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L'Unione Europea nata per evitare nuove guerre paga gli egoismi nazionali

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PIERCARLO BARALE - Dal Manifesto di Ventotene al Trattato di Roma, con la realizzazione del sogno dei Padri fondatori dell'Europa, fino alle prese di distanza - con un distinguo - dell'Inghilterra con la Brexit, dei Paesi dell'Est ed ora della Catalogna. Ora l'Unione "sta sciogliendo", come le banchise polari sotto i colpi dell'aumento del calore dell'atmosfera e degli oceani, provocato dall'inquinamento globale.

L'Europa era stata fortemente voluta dopo le due guerre mondiali, l'orrore delle trincee, dei gas asfissianti, delle bombe al fosforo, del delirio di onnipotenza di Hitler, Stalin e Mussolini. La seconda è stata generata dalle conseguenze della prima. Quando ancora i cannoni tuonavano e le atomiche americane, che avrebbero annientato le irriducibili resistenze del Giappone non erano state sganciate, alcuni uomini di buon senso, grande generosità e cultura, imprigionati dal regime del Benito nazionale, avevano concepito l'Unione Europea come antidoto ai nazionalismi ed alle follie dei dittatori.

Ma l'Europa globale, sostitutiva degli Stati nazionali o almeno federativa, con esercito ed economia unici - non la sola moneta - non è decollata. Questa incompiutezza ha reso facile criticarne i limiti, scaricando le incapacità nazionali di governo sull'Europa matrigna, descritta come governata dagli interessi dei banchieri e con egemonia germanica. Per contro, i Paesi più forti economicamente e con maggiore capacità di governo, hanno visto quelli del sud - Italia, Spagna e Grecia - come zavorra - non collaborativa e priva di affidamento per la irriducibile tendenza a spendere più di quanto consentito dalle economie nazionali.

I Paesi dell'Est, dopo essersi abbondantemente avvantaggiati e foraggiati dall'ingresso in Europa, consumando, anzichè investendo, le grandi quantità di euro ricevuti per l'assestamento delle loro economie, si dimostrano ora egoisti e non disponibili alla solidarietà. In particolare, minacciando di costruire muri - in qualche caso realizzati - non intendono accogliere l'esiguo numero di migranti loro assegnati aventi diritto - come profughi - ad essere accolti ed integrati, ed anche i minori non accompagnati, aventi diritto all'accoglienza, educazione ed integrazione nel territorio europeo.

Spira, in tutta l'Unione, una tendenza all'isolamento dei singoli paesi. Per quanto riguarda l'ingresso anche dei cittadini comunitari; per il mantenimento di uno "status quo" frutto di norme nazionali in netto contrasto con quelle comunitarie; per l'indispensabilità a contribuire alle spese comuni, non solo destinate alla gestione del fenomeno epocale delle migrazioni. La Catalogna vuole staccarsi dalla Spagna, provocando l'uscita automatica dall'Unione. Pare non se ne sia posta l'ipotesi, confidando nel successo della disputa con Madrid. Anche la Brexit sembra essere stata affrontata e decisa con leggerezza e molta improvvisazione. Dall'Est non si intende uscire dall'Europa, ma restarvi saldamente, anzitutto per il fondato timore delle minacce di Putin, che non debbono essere sottovalutate, visto quanto è successo in Crimea e Ucraina. Inoltre, intendono prendere dall'Unione - a proprio vantaggio - quanto occorre per migliorare le economie, senza però restituire in collaborazione per la questione immigrazione ed accoglienza.

Comodo partecipare all'Unione a senso unico - per il proprio vantaggio - chiudendosi con muri, reti metalliche, controlli stringenti su strade e ferrovie, respingimenti a prescindere. Anche da noi stanno prevalendo visioni egoistiche della partecipazione all'Europa. Anzi, si estendono - questi principi - alle singole regioni, naturalmente le più ricche ed organizzate. Non si vorrebbe continuare ad inviare quattrini a Roma "ladrona" e troppo sprecona, a Napoli con i problemi di inquinamento, camorra e delinquenza comune, alla Calabria, dove la 'Ndrangheta regna sovrana, condizionando lo svolgimento delle attività economiche, alla Sicilia, dove la corruzione e lo spreco di pubbliche risorse è infinito ed illimitato, eredità dell'epoca borbonica, con la mafia che appare e si occulta, uccide e minaccia. Ovunque è presente.

Con amministrazioni condizionate, un'Assemblea dai costi proibitivi e dall'inefficienza proverbiale. L'invio costante di denaro pubblico a fondo perduto, che finisce di ingrassare l'Onorata Società e moltissimi corruttori e corrotti, risale all'epoca della Cassa per il Mezzogiorno, che è stata più volte riproposta da aspiranti amministratori nazionali o regionali. Assisteremo fra poco alle elezioni dell'Assemblea Regionale, il Parlamentino Siciliano, con tanti deputati riccamente retribuiti, per amministrare un ente vocato al fallimento. E' gravato da debiti che mai saranno onorati - salve ulteriori elargizioni statali. Si voleva anche sanare il disastro edilizio in atto, con incoscienti proposte di partiti che, in sede nazionale, sostengono la demolizione. Di questo passo, ritorneremo ai Comuni-Stato, come al tempo di Dante, con il Podestà in carica per un anno, proveniente da altro Comune, destinato a tornare a casa dopo l'incarico. Con minaccia di sequestro dei beni se si sarà arricchito con la carica. Pare funzionasse bene, ma c'erano continue guerre tra Comuni.

Piercarlo Barale

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