Meteo Radio Stereo 5 Euroregion Facebook Twitter Youtube Linkedin

Quei luoghi della memoria in Granda a noi "invisibili" dove risiede il valore della vita

MONDOVì

  • Foto
  • Foto
  • Foto
  • Foto
Condividi FB

L’occasione viene dalle giornate rituali di commemorazione del 25 aprile. La medaglia d’oro ricevuta dalla Granda dice tutto del suo contributo alla libertà di questo “Bel Paese”. Ma la storia, si sa, non insegna nulla all’unico animale del pianeta dotato d’istinto d’uccidere non per la sopravvivenza. Così accade che i classici monumenti ai caduti nelle città siano "invisibili" agli affannati cittadini, presi a godersi, a loro modo, questa conquistata libertà, senza sapere bene quanto vale e chi gliel’ha regalata.

Esistono però luoghi della memoria che richiedono di andare a scoprirli per meravigliarci così di un’altra “dimensione” della storia, niente affatto noiosa, come purtroppo le accademie e le scuole ci hanno costretto a pensare. Poco conosciuti, poco pubblicizzati, sono solo per "eletti"!

Il recente sviluppo dell’outdoor dei turisti foresti li ha fatti conoscere più a quelli di fuori che ai “bugianen” indigeni. Poco importa! Come in val Maira, nelle Langhe, in tutte le valli italiane, sono gli “stranieri” che vedono quello che noi non vediamo. Solo dopo capiamo e ci appropriamo delle iniziative. Meglio tardi che mai.

Fuori dai consueti percorsi cittadini, questi "luoghi della memoria outdoor" offrono l’occasione di un incontro sul territorio: con la natura, con la storia e con i sapori. In occasione del 25 aprile, ne proponiamo quattro, tra Langa Meridionale e Alpi Marittime, ma ce ne sono molti altri, testimoni di tutte le “guerre”, di tutte le storie che hanno invaso le nostre valli.

Ora tocca a loro, e a noi, far da testimoni di un modo più intelligente di vivere: più da "animali" e meno da uomini, visti i risultati ancora deludenti dell’umanità, anche in questi giorni. Questi luoghi ognuno può viverli come vuole, ma è certo che pochi minuti di sosta, fermare i nostri 200 cavalli succhia benzina o i nostri pedali elettrici, ci faranno scoprire il valore della vita. Lentamente.

Alè, che i puruma feira!

Roberto Croci

--------------------------------

Nella prima foto il Sacrario Partigiano di San Bernardo di Bastia, collocato a 540 metri sopra il livello del mare, in una posizione a dir poco mozzafiato, con lo sguardo che spazia su tutto il Cuneese. Vi si accede da Bastia, su una strada ben indicata, poco dopo la Cappella di San Lorenzo, altra gemma poco conosciuta del Monregalese. Con i “giacimenti” golosi della vicina Clavesana è una meta da veri intenditori.

Nella seconda foto vediamo, invece, la Cappella Alpina che si trova giusto sul confine amministrativo di Lisio (in Val Mongia) e di Monasterolo Casotto (in Val Casotto), sulla Via dell’Olio, uno dei rami delle Vie del Sale (Roa Marenca). In realtà, a questi 32 giovani sacrificati nella Grande Guerra non erano questi i confini che interessavano, e che invece dividono ancora Pro Loco e Unioni (ironia) dei Comuni. Si raggiunge da Lisio, o da Madonna della Neve di San Gree di Viola, nell’incrocio di campagna delle “Quattro Vie”. Ben indicata, su sterrato, a piedi o in bike, offre una pace e una Natura a strapiombo incantevole, in ogni stagione: commovente in tutti i sensi.

Le vetture sfrecciano veloci e incuranti sulla Sp126, tra Rocca Cigliè e Clavesana, in località Le Surie. E il nome (soleggiato) dice tutto di queste colline di Langa, non lontano dallo stesso Sacrario di San Bernardo di Bastia. Eppure è quasi sconosciuto questo curioso Percorso di Ritirata della Divisione Cuneese in Russia (terza foto), nel gennaio 1943, dove perirono 13.000 nostri poveri italiani, traditi da altri italiani inefficaci. Commovente percorrere le tappe delle città russe, in una simulazione, per una volta, ben fatta. Di ben altro tenore i percorsi locali, che anche nel freddo inverno, regalano panorami sorprendenti, a zonzo tra i Sapori di Langa.

E’ la mattina del 14 gennaio 1944 al Pellone (E-Plun, qui si parla il Kiè), alla cappella S.Marco (quarta foto), che oggi divide le due corsie della SP237, dopo Miroglio di Frabosa Soprana, verso Prato Nevoso, al chilometro 4,8, che avviene un vigliacco massacro da parte dei fascisti con tanto di delatori, contro 12 giovani, praticamente disarmati, che facevano staffetta tra Turra e Prea per la “spesa” dei giovani della Resistenza. L’interno policromo è splendido e antico, restaurato da Catto nel 1998, visitabile con l’Associazione San Biagio B.Vergine di Miroglio (347-4890343), o in occasione del 25 aprile. Una sosta qui vi farà scoprire il fascino dei borghi di montagna abbandonati, che però rivivono nel bel Eco Museo della Montagna e, a tavola, nelle Locande di Miroglio. 

Foto di Roberto Croci

VIDEO

COPYRIGHT 2016 WEB & TECH SOLUTIONS