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"Dare la cittadinanza a chi nasce e studia in Italia è un nostro dovere"

CUNEO

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PIERCARLO BARALE - I politici - non tutti, ma molti - giocano con i sentimenti, le aspettative e le speranze di 800 mila bambini e ragazzi, figli di genitori stranieri nati in Italia o giunti in tenera età. Frequentate le nostre scuole, imparata la lingua, conosciute le nostre leggi nelle lezioni di educazione civica, si attendono di diventare cittadini di quella che è la loro unica patria. Ho avuto - ed ho oggi- la possibilità di verificare che questa è la situazione, non solo nelle grandi città, dove l'immigrazione, negli ultimi vent'anni è stata costante.

Anche nella provincia di Cuneo e nei piccoli centri, i ragazzi immigrati in cerca di una nuova vita, portati dai genitori oppure nati da noi, convivono senza alcun problema con i nostri figli e nipoti. Se ne sono accorti da tempo gli insegnanti, che hanno saputo impostare le attività didattiche ed educative in modo da favorire la convivenza e facilitare l'integrazione.

Nelle nostre scuole - non conosco la realtà delle grandi città, dove vi sono altri problemi, comprese le interferenze, in alcuna zone di camorra e mafia, di genitori a difesa delle malefatte dei loro pargoletti - non ho avuto notizia di problemi di insofferenza nei confronti degli immigrati ed in particolare di questa loro aspirazione alla cittadinanza.

Si verifica ora - in occasione dell'approvazione della nuova normativa elettorale - un effetto perverso ed un poco imprevisto, sulla ormai ritenuta scontata approvazione, da parte del Senato, della legge denominata "jus soli, jus culturae", già approvata dalla Camera.

Da parte di alcuni partiti - equivocando volutamente con il problema della immigrazione - si vuole differirne l'approvazione. Dietro una malcelata vigliaccheria - perchè non osano dichiararlo direttamente - taluni affermano che la legge è giusta, ma il momento è sbagliato. Altri, con vigliaccheria più raffinata, affermano che sono pronti ad approvarla, ma non ora, con il rischio di provocarne la bocciatura perchè "mancano i numeri in Senato". Altri ancora, garantiscono la loro scontata approvazione, ma nella prossima legislatura.

Ci sono poi quelli che affermano che sono pronti ad approvarla, ma soltanto con qualche "modesta" modifica. E' di comune conoscenza che, se il Senato modificherà il testo già approvato dalla Camera, dovrà ritornare alla Camera per quel che è denominato "doppia approvazione conforme".

Il partito di maggioranza, che non è in grado, in Senato, di garantirne l'approvazione, nicchia, ridotto ad un numero più modesto - in Senato - dopo le ultime defezioni. Alla Camera, grazie al premio di maggioranza conseguito nelle ultime elezioni politiche, non aveva avuto esitazioni. Il problema sul tappeto non è trascurabile o marginale.

Si tratta di far acquistare la cittadinanza ad un notevole numero di bambini e ragazzi, secondo uno schema che prevede il controllo di requisiti e la garanzia di equipararli ai nostri ragazzi. Sono loro amici e compagni di scuola, di giochi, di abitudini, di lingua, di sport, di attività ludiche ed artistiche; spesso sono dediti al volontariato ed anche al servizio civile.

Non è logico non mettere fine ad una situazione profondamente ingiusta, che stona, anche sotto il profilo del dettato costituzionale. Per molti parlamentari pare più importante baloccarsi con i collegi unici e plurimi, con le percentuali di sbarramento, stringendo e sciogliendo alleanze. Il tutto non allo scopo di dare al Paese una legge elettorale, che garantisca la governabilità e la rappresentatività. Si cerca il vantaggio del proprio partito o gruppo politico, si mira soprattutto alla propria personale rielezione. Ci si lega ai capi-partito, per essere "messi in lista" nei primi posti, dove si viene eletti senza fatica, quasi automaticamente.

La legge sullo "jus culturae" appare un fastidio da rimuovere, poichè non fa parte del gioco. Anzi - si dice - chi intendesse approvarla, rischierebbe di fare un favore a Salvini, ingrossando così le fila dei suoi sostenitori. Anche se lo "jus culturae" nulla ha a che vedere con i barconi stracolmi di immigrati irregolari - con l'eccezione di qualche profugo avente diritto - viene strumentalmente proposto, da taluni, come una facilitazione all'immigrazione clandestina. Nulla di più errato, perchè i ragazzi nati o vissuti nel nostro Paese sono una realtà, una ricchezza, una parte ormai consolidata della nostra società, anche se non sono figli di Italiani.

Negare questa realtà, per uno strumentale gioco politico e per i propri interessi politici o di partito o di corrente o di gruppo, è pura vigliaccheria: nel senso di non avere il coraggio di affrontare e risolvere la situazione secondo il diritto, e nell'interesse del Paese. E' l'esatto opposto di ciò che ogni parlamentare è stato chiamato a fare. Amministrare, per il bene comune, non per il proprio tornaconto o quello del partito. Si deve agire per il dovere accettato con l'elezione. Non per essere rieletto.

Piercarlo Barale

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