARI PIEMONTESI IN PRIMA LINEA NELLA TRAGEDIA DEL TERREMOTO. "UN PAESE POVERISSIMO, C'E' BISOGNO DI TUTTO, SI E' ALLA DISPERAZIONE"

Tre missionari piemontesi Crescenzo Mazzella, Gianfranco Lovera e Massimo Miraglio, appartenenti all'ordine dei Padri Camilliani, hanno testimoniato in prima persona la tragedia del terremoto di Haiti, che conta già centinaia di migliaia di vittime.

Padre Lovera è il direttore dell'ospedale pediatrico "Saint Camille" di Port Au Prince, che in queste ore è stato letteralmente assediato da genitori che chiedono di salvare i loro bambini. "La situazione è drammatica - ha riferito padre Lovera, sacerdote originario di Saluzzo, che dirige la struttura -. Il terremoto è stato tremendo. L'ospedale, che pure era stato costruito secondo regole antisismiche, ha subito gravi danni, non tali, comunque, da bloccare l'attività dei nostri medici e delle nostre suore. Ci sono decine di bambini da curare nelle camere che usiamo per le visite e per le degenze. Noi potremmo ospitare al massimo 100 pazienti, ma stasera ne terremo con noi almeno 300-400. In questo momento abbiamo bisogno di tutto. Non dimentichiamo che Haiti era un paese poverissimo già prima del terremoto. Ora siamo alla disperazione".

 

Aggiunge padre Lovera: “La forza del terremoto ha divelto le mura; letti, armadi, perfino la poltrona del dentista sono stati scaraventati fuori dell'edificio dal sisma. In città tutto è distrutto, raso al suolo, accartocciato. Non si sa quanti siano i sopravvissuti, è una ecatombe. Non c'è cibo, non c'è acqua ed è una vera e propria tragedia”.

 

La missione dei Camilliani a Port au Prince dispone di un ospedale, di un centro nutrizionale e di un centro per bambini handicappati da 0 a 18 anni.

 

I Padri Camilliani sono ad Haiti dal1995 e hanno aperto due missioni, nella periferia di Port au Prince, in una delle zone più degradate della città, e a Jeremy, dove la Comunità è guidata dai padri Crescenzo Mazzella e Massimo Miraglio, quest'ultimo originario di Borgo San Dalmazzo. I due religiosi stanno bene, non hanno subito danni rilevanti nella loro missione e ora cercano di portare aiuto alle tante persone ferite, che nel terremoto hanno perso tutto.

 

Intanto circa 60 dei 190 italiani tra coloro che vivono stabilmente nell'isola e quelli presenti per lavoro o turismo sono in salvo, mentre si cerca di mettersi in contatto con gli altri, dicono alla Farnesina, la cui Unità di crisi sta verificando anche la notizia della morte di un connazionale. “Non è detto che tutti e 190 si trovino fisicamente ad Haiti” chiarisce il responsabile dell'Unità di crisi, Fabrizio Romano. Dodici tecnici di una ditta romana in un cantiere a nord di Haiti, alcuni religiosi e il console onorario Giovanni de Matteis sono stati contattati e sono incolumi. “Ci sono grosse difficoltà di raccolta di informazioni”, spiega Ludovico Camussi, dell'unità di crisi della Farnesina.

 

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