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Sui banchi della fiera "Aj a Caraj" si preannuncia il ritorno del tomino perduto

CUNEO

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LUCIO ALCIATI - Ho vissuto la prima infanzia negli Anni '60, inizio Anni ’70, in uno storico bar di Caraglio, in provincia di Cuneo. Anzi in origine era una trattoria chiamata Croce Bianca, poi in quegli anni, per la locazione un poco affossata di una sua saletta, molto frequentata dalla gioventù caragliese, venne dagli stessi soprannominata "La Tampa" (la fossa). Denominazione che mantiene tutt’oggi un pimpante locale vicino. La sala superiore, a livello stradale, era invece frequentata, per la maggior parte, da uomini già un pochino più maturi, accompagnati dall’inseparabile quartino di vino.

La vita scorreva con i suoi ritmi lenti, il mercato era molto florido perché la valle era ancora ben popolata: la contrattazione delle castagne avveniva sotto il pelerin e il mercato della verdura (fagioli e peperoni) si svolgeva in piazza San Paolo, dove vi era anche la vivace la Società Operaia. Questa memorabile società era luogo di svago per buona parte dei paesani: lì si poteva mangiare, bere, giocare a carte o a bocce, discutere di fatti e misfatti e della politica, specialmente locale.

In quegli anni, proprio in questo locale, ma anche presso il nostro bar, un simpatico e arguto avventore caragliese di nome Edoardo “Nardo” (non è un nome inventato) narrava ed esaltava le qualità e la peculiare bontà di un tomino da lui prodotto tutte le mattine, per colazione. La procedura di produzione, semplice ma rigorosa tanto che potrebbe benissimo essere considerata un vero disciplinare, esaltava il gusto del latte rendendolo particolarmente amabile.

Le sue origini non sono note e, per quel che ne so, non ha eguali in altre zone. E’ simile al Reblec valdostano, ma con criteri di realizzazione singolari, per tempi e tecnica. E questi modi ne fanno buona differenza per sapore e consistenza. In quel periodo in molti, specialmente massaie, producevano quel tipo di tomino, anche sotto forma di piccole tome. Poi le piccole stalle paesane, dove era possibile comprare direttamente anche solo pochi litri di fresco latte, scomparvero, e con essi scomparve anche l’abitudine di fare quei tomini o la toma casalinga.

Ma la ricerca, certe volte la casualità e specialmente l’affiorare spontaneo del ricordo nella mente degli ormai pochi veterani nella narrazione della loro vita passata, porta sempre i suoi frutti. E così è stato anche per il tomino di Caraglio. Ora, in occasione della nota fiera tipica "Aj a Caraj" del 18 novembre prossimo (LEGGI QUI), grazie alla disponibilità di Marco Odetti, bravo e preciso casaro, titolare dell'azienda agricola Il Sogno di Borgo San Giuseppe di Cuneo, verranno proposti i suddetti tomini fatti con la storica ricetta caragliese di Nardo. Giudicate voi.

Lucio Alciati

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