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In fiamme i rifiuti da smaltire: senza una nuova legge l'Italia sempre più "terra dei fuochi"

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PIERCARLO BARALE - E' il quinto rogo negli ultimi cinque mesi. Uno al mese sotto il profilo statistico. Il primo risale al 26 maggio, a Pavia. Seguono, tutti e tre in luglio, Senago il 7, Bruzzano il 24 ed Arese il 26. Quello ancora in atto è avvenuto a Mortara, con il sospetto che vi sia stata emissione di diossina. Tutti in Lombardia e tutti a seguito di incredibili accumuli di rifiuti speciali, che avrebbero dovuto essere smaltiti, ma così non è avvenuto. Lo smaltimento viene effettuato dalle fiamme, senza che siano identificati i responsabili. Ci si accontenta così di prenderne atto, come se si trattasse di un terremoto, di una inondazione o della caduta di un fulmine. E' da cinquant'anni, cioè da quando la nostra civiltà - si fa per dire - è diventata quella dei rifiuti, dello spreco e dell'inquinamento.

Vanno a fuoco le discariche abusive e autorizzate, ed i depositi di materiali - anche amianto - da riciclare o smaltire. Nella Campania la camorra ha sotterrato una quantità incredibile di rifiuti di ogni genere, provenienti prevalentemente dalla Lombardia, che avrebbero dovuto essere smaltiti o riciclati. Sono finiti sottoterra, talvolta anche all'insaputa dei proprietari dei terreni. Con perfetta sintonia tra trasportatori ed esecutori in loco, gli scavatori provvedevano a creare buche da ospitare tonnellate di rifiuti speciali, ribaltati da autocarri in attesa.

Pochi anni dopo l'inizio delle operazioni, il sito era ripristinato. Pare che le osservazioni aeree disposte dalle autorità preposte al controllo ambientale, anche con l'uso di visori ad infrarosso, per le relative documentazioni fotografiche, abbiano rilevato le aree inquinate. Forse per non creare eccessivo allarme e non danneggiare le pregiate produzioni agricole e zootecniche, ivi comprese le famose mozzarelle, la rilevanza dei depositi illegali potrebbe essere stata attenuata. E' emerso, anche dai risultati degli scavi effettuati, che in molti casi le operazioni illecite sono risalenti nel tempo. In altri, invece, scavi e depositi sono di poco tempo fa.

La vastità delle aree campane, che richiederebbero una costosissima bonifica, con l'asportazione totale ed il successivo smaltimento dei rifiuti interessati, è conosciuta. Sono però sempre sfuggiti i responsabili, ai quali, in base alla vigente normativa sull'inquinamento ambientale - chi inquina paga - dovrebbero anzitutto essere applicate le pene di legge e poi i costi dell'operazione. L'inquinamento delle falde acquifere, dalle quali viene derivata l'acqua potabile è così irreversibile, in quanto non vengono eliminate le fonti, costituite dalle enormi quantità di rifiuti interessati.

In Lombardia i roghi sono diventati gli effettivi sostituti della Camorra, in quanto appare più semplice che ci siano incendi, anzichè accordarsi con la Camorra per il trasferimento ed interramento dei rifiuti, attraversando con autocarri mezza Italia. Tale operazione poteva essere effettuata con successo e senza troppi rischi, fino ad una decina di anni orsono. Ora appare rischiosa, sia per il trasporto che per l'interramento, oppure il deposito illegale in superficie, magari sui campi di qualche agricoltore ignaro.

Ovunque, nel nostro Belpaese, i roghi sono stati utilizzati per smaltire i rifiuti stoccati con le autorizzazioni provinciali. Sono però mancati i controlli, le sanzioni, le garanzie da prestare in ogni caso di mancato rispetto delle prescrizioni dell'autorizzazione. Società improvvisate, senza consistenza di capitale sociale, utilizzando capannoni fatiscenti o terreni privi di idoneità e di garanzie antincendio, hanno gestito i rifiuti speciali. E' stato un susseguirsi di incendi, quasi sempre qualificati non dolosi, con scarsa o nessuna conseguenza per i responsabili del deposito.

Nell'ultimo caso - quello di Mortara di qualche giorno fa - erano stati accatastati enormi quantità di rifiuti speciali, a poca distanza tra di loro. Pare si sia sviluppata la micidiale diossina, che costituisce inquinamento dannosissimo per l'uomo e gli animali, contamina i campi, gli orti, i frutteti ed impedisce i movimenti delle persone all'aperto. Una vasta zona tra Novara e Pavia è diventata una nuova Seveso - che era pure in Lombardia - con colonne altissime di fumo dall'aspetto terrificante - chi si intende di inquinamento spiega che, dal momento che è stato accertato che, nel deposito, vi erano materiali plastici, pvc e polveri, è quasi certo che si sia sviluppata diossina. Per la popolazione è una situazione assai dura e gravissima.

Forse sarà la volta buona - elezioni permettendo - che i nostri mille parlamentari dedichino qualche ora del loro - preziosamente pagato - tempo, per elaborare una normativa sullo stoccaggio e smaltimento rifiuti che sia all'altezza della situazione attuale. Non si deve stoccare senza strettissimi limiti, di giorni. Occorre smaltire effettivamente, con controlli adeguati di tempi e luoghi, strutture. Altrimenti succede che qualche titolare effettivo delle strutture che vanno sempre a fuoco, anzichè in galera, andrà a Panama a depositare i quattrini.

Piercarlo Barale

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