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Anche Cuneo con il voto 2019 deciderà se continuare con l'Europa o affossarla

CUNEO

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PIERCARLO BARALE - L'accordo raggiunto tra la cancelliera Merkel e il suo "Salvini" Seehofer - non se ne prevede una durata sicura - ha, per ora, salvato l'Europa da una crisi che ne avrebbe potuto pregiudicare l'esistenza. Il potente leader bavarese, ministro dell'Interno, populista di destra e sovranista, si è smarcato dalla politica della Cancelliera sui migranti, recependone il generale non gradimento. La Baviera teme gli immigrati, anche se i reati non sono in aumento. Il numero rilevante di stranieri sfaccendati che circola a Monaco di Baviera preoccupa soprattutto i genitori dei bimbi, abituati ad andare a scuola non accompagnati.

Il milione di profughi accolti ed integrati in gran parte dalla cancelliera nel corso della crisi siriana, con le altre migliaia di fuggiaschi dall'Africa per ragioni economiche, costituiscono un pericolo più immaginario che reale. Turbano l'ordine teutonico, le tradizioni di vita, le certezze che i residenti vorrebbero continuare a nutrire: vita tranquilla e felicità. Un rattoppo temporaneo ha evitato l'implosione dell'Ue, a conferma della scomparsa dei principi ispiratori dell'Europa come voluta dai padri fondatori, dopo le due Guerre Mondiali. Il ritorno pesante e minaccioso del populismo e del sovranismo, con Le Pen, Orban e Salvini tra i principali protagonisti, ha trovato terreno fertile anche in Germania.

L'uscita della Gran Bretagna ha reso più disunita l'Unione europea, esposta ai proclami rivolti alle pance nazionali da questi cantori dell'egoismo, minacciosi verso gli immigrati e totalmente dimentichi di quanto avevano tragicamente pesato analoghe voci nell'anteguerra. Salvini annuncia una durata trentennale del sovranismo non solo in Italia, ma nell'intera Europa. Si erge a leader europeo, unificatore del malcontento, provocato soprattutto dall'immigrazione non contrastata, dalle mancate espulsioni, e dalla permanenza incontrollata di zingari, rom, sinti, che vivono di espedienti non solo al limite del codice penale. Nel ruolo di convinti europeisti, ecco Macron proporsi come progressista e liberale, per un rinnovamento europeo contro i nazional-populisti. Leader opportunista e sciovinista, ama circondarsi di uno sfarzo coreografico di livello napoleonico, mentre alla Francia la "grandeur" è rimasta soltanto nell'immaginario rivolto al passato.

Salvini mira a far eleggere 25 deputati europei - ora sono 5 - nel 2019, per guidare, usando il leader ungherese Orban come ariete, l'Ue dal di dentro, conquistando la maggioranza o comunque diventando determinante. Si può affermare che l'Europa ha cessato di svolgere quei compiti che i fondatori avevano programmato, ma non reso effettivi. Chi è nato e vissuto dopo la seconda Guerra Mondiale e non ne ha sentite le conseguenze, difficilmente può seguire il filo conduttore dei fondatori, che hanno rattoppato, partendo dalla Ceca - Comunità europea carbone ed acciaio - il continente distrutto dalle follie di Hitler e Mussolini.

Neppure la guerra nella ex Jugoslavia, con le atrocità, i genocidi e la tante altre guerre non lontane, che abbiamo visto in diretta giornalistica e televisiva, sono servite a generare accoglienza, altruismo, generosità, condivisione. Le masse di profughi e migranti economici - questi ultimi ampiamente giustificati da fame e mancanza di prospettiva di vita - hanno provocato insofferenza, repulsione, egoismi, desiderio di rigetto. Non nel nostro giardino. Se li tengano altri. Rimandiamoli a casa. Blocchiamo con le navi la Libia - idea geniale della Meloni. Paracadutiamoli al centro dell'Africa, se hanno la pelle nera, sono senza documenti e non ne conosciamo la provenienza - idea espressa qualche anno fa dal leghista Borghezio. Già applicata ai desaparecidos argentini, buttati in mare senza paracadute dai generali al potere.

Nelle prossime elezioni europee si deciderà se continuare con l'Europa o affossarla. Pochi sono i politici alla De Gasperi. Tanti alla Salvini, Orban, Seehofer, con un notevole seguito di scontenti ed egoisti. Se saranno maggioranza, Europa addio.

Piercarlo Barale

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