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Langhe e Roero Patrimonio Unesco, ma c'è ancora chi abusa di questo magico territorio

ALBA

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BRUNO MURIALDO - Personalmente non ho mai creduto all’Unesco come organizzazione per l’educazione, la scienza e la cultura, da sempre la magnificenza appartiene all'intelligenza di un intero popolo, non alle abbreviazioni. Un popolo che conosce il valore del paesaggio e delle sua architettura è un popolo sano e trasparente, un popolo saggio che sa arricchirsi di passato.

Se ci guardiamo attorno, ovunque ci giriamo sulle nostre Langhe vediamo tuttora boschi falciati per egoismo e capannoni inutili. Vediamo manifestazioni che nulla hanno a che fare con la cultura del luogo, vuoti a perdere nel deserto delle operazioni commerciali. Queste cose osiamo chiamarle modernità e progresso?

Davanti a questo "macigno", sembra surreale pronunciare la parola "Patrimonio dell’umanità". La bellezza non ha bisogno di un contrassegno, ma di rispetto; ha bisogno di cultura, di memoria e di generosità. Se veramente amassimo il nostro territorio dovremmo dimenticare le etichette, dimostrare di avere rispetto per la nostra storia e per quei contadini che hanno sudato sulle terrazze dell’Alta Langa o sulle alture delle Bassa.

Oggi, per molti versi, siamo peggiorati, abbiamo venduto l’anima al denaro fingendo di amare la terra, nella realtà l’abbiamo dissanguata come non mai, tra cemento e boschi diradati, per far posto alla monocultura.

Del patrimonio culturale e storico non rimane molto, e forse tra qualche anno anche cantine e vigneti diventeranno proprietà di americani o cinesi che non conoscono la loro storia...

Bruno Murialdo

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