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Acqua pubblica in provincia di Cuneo? Massima attenzione a come andrà a finire!

CUNEO

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GUIDO CHIESA - I latini dicevano "in cauda, venenum" (il veleno sta nella coda): è proprio alla fine di un discorso "ambiguo" durato anni che occorre temere la stoccata finale. Ed è quella che si prepara per la gestione del Servizio Idrico Integrato (Sii) in provincia di Cuneo (clicca qui per l'articolo precedente).

Le disposizioni di legge europee, recepite dalla normativa italiana - incluso il nuovo Piano d’Ambito elaborato per dare ordine agli investimenti nel Sii della provincia di Cuneo per i prossimi 30 anni - prevedono che la gestione del Sii sia affidata con una di queste 3 modalità: mediante gara aperta agli operatori privati del settore in campo europeo, ovvero mediante affidamento diretto (detto "in house") ad una società totalmente pubblica che sia in grado di dimostrare di essere in grado di reggere il servizio con vantaggio per i cittadini, ovvero mediante affidamento diretto (in house) ad una società mista pubblico-privata, a patto che il partner privato sia un operatore industriale del settore e sia stato scelto con gara ad evidenza pubblica a livello europeo.

Il programma del sindaco Borgna, nonché presidente della Provincia, non si pronuncia a favore di una di queste ipotesi, ma prospetta una quarta soluzione: formare un Consorzio che il legislatore possa accettare come gestore unico, e quindi non incorrere negli strali della legge, ma che consenta di sostituire, in qualche modo, gli operatori privati con operatori pubblici nella gestione del business locale, convenientemente riorganizzato in modo da non turbare gli equilibri esistenti.

Dal punto di vista normativo è dubbio che la proposta sia legale, ma i sostenitori della soluzione consortile confidano nella capacità dei loro avvocati di avvalorare la loro tesi. Dal punto di vista organizzativo e finanziario la soluzione spaventa gli operatori, nonché alcuni sindaci, perché è estremamente complicata e assai debole dal punto di vista finanziario. Nessuno, al momento, sembra avere idea di come superare queste difficoltà che sono tali da aprire la strada, in caso di non riuscita dell’operazione, alla soluzione di affidamento del servizio ad un operatore privato scelto con gara a livello europeo. In altre parole, l’addio all’acqua pubblica.

Il Partito Democratico, che a suo tempo aveva preso posizione a favore di una società interamente pubblica con partecipazione diretta delle Amministrazioni comunali, pur di allearsi con Borgna per le elezioni comunali, si è invece accodato alla soluzione “consortile” ed ha recentemente votato in Consiglio comunale un ordine del giorno a favore di tale soluzione. Rinnegando quindi la vocazione riformista dei suoi stessi governi e facendo rimpiangere la capacità riformatrice dei governi Dc e Psi che nazionalizzarono l’energia elettrica e istituirono il Servizio sanitario nazionale.

In questa posizione sono tuttavia in buona compagnia: i rappresentanti della lista Cuneo per i Beni Comuni si sono uniti alla maggioranza nel sostegno alla soluzione “consortile”. Una posizione, questa, del tutto incomprensibile poiché la soluzione “consortile” è quanto di più distante possibile dai principi da loro sbandierati di partecipazione e controllo popolare sulla gestione dei servizi pubblici.

Un gestione affidata a membri di Consigli di amministrazione che a loro volta eleggono i membri di un Consiglio di amministrazione di livello superiore?

Nessuna chiarezza sulle tariffe, nessuna trasparenza sulla priorità degli investimenti trattati a livelli totalmente al di fuori del controllo dei sindaci democraticamente eletti, ma lasciati alle trattative di persone nominate?

Proventi dalle tariffe destinate unicamente ad arricchire banche che di fronte ad operatori deboli non fanno altro che alzare i tassi d’interesse?

Questi i principali interrogativi e le preoccupazioni che ne derivano.

In conclusione: questo è quanto offrono le larghe, o larghissime intese e i loro protagonisti. Questo è quanto ci si può aspettare anche a livello nazionale. Per nostra fortuna però spetta ai cittadini l’ultima parola: il 4 di marzo.

Guido Chiesa

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