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70 anni di Costituzione: sarebbe quasi ora che la si cominciasse ad ascoltare

CUNEO

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MARIO ROSSO - Cadono i settant’anni della Costituzione e non se ne parla molto, quantomeno non se ne parla quanto si dovrebbe. Eppure è alla nostra Costituzione e ad altre simili Costituzioni europee nate dopo la seconda Guerra Mondiale che dobbiamo tutte le cose buone nate dopo l’immane follia dell’ultima guerra e dei fascismi.

Già quando ero piccolo (sono nato nello stesso anno della Costituzione) se ne parlava poco, quasi fosse una cosa scontata, ma tale non è. Si parla molto di Resistenza e Liberazione dal nazifascismo. E’ giusto parlarne, perché sono stati il riscatto dalla depravazione in cui il nostro Paese era caduto. La Costituzione, però, è stata qualcosa di più, una vera e propria rivoluzione, un passo avanti verso l’affermazione di principi fondamentali fino ad allora non riconosciuti o scarsamente riconosciuti.

E’ stato il trionfo dell’uguaglianza nel solidarismo, un passo avanti concreto verso lo sviluppo di una società migliore, non più fondata su mere affermazioni di libertà e uguaglianza, ma sulla ricerca della libertà e dell’uguaglianza sostanziali. La follia della guerra fece comprendere ai padri costituenti che non basta dire che siamo liberi e uguali, ma bisogna lavorare e combattere sempre per esserlo davvero. E la chiave sta in due principi fondamentali fra loro strettamente connessi: il solidarismo e la regolamentazione delle libertà economiche.

Il solidarismo non va confuso con la solidarietà, che è lasciata al buon cuore dei singoli. E’ un modo nuovo di pensare la società che supera le vecchie ideologie e si traduce nell’insieme di norme contenute nella "Parte Prima" della Costituzione che fissano l’impegno solenne dello Stato a rimuovere le cause delle disuguaglianze e a realizzare una società realmente solidale, con uguali condizioni di partenza (sanità, istruzione, reale parità di diritti ecc.) e con un’economia aiutata a correggere le proprie storture e finalizzata al bene di tutti. La regolamentazione della libertà economica ne è, infatti, il presupposto inderogabile ed è l’unico modo per impedire che questa libertà, fra tutte la più potente, da stimolo di progresso e crescita diventi abuso, causa di sfruttamento di pochi esseri umani su tutti gli altri e prima causa delle guerre.

Settant’anni fa i padri costituenti hanno indicato la strada giusta e rivoluzionaria per la costruzione di quella che oggi papa Francesco chiama “Economia sociale” e i due principi sopra ricordati, applicati sistematicamente dai Paesi dell’Europa Occidentale, sono stati il motore di quelli che tutti ormai chiamano i “trenta gloriosi anni” del secondo dopoguerra, anni di benessere esteso a un numero sempre più grande di cittadini, di crescita culturale ed economica. Poi il percorso virtuoso si è inceppato.

I due su ricordati principi sono stati violati a partire da metà degli anni Settanta del Novecento e in modo via via più sistematico con l’avvento della globalizzazione. Perché? Perché la globalizzazione (che di per sé non sarebbe né giusta né ingiusta) è stata accompagnata dal trionfo del liberismo sfrenato che ha svincolato le libertà economiche da ogni controllo. Il tal modo, queste libertà da libertà son diventate abuso e il sottosistema economico-finanziario ha prevalso sulla politica rendendo Stati e Governi impotenti nei confronti del potere economico. La benefica rivoluzione si è fermata, sono tornati a prevalere gli egoismi e la sete di arricchimento di pochi in danno di tutti. E siamo tornati indietro.

Mentre noi ci impoveriamo, mentre lo Stato sociale va in pezzi, i paperoni del mondo nel 2017 hanno aumentato le loro ricchezze del 23%. In un solo anno (e stiamo parlando di migliaia di miliardi). Più che mai quindi dobbiamo (dobbiamo, se non vogliamo precipitare) riaffermare i principi della Prima Parte della nostra Costituzione (da non confondere con la Seconda Parte, che fu frutto di compromessi ed è riformabile) e riprendere il cammino da essi tracciato. Dobbiamo essere orgogliosi della nostra Costituzione che contiene a chiare lettere l’affermazione dei principi del solidarismo su ricordati e che è forse, in questo, la migliore e la più chiara del mondo. Dobbiamo anche convincere il resto d’Europa che quella è la strada da seguire.

Come ha ricordato papa Francesco, “sul mondo soffiano venti di guerra e un modello di sviluppo ormai superato continua a produrre degrado umano, sociale e ambientale”. Non c’è che un modo per uscirne; come dice Bauman, è un compito arduo, ma “possiamo scegliere se prenderci per mano o finire in una fossa comune” o, come disse Einaudi a proposito di Europa unita, esistere uniti o scomparire.

Il modo per uscire da questa spirale perversa ce lo insegna la Prima Parte della nostra Costituzione. Non solo essa va onorata, ma dobbiamo lottare per tornare ad applicarla e, visto che ricorrono i suoi settant’anni, sarebbe ora che si ricominciasse a studiarla e a diffonderne gli altissimi e rivoluzionari principi.

Mario Rosso

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