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I conti senza l'oste: con 2300 miliardi di debito pubblico non si possono fare promesse credibili

CUNEO

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PIERCARLO BARALE - Dopo la fase delle promesse incoscienti, da parte di quasi tutti i partiti e movimenti - non il Pd - è subentrata una più cosciente presa di contatto con la realtà. Poi è ripresa la vendita di pentole, con prezzi meno stracciati. Anzichè promettere di ridurre la massa di miliardi accumulata dall'epoca Craxi ad oggi per vivere al di sopra delle nostre possibilità, ottenendo la qualifica poco onorevole - pigs - da parte degli europei del nord, si indicano obiettivi più graditi alla pancia del Paese.

Ho sentito, nel corso di uno dei frequentissimi dibattiti televisivi, tra un sottosegretario in servizio ed un candidato parlamentare, contrastanti dichiarazioni circa l'aumento del debito pubblico - effettivo e costante in termini numerici. E' stato invece affermato che non è così, perchè il debito è diminuito negli ultimi mesi. Non in termini numerici, ma nel rapporto con il Pil. In sostanza, la maggiore produttività del sistema economico nazionale garantirebbe la riduzione - non la restituzione - dell'immenso debito, ancorchè elevato continuativamente nei numeri. Sicchè i contendenti avrebbero entrambi ragione. Anzichè limitare - restituendone parte ogni anno - il debito, continuiamo ad aumentarlo in termini numerici, così evitando di tenere un comportamento virtuoso e dovuto come debitori.

Ci consoliamo considerando che, in termini assoluti, il debito - seppur aumentato - è meno pesante se rapportato alle maggiori possibilità di restituzione. Che restano però pura teoria, se non fantasia. Nessuno ipotizza di restituire, anche se in 20 anni - in ragione di un centinaio di miliardi ogni anno - l'intero debito, continuando a pagarne gli interessi, attualmente molto bassi. Questa possibilità, offertaci dall'intervento della Bce con Draghi presidente, è stata disattesa; anzi, neppure considerata. Le maggioranze al governo hanno preferito incrementare - anzichè ridurre in termini numerici - la montagna di euro a debito. Hanno cercato e cercano di convincere l'Europa a concederci la possibilità di un ulteriore aumento, mentre neppure si parla di restituzione o di congelamento allo stato attuale.

Le promesse elettorali insensate di eliminare o modificare la legge Fornero, in contrasto con le conseguenze oggettive ed ineludibili dell'aumento della vita media, allarmano l'Europa. Così l'eliminazione o modificazione della normativa sul lavoro per proteggere i lavoratori dalle conseguenze della globalizzazione, dall'avvento dei robot e dalla decisione delle multinazionali, che delocalizzano e licenziano. La difesa dell'occupazione passa attraverso la maggiore produttività delle imprese, private e pubbliche e della pubblica amministrazione, la riduzione dell'assenteismo non solo del lunedì, la qualificazione degli addetti, l'incremento della ricerca, l'incidenza delle innovazioni.

Se in Polonia le Pande vengono prodotte con un costo di manodopera inferiore ed una produttività superiore, la Fca, ormai non più Fiat, in competizione mondiale con le concorrenti, delocalizza e produce, sempre nella Ue. Sono pure fantasie fuori dal tempo le difese con dazi doganali. Possono andar bene - un bene relativo e tutto da verificare - per l'America di Trump. Non certo per noi, Paese esportatore a manifatturiero, che si troverebbe a fronteggiare altrettanti dazi sui nostri prodotti. La globalizzazione esiste, è praticata dalla Cina, prossima a diventare il principale esportatore mondiale e dai Paesi emergenti dell'Asia.

La Germania ha consentito di utilizzare la facoltà di ridurre temporaneamente - fino a due anni - le ore lavorative da 40 a 28, per esigenze familiari e personali. Contemporaneamente ha stabilito la possibilità di straordinari secondo le esigenze aziendali e la disponibilità dei dipendenti ad incrementare il guadagno, con un maggior lavoro. Da noi sempre più spesso - nonostante controlli con videosorveglianza e condanne quasi mai accompagnate da licenziamenti - alcuni dipendenti pubblici timbrano o fanno timbrare e spariscono per qualche ora o per tutta la giornata, percependo lo stipendio. Non pochi ancora ritengono che, entrati in ruolo, abbiano già conseguito, di fatto, la pensione.

Taluni insegnanti dal sud vengono al nord a prendere servizio, per poi sparire di fatto, documentando malattie e congedi vari. Ricompaiono, per un giorno, prima delle vacanze natalizie, per sparire nuovamente, documentando di curare familiari arzilli e vegeti o la loro salute non certamente compromessa per il troppo lavoro prestato. Negli anni scorsi, quando la pensione veniva conseguita con pochi anni di servizio - o non servizio, di fatto - si poteva andare in quiescenza dopo qualche giorno - ogni anno - di effettivo servizio. La competizione globale - male profondo, ma per ora inevitabile - rende molto difficile la sopravvivenza delle aziende non produttive secondo le esigenze economiche. Le multinazionali - piaccia o meno a sindacati e organizzazioni patronali - vanno dove guadagnano. Sono loro a gestire l'economia mondiale, non gli Stati.

Piercarlo Barale

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